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25/01/2026 ore 06.30
Ambiente

Harry e il Mediterraneo surriscaldato, Nava: «Cinquecento millimetri di pioggia che cadono in mezzo anno, giù in sole 72 ore. Città sul mare sempre più a rischio»

Le proposte della responsabile scientifica del laboratorio AbitaLab dell’università Mediterranea: «Portare il verde a mare e arretrare gli abitati. Harry ci mette in guardia. Occorre mettere sicurezza i litorali costieri ma con il piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, non con gli strumenti ordinari. A Bova Marina nel 2130 il livello del mare si innalzerà di dieci metri»

di Anna Foti

Era la macchia Mediterranea a popolare le nostre coste prima che ci costruissimo case, lungomari, strade e ferrovie. Accanto al mare la natura aveva posto la vegetazione, arbusti e pinete e dune sulle spiagge. Nulla avrebbe protetto meglio i versanti, e la vita dell’abitato interno a essi, dalle inondazioni. Neppure, e Harry lo ha dimostrato, i massi di cemento travolti, insieme a tutto il resto, sulla costa della Calabria Ionica nei giorni scorsi. Il verde dovrebbe tornare al mare e noi essere disposti a concepire un diverso rapporto con il mare e una diversa concezione di città sul mare. La politica mettersi in ascolto dell’ambiente e di chi lo studia e lo conosce prima di programmare e progettare, abbandonando la logica di emergenza e i vetusti strumenti di pianificazione territoriale per affidarsi al piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici.

Una sfida assai ardua, che qualcuno ha lanciato da tempo restando inascoltato e ignorato, per affrontare la quale il tempo già scorre velocemente.

Ricerca applicata: dai dati climatici agli scenari predittivi 

AbitaLab, centro interuniversitario (Architettura Bioecologica e Innovazione tecnologica per l’Ambiente), laboratorio di eccellenza con sede presso il dipartimento di Architettura e Design dell’università Mediterranea di Reggio Calabria compie da anni ricerche applicate, riconosciute a livello internazionale, sui cambiamenti climatici e sugli impatti sui territori.

Ricerche che, per esempio, proprio con riferimento alla flagellata costa di Bova Marina hanno delineato uno scenario predittivo (altamente probabile) nel quale «entro il 2130 il livello del mare si innalzerà di dieci metri, inghiottendo l’attuale Villa comunale e raggiungendo il primo piano dell’attuale palazzo Comunale. Ancora onde con l’effetto di lagunaggio capaci di spingersi questa volta dentro fino a 70 m, travolgendo tutto quanto si frapponga, in assenza di misure preventive e di mitigazione. Nel frattempo ci saranno una serie di eventi continui che ridurranno che per faranno perdere suolo alle nostre coste.

Noi – spiega Consuelo Nava, responsabile scientifica del laboratorio AbitaLab – lavoriamo da anni su questi temi. Sulla scorta di dati relativi a temperature, livello di innalzamento del mare, umidità, venti, radiazioni, flooding, siamo in grado di ottenere scenari futuri più che probabili, partendo dalla certezza di un surriscaldamento del pianeta, e dunque dei mari, ormai in atto. Prevediamo quello che accadrà. Lavoriamo con dati attinti da grandi database, piattaforme testate scientificamente. Dati climatici attendibili che vengono poi trasformati in dati computabili per elaborare le carte predittive. Sul tema degli impatti da cambiamento climatico sui territori costieri stiamo da anni facendo un lavoro importante.
Sei anni fa con l'Accademia dei Lincei abbiamo lavorato proprio su Bova Marina (Ionio) e su Favazzina (Tirreno). Tutto il disastro verificatosi sul litorale di Bova Marina con Harry era già presente nei nostri modelli predittivi elaborati tra il 2020 e il 2021.

Studiamo, documentiamo, simuliamo e poi proponiamo anche delle soluzioni. Tutto a disposizione di chi lo chiede.

Con il Pnrr abbiamo lavorato su Palizzi Marina. Con l'associazione costruttori Ance Calabria, siamo ancora al lavoro sulle coste. In forza della convenzione, l’assistiamo Ance in tutte le sue politiche di sostenibilità, di economia circolare e di tema della rigenerazione urbana. Ad aprile renderemo noti i dati che riguardano Crotone. Su Reggio Calabria l'anno scorso abbiamo pubblicato e presentato lo studio. Presto lavoreremo anche su Catanzaro e Vibo Valentia.

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Con questi studi applicati Ance è sui territori e siede ai tavoli delle politiche pubbliche con i decisori dal livello comunale a quello regionale. Dunque sono a disposizione questi modelli predittivi e tutti i dati a corredo», sottolinea Consuelo Nava, responsabile scientifica del laboratorio AbitaLab della Mediterranea di Reggio.

Ma, evidentemente, occorre fare di più per far dialogare il mondo della ricerca, che anche in Calabria e a Reggio ha eccellenze come questo Laboratorio su temi di questa importanza, e chi amministra, pianifica gli interventi sui territori.

