Depurazione nell’Area Grecanica, dagli interventi sugli impianti ai segnali positivi sulla qualità del mare
Da Bova Marina a Melito, fino al nodo Agrifa di San Lorenzo, il territorio entra in una fase decisiva tra cantieri, finanziamenti e dati Arpacal che raccontano una qualità del mare in crescita
Per anni la depurazione è stata una delle grandi ferite aperte dell’Area Grecanica. Un tema tecnico solo in apparenza, perché dietro gli impianti, le reti fognarie, le autorizzazioni allo scarico e le condotte ci sono la qualità del mare, la salute pubblica, l’immagine dei territori e la possibilità concreta di costruire sviluppo turistico lungo una delle coste più belle e delicate della provincia di Reggio Calabria.
Oggi il quadro racconta una fase diversa. Restano nodi amministrativi, gestionali e contabili ancora pesanti, soprattutto sul fronte consortile, però il territorio sembra avere imboccato una direzione più chiara: costruire nuovi depuratori, rifunzionalizzare quelli esistenti, completare le reti e mettere fine a una stagione troppo lunga fatta di emergenze, rattoppi e responsabilità spesso rimbalzate da un ente all’altro.
Il punto di partenza è Bova Marina, dove la realizzazione del nuovo sistema di collettamento e depurazione rappresenta una delle opere più attese. Un intervento da oltre 4,2 milioni di euro, destinato a incidere in maniera profonda sulla tenuta ambientale del territorio e sulla qualità delle acque. Dopo anni di attese, rallentamenti e passaggi amministrativi complessi, il nuovo impianto in località Vena è il simbolo di un cambio di passo che Bova Marina attendeva da tempo.
Il tema riguarda direttamente anche Melito Porto Salvo, dove il dossier depurazione assume una dimensione ancora più rilevante. Qui il centro della questione è l’impianto di località Notaro, insieme agli impianti di sollevamento e alla rete fognaria comunale. Il finanziamento da oltre 8,1 milioni di euro per il riefficientamento e la rifunzionalizzazione del sistema rappresenta uno degli interventi più consistenti previsti sul territorio. Una cifra importante, che dà il senso della portata del problema accumulato negli anni e, allo stesso tempo, della possibilità concreta di superarlo con opere strutturali.
Più complessa, invece, la vicenda di San Lorenzo, dove il depuratore consortile Agrifa continua a essere il nodo più delicato sul piano amministrativo e finanziario. Il tema qui non riguarda soltanto il funzionamento dell’impianto, ma il rapporto tra i Comuni coinvolti, le quote di gestione, i mancati versamenti, i debiti maturati nel tempo e la necessità di ricostruire un quadro di responsabilità chiaro. San Lorenzo, Comune capofila di un servizio utilizzato anche da altri enti, si è trovato negli anni a sostenere un peso pesantissimo, con ricadute dirette sulla tenuta delle casse comunali e sull’attività amministrativa.
In questo scenario, però, la lettura non può fermarsi alla fotografia delle criticità. I dati sulla balneazione dicono che grandi passi avanti sono già stati fatti. Il report Arpacal sulla qualità delle acque di balneazione, relativo alla classificazione della stagione 2026 sulla base dei dati 2022-2025, consegna alla Calabria un quadro complessivamente positivo: la grande maggioranza dei punti monitorati rientra nelle classi più alte, con una prevalenza netta di acque eccellenti e buone.
Anche la provincia di Reggio Calabria mantiene una fotografia significativa. Su 161 acque di balneazione, 127 risultano eccellenti, 15 buone, 4 sufficienti e 15 scarse. Il dato va letto senza trionfalismi, perché le criticità esistono e alcune aree richiedono interventi mirati. Allo stesso tempo, però, racconta un sistema costiero che nel suo complesso conserva una qualità elevata e che, con il completamento degli interventi programmati, può compiere un ulteriore salto in avanti.
Il segnale più interessante arriva proprio da Melito Porto Salvo. I punti Stazione Fs, Marina e Pilati passano da «sufficiente» a «buona» nella classificazione 2026. È un dato che pesa, perché riguarda uno dei territori più attenzionati sul fronte della depurazione e mostra come il miglioramento non sia soltanto una prospettiva futura, ma un processo già in atto.
Bova Marina, dal canto suo, presenta punti censiti in classe eccellente, confermando una qualità delle acque che rafforza la vocazione balneare e turistica del territorio. San Lorenzo mantiene in classe eccellente i tratti Torre del Salto e Abitato, pur dentro una vicenda gestionale ancora aperta e tutt’altro che secondaria. È proprio questa la doppia dimensione del problema: da un lato la qualità del mare, dall’altro la stabilità degli impianti e delle gestioni che devono garantirla nel tempo.
La sfida dei prossimi anni sarà tutta qui. Trasformare i finanziamenti in cantieri conclusi, i cantieri in impianti funzionanti, gli impianti in gestione ordinaria efficiente. La depurazione non è una pratica da archiviare negli uffici tecnici, ma una delle infrastrutture decisive per il futuro del basso Ionio reggino. Senza depuratori moderni, reti adeguate e responsabilità chiare, ogni ambizione turistica resta fragile. Con opere completate e sistemi finalmente efficienti, invece, il mare dell’Area Grecanica può diventare davvero uno dei motori della rinascita del territorio.