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22/01/2026 ore 06.30
Ambiente

L’alba della devastazione sulla Jonica: Grecanica e Locride contano i danni mentre parte la sfida della ricostruzione

Dai lungomari cancellati alle infrastrutture spezzate, amministrazioni e comunità affrontano le conseguenze della tempesta. I sindaci parlano di ripartenza, il vescovo Oliva richiama alla prevenzione permanente e alla tutela di un territorio fragile

di Silvio Cacciatore e Ilario Balì

L’alba sulla costa jonica reggina ha restituito un paesaggio che sembrava appartenere ad altri tempi, quando il mare entrava nei paesi e ridisegnava i confini della costa. Strade spezzate, sabbia e detriti al posto dell’asfalto, alberi abbattuti come fiammiferi, lampioni piegati dal vento. La notte del ciclone Harry ha lasciato dietro di sé una ferita profonda, un solco che attraversa la locride e la grecanica, che le unisce e le divide, e che racconta la violenza di un evento meteorologico capace di cambiare il volto dei luoghi in poche ore.

A Bova Marina il colpo più duro. Il lungomare sul lato ovest è stato praticamente cancellato. Tratti di carreggiata sono crollati, porzioni di strada sono state inghiottite dal mare, mentre l’erosione ha raggiunto marciapiedi interni e giardini privati. Alla Rada Azzurra l’acqua ha lambito le fondamenta dei residence e nella zona est le onde hanno continuato a invadere la carreggiata. Durante la mattina sono stati posizionati massi di protezione per difendere sottoservizi essenziali e abitazioni, in una corsa contro il tempo per evitare danni strutturali ancora più gravi.

Situazione critica anche a Melito Porto Salvo, dove la mareggiata ha spezzato il lungomare e il vento ha abbattuto alberi e pali della luce, creando pericoli diffusi lungo la rete urbana. I danni hanno interessato anche la rete idrica e fognaria e diversi edifici pubblici. A causa di infiltrazioni d’acqua e criticità strutturali nei plessi scolastici, il Comune ha disposto la sospensione delle attività didattiche dal 22 al 24 gennaio, per consentire gli interventi di messa in sicurezza.

A San Lorenzo il fronte mare è stato investito in pieno dalla tempesta, con allagamenti estesi nelle aree più basse del paese. Criticità si sono registrate anche a Condofuri e Brancaleone, dove i Comuni hanno rafforzato il presidio del territorio e le misure di prevenzione nelle zone più esposte. Sul piano dei collegamenti resta sospesa la circolazione ferroviaria sulla linea jonica da Melito Porto Salvo a Crotone, con un impatto diretto sulla mobilità dell’intera area.

Girato l’angolo dell’Area Grecanica è subito Locride, ma la devastazione è praticamente la stessa. Il versante più colpito è stato quello della fascia costiera tra Bovalino e Caulonia, dove la tempesta di vento e il mare grosso hanno causato danni ingenti a strutture private e pubbliche. A Locri le onde hanno pesantemente danneggiato piazza Nosside sul lungomare cittadino e parte della struttura dello storico lido La Playa. Il sindaco Fontana ha disposto la chiusura al transito di tutta la via marina fino a venerdì per consentire agli addetti ai lavori di completare le operazioni di smaltimento dei detriti accumulati sulla strada.

«Anche per chi, come me, ha sempre vissuto con una buona dose di ottimismo, posso dire, a malincuore, che oggi non è un buongiorno. Quello che temevamo purtroppo è successo – ha dichiarato il sindaco Giuseppe Fontana - Abbiamo le condotte della raccolta delle acque piovane intasate anche dalla sabbia. Stiamo già provvedendo con le operazioni di pulizia per consentire l’accesso sia ai mezzi di soccorso, ma anche dare la possibilità ai residenti di poter circolare liberamente. Il peggio sembra essere passato, adesso è la fase della conta dei danni e del ripristino di quello che sarà possibile ripristinare».

Danni ingenti anche nella vicina Siderno, con parte del lungomare crollato a causa dei marosi. «Oggi Siderno si è svegliata ferita, colpita al cuore: i danni al nostro lungomare sono pesantissimi e purtroppo potremo fare una stima solo quando questa emergenza finirà – le parole del primo cittadino Mariateresa Fragomeni - Diceva una canzone, subito dopo il terremoto dell’Abruzzo, che anche se hai fatto il massimo, e il massimo non è bastato, non servono le lacrime a impastare il calcestruzzo. Adesso è il momento di unirci, tutti insieme, e ripartire. È il momento di iniziare a lavorare da subito, così come stiamo già facendo, per mettere in sicurezza le strutture, per ripristinare i luoghi, per pretendere che tutto torni com’era».

Piegato dal maltempo il rione dei pescatori di Marina di Gioiosa Jonica dove i residenti per sfuggire alla furia del mare hanno sbarrato gli ingressi delle loro abitazioni con dei pannelli in legno, mentre alcuni di loro hanno trovato rifugio nei piani superiori. «Se non ci fosse stato il muro di protezione – raccontano i cittadini – probabilmente i danni sarebbero stati maggiori. Il mare questa notte faceva davvero paura ma siamo abituati, non è la prima volta che succede».

A visitare i luoghi del disastro e a portare la personale solidarietà alle popolazioni colpite anche il vescovo della diocesi di Locri-Gerace monsignor Francesco Oliva, il quale ha rivolto un accorato appello agli amministratori locali. «La prevenzione deve essere un fatto permanente – ha detto - non soltanto in alcune circostanze, perché poi i limiti e le fragilità del territorio vengono fuori nel momento opportuno. Il nostro territorio, proprio perché è fragile, ha bisogno di maggiori rispetto e di maggiore attenzione».

Ora, mentre il vento cala e il mare resta ancora agitato, per le due Aree Grecanica e Locridea si apre la fase più delicata: la conta dei danni e la ricostruzione. Lungomari distrutti, strade compromesse, reti infrastrutturali sotto stress disegnano un bilancio pesante che richiederà interventi urgenti e risposte strutturali. La tempesta ha lasciato macerie e paura, ma anche una responsabilità che accomuna tutti: ricostruire, mettere in sicurezza, ripensare il rapporto tra costa e territorio. Perché questa notte lunga e terribile non resti soltanto una pagina di cronaca, ma l’inizio di una nuova consapevolezza.