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14/10/2026 ore 15.00
Ambiente

Area Grecanica, strade che si sgretolano e paesi sempre più lontani: «Così rischiamo di perderli»

La voragine sulla SP23 racconta una storia che comincia molto prima dell’ultimo nubifragio. Pierpaolo Zavettieri, sindaco di Roghudi e consigliere metropolitano, denuncia decenni di interventi insufficienti e richiama la storia del suo paese, abbandonato proprio dopo le alluvioni del secolo scorso. Oggi il timore è che altri centri montani possano conoscere lo stesso destino, lentamente, una strada interrotta alla volta

di Silvio Cacciatore

Una voragine che inghiotte un'automobile, collegamenti interrotti e strade trasformate in corsi d'acqua. Il nubifragio che ha colpito l'Area Grecanica ha riportato alla luce problemi che si trascinano da decenni, lungo una rete viaria sulla quale gli interventi di manutenzione ordinaria sono diventati sempre più sporadici. E mentre si cerca di ripristinare la circolazione, torna una domanda che riguarda il futuro stesso dei piccoli centri dell'entroterra: quanto ancora potranno resistere comunità costrette a convivere con collegamenti così precari?

A sollevare la questione è Pierpaolo Zavettieri, sindaco di Roghudi e consigliere della Città Metropolitana di Reggio Calabria, che abbiamo incontrato sulla SP23, nei pressi del cedimento provocato dalle piogge del 9 e 10 ottobre. Una strada fondamentale per raggiungere i centri montani, sulla quale l'emergenza ha reso evidenti criticità già conosciute.

«La SP23 è una strada provinciale abbandonata più o meno negli ultimi trent'anni. Ci sono stati piccoli interventi in urgenza di manutenzione, ma mai un piano di rifacimento stradale con il ripristino dei canali di scolo e delle cunette, che sono il vero problema, il vero dramma di questa strada».

Il sindaco di Roghudi individua proprio nella mancata manutenzione dei sistemi di drenaggio una delle cause principali dei cedimenti. «Abbiamo il problema della strada che diventa un letto dove scorrono praticamente dei fiumi nei periodi di bombe d'acqua, che ormai sono sempre più frequenti. La concentrazione dell'acqua va a incidere negativamente dove c'è già qualche fessura».

E il rischio, avverte, riguarda anche altri punti della carreggiata: «Se non si interviene, nei prossimi anni cederanno come ha ceduto questa».

Il quadro si estende ben oltre il tratto interessato dalla voragine. «La situazione generale per l'intero comprensorio è davvero drammatica perché non si sa dove intervenire prima. Da Fossato a Palizzi, passando per Condofuri, le strade provinciali sono piene di materiale che viene dalle colline soprastanti».

I Comuni stanno cercando di fronteggiare le criticità con le risorse disponibili, anche grazie al volontariato, ma per i danni più gravi occorrono interventi di competenza metropolitana e finanziamenti adeguati.

Sul cedimento della SP23, Zavettieri riconosce la tempestività della risposta istituzionale. Il settore Viabilità della Città Metropolitana ha provveduto all'affidamento dell'intervento a un'impresa, dopo il sopralluogo effettuato domenica dal sindaco metropolitano Francesco Cannizzaro insieme ai tecnici.

«La velocità è stata massima, l'attenzione è stata massima», sottolinea il consigliere metropolitano, auspicando un rapido superamento della criticità. Ma avverte che gli interventi provvisori non possono rappresentare l'unica risposta.

«Speriamo ci sia un'ordinanza di Protezione Civile nazionale affinché vengano destinati fondi dal Governo», afferma Zavettieri, indicando la necessità di risorse che permettano agli enti locali di affrontare l'emergenza e realizzare opere strutturali. Senza una programmazione più ampia, il rischio è di ritrovarsi nelle stesse condizioni alla prossima perturbazione.

C'è poi un aspetto che il sindaco di Roghudi conosce attraverso la storia della propria comunità. L'antico abitato fu progressivamente abbandonato dopo le alluvioni del Novecento, quando le difficoltà nei collegamenti e la lontananza dai servizi spinsero gli abitanti verso la costa. Uno scenario che Zavettieri non considera imminente per gli altri centri montani, anche alla luce delle politiche nazionali di recupero delle aree interne. Ma la precarietà della viabilità rischia di vanificare ogni tentativo di rilancio.

«Sono luoghi che hanno necessità di essere vissuti - osserva, ricordando la qualità della vita e le potenzialità dei piccoli paesi -. Non si deve puntare a questo tipo di politica di spopolamento, ma se si lasciano così le cose, chiaramente il rischio c'è che questa cosa avvenga in automatico».