AbitaLab: Prototipazione e Design

Quanto avvenuto sulla Jonica, prendendo come riferimento proprio Bova Marina di cui si hanno ancora chiare le immagini di devastazione, era stato predetto. Senza creare allarmismi occorre richiamare alla responsabilità. Ecco il contributo di AbitaLab, il laboratorio accreditato al forum nazionale dello Sviluppo sostenibile, che siede al tavolo per l'attuazione dell'agenda 2030 e che opera stabilmente in rete con altri laboratori di altre università.

Si compone di due sezioni. La sezione di Prototipazione, coordinata da Domenico Lucanto, dove con modelli predittivi fisici riproduciamo quello che facciamo al livello digitaleRispetto alle sedi universitarie siamo gli unici in Italia a ricorrere a strumenti digitali molto avanzati. La sezione di Design, coordinata da Giuseppe Mangano, con workstation che elaborano i dati molto pesanti e impegnativi per i modelli predittivi di simulazione.

In AbitaLab lavorano giovani assegnisti di ricerca, contrattisti e dottori di ricerca: Federico Filice, Daniela Laganà, Eliana Catalano, dal Marocco Asmae Hanida e dall’Iran Zinat Jamanvard.

La prospettiva del surriscaldamento accelerato

«Noi lavoriamo su scenari di cambiamento climatico che vanno al 2050, al 2080, quando lavoriamo sulle aree urbane, dunque allagamenti, bombe d'acqua, isole di calore ed eventi che mettono rischio il territorio.

Ma quando lavoriamo sulle coste ci spingiamo fino al 2100 – 2120, perchè la vera accelerazione dei cambiamenti climatici al livello di surriscaldamento globale dei mari e quindi del nostro Mediterraneo avverrà dopo il 2080, intorno al 2100.

Il Mediterraneo – spiega ancora Consuelo Nava – cresce dagli anni 80 di circa 0,5 - 0,7 cm all'anno in altezza. Si innalza perché la temperatura cresce per effetto del surriscaldamento. Si dice che si assesterà intorno al cm l'anno da qui al 2080. A un certo punto, però, dal 2080 in poi subirà un'accelerazione perché il riscaldamento aumenterà. Il mare non crescerà più di 1 cm ma 1,5 - 1,6 cm all'anno. Quasi due centimetri all'anno. Andrà più veloce perché il riscaldamento passerà dagli attuali 2,5° a 4°. Quindi noi avremo una situazione costante rispetto ad adesso solo fino al 2080.

Naturalmente è un riscaldamento che noi misuriamo soprattutto nella colonna dei primi 10 metri di acqua, più caldi rispetto al fondo. Il mare surriscaldato, come il Mediterraneo è oggi, tramite evapotraspirazione, butta via calore e dunque, secondo il ciclo delle acque, aumentano le piogge. E veniamo a Harry».

Mediterraneo, sensore dei mutamenti climatici


«Non è stato un vero e proprio uragano ma una tempesta Mediterranea perché è nata proprio nel Mediterraneo compreso tra la costa della Sardegna, il Nord Africa e la Tunisia. Poi ha colpito la Calabria Ionica e la Sicilia orientale. In 72 ore ha fatto piovere cinquecento millimetri d'acqua. Più o meno quello che accade in mezzo anno, a livello di precipitazioni, è avvenuto in sole 72 ore.

Onde, arrivate fino a 10 m e in Sicilia punte anche di oltre 16 metri, con una potenza di 100-120 km/h, si sono infrante sulle coste. Questo vortice, come ce ne sono parecchi nel Mediterraneo, è stato di portata straordinaria. La bassa pressione nell'Atlantico si è unita all'alta pressione nell'Europa centrale, poi confluita nel vortice Mediterraneo.

Il Mediterraneo è il più grande hotspot rispetto ai cambiamenti climatici. Funge da sensore di come cambia il clima. È come un termometro.

Attraverso Harry il Mediterraneo ci ha rivelato di essere già in un'altra era climatica, quella in cui noi non siamo ancora, quella in cui tale è il suo surriscaldato da far cadere in 72 ore i cinquecento millimetri di pioggia che dovrebbero cadere in mezzo anno, da far sollevare onde che possono arrivare fino a 16 m, con una potenza di 100 km/h.


Come se ci avesse detto: “Voi territori credete di essere ancora nell'era climatica del surriscaldamento di mezzo grado. Così non è più dagli anni 80”».

Le proposte per la mitigazione e la messa in sicurezza

Occorrono lucidità e volontà di cambiare decisamente passo al più presto. C’è tanto lavoro ma la ricerca viene in aiuto per invitarci ad agire con solerzia, indicandoci anche la via.


«Portare la natura a mare, aumentare la permeabilità delle fasce litorali dei nostri centri costieri, se necessario demolendo e trasferendo in altre strutture più arretrate e anche più dense, abbandonando gli strumenti di pianificazioni attuali per affidarsi al piano di adattamento climatico. Ciò che già accade nei paesi costieri del nord Europa.

