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10/04/2026 ore 10.29
Ambiente

Odissea d’Aspromonte, Cime e Creste, l’escursione in programma per il 12 aprile

Tutto il tracciato è dominato dallo stupendo panorama dell’acqua delle fiumare e della cornice dei monti che lo circondano

di Redazione
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Si parte dal Serro del Drago (Serro i Ddragu) si segue l’antica mulattiera che percorre il crinale, per un buon tratto cancellata dalla moderna strada carrabile, in parte asfaltata.

Lungo la mulattiera, a tratti, lo sguardo del passante può spaziare sia sulla valle dell’Aposcipo (a sinistra) che sulla valle del Butramo (a destra).

Durante il cammino ci si può riposare all’ombra delle maestose querce, ferite dal vento e dai fulmini durante le tempeste invernali, mute sentinelle del tempo che passa.

Arrivati sul Monte Perre e costeggiando il suo cocuzzolo, il cammino diventa più facile, solo lievi saliscendi interrompono i tratti pianeggianti del sentiero, si può ammirare la mole del granitico massiccio di Monte Galera (Puntuni Galera), sede di arcaiche divinità e un tempo della “regina” del cielo, l’aquila del Bonelli.

Qualcuno sostiene che ancora nidifica tra gli anfratti del Monte in compagnia del corvo reale, nera presenza di questi luoghi.

Dopo una leggera salita, percorrendo il lato destro del crinale, si arriva nella località detta Petrazzi, qui si può ammirare una sorta di recinto sacro preistorico di forma circolare, delimitato da massi megalitici.

Nelle vicinanze di questo posto, tra giovani querce e verdi arbusti, si trova una fontanella dalle fresche acque, punto di ristoro per i passanti e i pastori che ancora oggi pascolano le loro capre in questi luoghi.

Seduti comodamente all’ombra di maestosi larici, da qui si può ammirare la Cima di Montalto e l’intera vallata del Butramo.

Dopo un lungo tratto di cammino a piedi, tra le pietraie della montagna da dove si domina la Valle Infernale, si arriva ai piedi di una ripida salita denominata Scapuleglia (Scaluni di Furraina).

Sui costoni della salita si possono ammirare querce secolari (escri) dalle maestose fronde, le robuste radici trattengono massi erratici in attesa di liberarsi e rotolare rovinosamente a valle.

Alla fine della salita la mulattiera si congiunge con la strada carrabile sterrata che porta al Casello di Canovai, qui la frescura si fa più intensa, si può camminare all’ombra dei pini, faggi e querce. Nelle vicinanze una fonte (dell’Arzamo) che scorre fredda e copiosa che fa da ristoro ai camminatori assetati che arrivano in questi luoghi.