Cartisano rilancia l'allarme dopo la devastazione di "Harry": «La costa reggina è un patrimonio fragile, la prevenzione rimane l'unica via d'uscita dall'emergenza»
Il maltempo ha messo in evidenza le criticità del territorio e il presidente del circolo reggino richiama le istituzioni a superare la logica dell’emergenza e ad avviare politiche di adattamento alla crisi climatica
Il passaggio del ciclone Harry tra Sicilia e Calabria ha lasciato segni profondi lungo la costa della provincia di Reggio Calabria, riportando al centro del dibattito pubblico la vulnerabilità del territorio di fronte a eventi meteorologici sempre più intensi e frequenti. Mareggiate eccezionali, forti raffiche di vento e precipitazioni concentrate in poche ore hanno provocato erosione costiera, crolli di infrastrutture e allagamenti, in uno scenario che secondo Legambiente Reggio Calabria non può più essere letto come un’emergenza isolata.
A sottolinearlo è Daniele Cartisano, presidente del circolo reggino di Legambiente, intervenuto nei giorni successivi all’evento estremo.
«Quello che è successo in questi giorni – spiega – non è un dato statistico, ma un dato emergenziale. Negli ultimi anni i fenomeni climatici estremi sono aumentati vertiginosamente e colpiscono in maniera sempre più dura il nostro territorio».
Costa reggina e area grecanica sotto pressione
I danni più evidenti si sono registrati lungo la fascia ionica della costa reggina, con particolare riferimento all’area grecanica. A Bova Marina e Melito Porto Salvo, il mare ha raggiunto infrastrutture e sedi stradali prossime alla battigia, cancellando porzioni di spiaggia e provocando il crollo di tratti di lungomare. In diversi punti si è reso necessario interdire l’accesso alle aree più esposte e avviare interventi urgenti di messa in sicurezza.
Le immagini delle carreggiate invase dall’acqua e delle strutture divelte restituiscono la misura di una costa sempre più fragile, dove l’erosione e l’assenza di adeguate opere di protezione amplificano gli effetti degli eventi estremi.
«Sono scenari che non possono sorprenderci – osserva Cartisano – perché sappiamo che la Calabria è ormai un hotspot dei cambiamenti climatici, aggravati dal riscaldamento del Mediterraneo. Continuare a intervenire solo dopo i danni significa accettare che queste situazioni si ripetano».
Dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione
Secondo Legambiente, il problema non è solo la violenza dell’evento meteorologico, ma la mancanza di politiche strutturate di prevenzione e adattamento. «Siamo abituati a intervenire sull’emergenza – sottolinea Cartisano – ma molto meno sulla prevenzione. E questo è un limite che oggi paghiamo a caro prezzo».
Un tema che si intreccia con quello dell’erosione costiera e dell’abusivismo edilizio. «I dati che abbiamo presentato alla Regione mostrano come gli abbattimenti degli immobili abusivi siano ai minimi storici. In territori costieri già fragili, questo diventa un fattore che aumenta il rischio».
Infrastrutture fragili e scelte da rivedere
Nel ragionamento dell’associazione rientra anche una riflessione sulle infrastrutture e sulle politiche di investimento. «Da un lato vediamo strade e lungomari spazzati via da una mareggiata – afferma Cartisano – dall’altro si continua a ragionare su grandi opere senza prima affrontare la messa in sicurezza del territorio. È una contraddizione evidente».
La richiesta dello stato di emergenza nazionale, avanzata dopo il ciclone, viene letta come la conferma di un modello che continua a rincorrere gli eventi senza risolverne le cause.
«Succede l’evento, si dichiara l’emergenza, si interviene e poi si ripetono gli stessi errori – spiega – senza investire seriamente in prevenzione. Così si finisce per contare i danni, sperando che non si arrivi mai a contare le vittime».
La proposta di Legambiente
Dopo la presentazione dei dati e delle proposte alla Regione Calabria, Legambiente ribadisce la necessità di una governance multilivello, che coinvolga Comuni, Città metropolitana, Regione e Governo nazionale, per affrontare in modo strutturale la crisi climatica.
Tra le priorità indicate: la tutela delle aree costiere, il contrasto all’erosione, la messa in sicurezza delle infrastrutture, una pianificazione urbanistica coerente e investimenti orientati all’adattamento del territorio.
«La costa reggina è un patrimonio fragile – conclude Cartisano – e continuare a limitarsi alla gestione dell’emergenza significa condannarla a nuovi danni. Prevenire oggi è l’unico modo per non dover ricostruire domani».