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15/05/2026 ore 20.00
Ambiente

Caulonia, il paradosso della Bandiera Blu: il vessillo c’è, la spiaggia no

Rispettati i parametri richiesti per la conquista del riconoscimento mentre gli operatori balneari sono costretti all’esilio per non perdere la stagione estiva. «Situazione surreale»

di Ilario Balì

Ma come è stato possibile? A Caulonia la notizia del rinnovo della Bandiera Blu 2026 ha sollevato sui social un dibattito e una serie di interrogativi tra cittadini, operatori turistici e residenti. La domanda è ricorrente: come ha fatto il Comune ad ottenere il massimo riconoscimento della FEE mentre la sua spiaggia, di fatto, sta scomparendo? Per capire l'arcano bisogna guardare oltre la sabbia che manca. La Bandiera Blu non è infatti un premio alla bellezza estetica o alla "comodità" di una passeggiata, ma un attestato basato su parametri tecnici rigidissimi che, nonostante tutto, Caulonia continua a soddisfare, su tutti la purezza delle acque, la depurazione e la gestione dei rifiuti.

I campionamenti dell'Arpacal continuano a dare risultati eccellenti. Sotto il profilo biologico e chimico, dunque, il mare di Caulonia resta una gemma; gli investimenti sulla rete fognaria e sugli impianti di depurazione pesano enormemente sul punteggio finale. E poi la gestione dei rifiuti e la presenza di servizi essenziali (nonostante la precarietà logistica), che mantengono il Comune sopra la soglia richiesta.

Tuttavia il passaggio devastante del ciclone Harry ha lasciato una ferita aperta: il litorale centrale è letteralmente sparito. Dove un tempo si estendevano metri di sabbia oggi il mare "schiaffeggia" direttamente il muro di protezione del lungomare. Le mareggiate invernali, spinte dalla furia del ciclone, hanno divorato ogni spazio utile, rendendo impossibile il montaggio delle strutture balneari nei siti tradizionali

La crisi ha costretto gli operatori turistici a una scelta dolorosa quanto necessaria: il trasloco. Per poter garantire i servizi minimi e non perdere l'intera stagione, i titolari degli storici lidi sono saranno costretti a spostare ombrelloni e cabine oltre la foce della fiumara Amusa, quasi al confine con il territorio di Roccella Jonica. Un "esilio" tecnico che comporterà non pochi disagi logistici e un cambio radicale delle abitudini per i residenti e i turisti affezionati. «È una situazione surreale — commenta un operatore del settore — festeggiamo un vessillo d'eccellenza mentre dobbiamo ricostruire da zero la nostra identità lavorativa a centinaia di metri di distanza dal luogo che ci ha ospitati per decenni».

Mentre gli escavatori sono al lavoro per tentare di recuperare la “promenade” e mettere in sicurezza il fronte mare, resta il nodo della fruibilità. La sfida per l'amministrazione comunale e per la comunità cauloniese sarà quella di riuscire a coniugare il prestigio della Bandiera Blu con una logistica d'emergenza che, al momento, sembra l'unica via per salvare l'economia del territorio. L'estate 2026 si preannuncia come quella della resilienza e della transizione: un anno in cui il blu del mare dovrà fare i conti con il grigio dei cantieri e la polvere della sabbia che non c’è più.