Non bisogna più progettare lungomari per come li conosciamo. La visione – prosegue la professoressa Consuelo Nava – deve essere quella di città sul mare di cui occorre ripensare il rapporto con la costa, con la sua bellezza e la sua vocazione turistica e commerciale legittima, non rinunciarvi. 

Sappiamo che il costruito sul territorio è già abbastanza, altrettanto è l'abbandonato. Le case sono molte più degli abitanti. Cosa facciamo di tutto questo costruito? C'è bisogno in una grande opera di riqualificazione per non costruire oltre e riciclare l’esistente. Tenendo conto anche delle problematiche legate ai patrimoni e ai vincoli ai quali possono essere soggetti palazzi e immobili.

Ci sono anche i piani di sostituzione edili. Se un quartiere è progettato male, tutto bitumato e senza aree di permeabilità, in altri posti d'Europa si demolisce, si ricostruisce in maniera densa e sostenibile. Occorre avere questo coraggio e questa capacità.

Liberare il suolo o utilizzare materiali, anche per quanto riguarda la carrabilità, che siano permeabili.

Questo sono le vere smart city, resilienti e sicure in cui, per altro, tutto è digitalizzato. C'è un lavoro enorme da fare e il tempo scorre.

Alle nostre latitudini – prosegue la professoressa Consuelo Nava – c’è anche il tema delle infrastrutture dei servizi che quando non sono vecchie sono praticamente a mare. Tutta questa infrastrutturazione va ammodernata e arretrata rispetto alla costa.

Senza ripensare le coste e le città costiere, il futuro è quello che già i nostri studi hanno rivelato. Mare che avanza consumando suolo e portandosi via tutto ciò che incontra.

C'è, per altro, l’altro tema intrinsecamente connesso della CO2. Il surriscaldamento impedirà anche al Mediterraneo di assorbire il 20% che i mari assumono, di conseguenza, le città dovranno dotarsi reti ecologiche e di un’azione di decarbonizzazione. Non possono più bastare l'albero e la villa comunale. Dunque, le città dovranno essere virtuose, ben progettate e adattive, ossia capaci di adattamento climatico, per sopperire a quello che il Mediterraneo non fara più».

Il piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici

In altre zone d’Europa tutto ciò è già realtà. AbitaLab si è occupata di approfondire anche questo aspetto.

«La strategia è Rekap, con le 3 sezioni Know (conoscere), Act (agire), Project (progettare) e al centro della convenzione con Ance Calabria, prevede anche l’individuazione di buone pratiche della rigenerazione urbana in Europa. È la prima volta in assoluto, a livello nazionale, – sottolinea la professoressa Consuelo Nava – che vengono assunti come riferimenti le misure e le azioni del Piano di adattamento climatico, uno strumento approvato un anno e mezzo fa e che tuttavia produce solo linee guida e guida. Dal nostro punto di vista, dovrebbe essere utilizzato nei Comuni e nelle Città metropolitane come strumento di vera pianificazione del futuro. Il piano di adattamento climatico non è un piano strutturale comunale, non è un piano strategico, un piano spiagge, non è una pianificazione ordinaria, ma è una pianificazione straordinaria che agisce su spazi pubblici e residenziali, sulle case, sugli spazi naturali».

Una precisa scelta di responsabilità

Lavorare con gli strumenti di pianificazione ordinari, rigidi, privi di proiezione non è la strada da seguire per fronteggiare quanto con certezza avverrà e di cui oggi si registrano chiare avvisaglie. I territori devono prepararsi.

«La Calabria, con i suoi 440 comuni di cui 116 costieri, la Città Metropolitana di Reggio con i suoi 97 comuni di cui una trentina costieri, si misurano anche con il delicato scenario di vulnerabilità sismica e idrogeologica.

Le nostre fiumare non portano più ripascimento alle nostre spiagge. Sul ripascimento ci possiamo lavorare ma i cambiamenti climatici proseguiranno perchè il surriscaldamento climatico è già in atto. Gli scenari sono certi. Mi dispiace molto - conclude Consuelo Nava, responsabile scientifica del laboratorio AbitaLab della Mediterranea di Reggio – notare quanto si faccia ancora affidamento ad economie da spendere dopo l'emergenza per rifare gli stessi lungomari piuttosto che per mettere con lungimiranza in sicurezza i litorali.

Solo con politiche di gestione lungimiranti e programmate attraverso Piano di adattamento climatico ciò sarà possibile. E infatti ad Amsterdam, a Rotterdam, a Copenaghen, gli unici piani che ci sono quelli di adattamento climatico. Non è un caso ma una precisa scelta per salvaguardare i territori costieri esposti con certezza, visti i mari sempre più surriscaldati e le coste esposte a inondazioni e lagunaggi».

L’unica scelta possibile per amministrare e governare un territorio, piuttosto che interventi tampone che rispetto a quanto abbondantemente illustrato previsto nulla risolveranno, è quella della responsabilità, che oggi sembra ancora inspiegabilmente mancare. La responsabilità verso la vita delle generazioni future.