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19/01/2026 ore 11.27
Ambiente

Arriva Harry: il ciclone che accende l’allerta nazionale e mette alla prova territori, lavoro e sicurezza nelle prossime 48 ore

La macchina della Protezione Civile è in piena mobilitazione mentre i meteorologi avvertono che la fase più dura deve ancora arrivare. Sullo sfondo l’emergenza silenziosa dei pendolari, stretti tra rischio meteo e obblighi quotidiani

di Silvio Cacciatore

La Calabria jonica entra in una delle fasi meteorologiche più delicate degli ultimi anni, con un evento che ha superato rapidamente la dimensione locale per diventare caso nazionale di attenzione operativa e mediatica.

Il ciclone Harry, in azione tra oggi e le prossime ore, ha innescato una catena di allerte, analisi e interventi che raccontano l’eccezionalità della situazione: piogge persistenti, vento di burrasca, mareggiate violente e un quadro atmosferico che, secondo i meteorologi, deve ancora esprimere la parte più critica del proprio potenziale. Il segnale più evidente arriva dalla macchina della Protezione Civile, attivata su più livelli. Regioni, Prefetture e Dipartimento nazionale sono stati chiamati a un monitoraggio costante dell’evoluzione, con riunioni operative e flussi di comunicazione rafforzati per coordinare gli interventi e preparare eventuali risposte d’emergenza. Una mobilitazione che raramente si osserva per le classiche perturbazioni invernali e che restituisce la fotografia di un sistema perturbato anomalo per intensità, estensione e durata.

Dentro questo scenario si inserisce una preoccupazione concreta che attraversa la quotidianità di migliaia di persone: il pendolarismo. In diversi Comuni le scuole sono state chiuse per ragioni di sicurezza, in altri le attività restano aperte pur in presenza della stessa fascia di allerta. Il risultato è una geografia disomogenea che costringe lavoratori e studenti a muoversi lungo strade esposte a frane, allagamenti, raffiche improvvise e mareggiate costiere. Il punto critico non è la destinazione, è il percorso. Qui emerge una frattura che l’emergenza rende visibile: chi rinuncia allo spostamento per tutelare la propria incolumità rischia di perdere la giornata lavorativa o di subire conseguenze disciplinari. Una contraddizione che chiama in causa il tema delle tutele e dei protocolli in presenza di allerte certificate, soprattutto in territori fragili come la fascia ionica calabrese.

Sul fronte operativo, la Protezione Civile continua a richiamare alla responsabilità individuale come primo argine ai rischi. Evitare spostamenti non necessari, prestare attenzione alle aree costiere e ai sottopassi, mettere in sicurezza oggetti e strutture esposte al vento, allontanarsi da corsi d’acqua in piena, seguire solo le comunicazioni ufficiali. Durante le precipitazioni più intense il comportamento prudente resta l’elemento decisivo per ridurre l’impatto degli eventi estremi. Anche la fase successiva richiede attenzione, con il controllo delle abitazioni, la segnalazione di danni e la cautela nel rientrare in zone colpite da allagamenti o smottamenti. I meteorologi continuano a indicare nelle prossime ore il momento più delicato dell’intera ondata di maltempo. La combinazione tra precipitazioni persistenti, raffiche sostenute e mare agitato mantiene alto il livello di rischio lungo tutta la fascia ionica.

L’emergenza in corso racconta una verità che la Calabria conosce bene: eventi di questa portata mettono alla prova infrastrutture, organizzazione istituzionale e tenuta sociale. La differenza, oggi, la fanno la tempestività delle decisioni, la qualità dell’informazione e la capacità di ciascuno di trasformare l’allerta in comportamento responsabile. Le prossime 48 ore diranno se il sistema reggerà l’urto. In gioco non c’è solo il meteo, ci sono le sorti di un territorio fragile.