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11/04/2026 ore 21.00
Ambiente

Caulonia, la scomparsa della sabbia dalla costa: dove c’era la spiaggia ora c’è il mare

Il passaggio del ciclone Harry ha accelerato un problema già esistente e che mette a serio rischio la stagione degli stabilimenti balneari

di Ilario Balì

Dove c’erano le dune ora c’è il mare. È un cambiamento drammatico quello emerso a Caulonia a quasi tre mesi dal passaggio del ciclone Harry, che ha devastato buona parte del litorale ionico reggino. Il mare tende a non ritirarsi più come prima, o quantomeno non negli stessi tempi, occupando stabilmente porzioni di spiaggia a ridosso del muro realizzato quasi 15 anni fa e miracolosamente scampato al disastro del lungomare, la cui passeggiata è stata risucchiata. Un fenomeno che non è solo percezione, ma l’effetto concreto dell’erosione costiera, oggi sempre più evidente lungo le coste calabresi.

E se da una parte i lavori annunciati di ripristino della via marina partiranno a giorni con l’obiettivo di garantirne quantomeno la fruibilità, sulla spiaggia i margini di intervento saranno ridotti. Qualora la situazione non dovesse cambiare da qui a qualche settimana metà dei lidi, molti dei quali con una lunga storia alle spalle, rischiano di non aprire perché non possono essere montati.

C’è un’immagine che colpisce più di tutte: il mare che avanza e sembra non ritirarsi più. Non è solo una suggestione poetica, ma un segnale concreto di ciò che sta cambiando lungo molte coste. L’erosione, l’innalzamento del livello del mare e le mareggiate sempre più intense stanno ridisegnando il litorale, mettendo a rischio un’intera stagione balneare.

In questo scenario, l’estate senza lidi non è più una scelta romantica o un ritorno alla natura, ma una possibilità reale. Dove prima c’erano stabilimenti, file di ombrelloni e spazi organizzati, oggi il mare guadagna terreno. La spiaggia si restringe, in alcuni casi scompare, lasciando meno spazio per le attività turistiche e per chi vive di questa economia.

Senza interventi mirati, molte località rischiano di affrontare estati con meno spiagge disponibili e, di conseguenza, senza lidi. Questo non significa solo meno comfort per i turisti, ma anche difficoltà economiche per gestori, lavoratori stagionali e intere comunità costiere.

Allo stesso tempo, questa situazione apre una riflessione più ampia: come ripensare il rapporto tra uomo e mare? Proteggere le coste non significa solo difendere gli stabilimenti, ma anche preservare gli ecosistemi e trovare soluzioni sostenibili che rispettino la natura. Il mare che non si ritira, dunque, non è solo un’immagine suggestiva. È un avvertimento. E l’estate senza lidi potrebbe diventare, da ipotesi lontana, una realtà con cui imparare a fare i conti.