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16/06/2020 ore 14.30
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L’Agenzia per i beni confiscati mette a disposizione 14 immobili in Calabria

Si guarda a come ridisegnare gli “Spazi per ricominciare” nel post covid. In questa prima fase sono state individuate 189 unità immobiliari, "immediatamente disponibili, distribuiti sull’intero territorio nazionale
di Redazione

Di Francesco Bolognese – Il post covid necessita di tanti beni mobili(soldi), tuttavia anche i beni immobili possono tornare utili alla causa se sapientemente valorizzati. In attesa di “buone nuove” sulle ingenti somme di danaro confiscate alle mafie, l’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, è di questi giorni, ha varato l’iniziativa “Spazi per ricominciare”.

Siamo al cospetto di “una riserva di capacità logistica a cui le pubbliche amministrazioni ed il mondo delle imprese possono attingere per acquisire la disponibilità, immediata e gratuita, di spazi aggiuntivi.” In questo modo “uffici pubblici, soprattutto le scuole, il sistema socio-sanitario e il comparto economico-produttivo potranno corrispondere a specifiche esigenze” dopo il coronavirus.

In questa prima fase sono state individuate 189 unità immobiliari, “immediatamente disponibili, distribuiti sull’intero territorio nazionale che riguardano quasi tutte le categorie catastali (abitazioni, magazzini, negozi, ecc.).” La “geografia” dei beni prevede: 49 immobili nel Lazio, 48 in Toscana, 25 in Campania, 20 in Lombardia, 18 in Sicilia, 14 in Calabria, 6 in Piemonte, 3 in Emilia Romagna, 2 per l’Umbria, 1 per Puglia, Sardegna, Abruzzo e Basilicata”.

Questa assegnazione avrà carattere “temporaneo, ma al termine del periodo l’Ansbc potrà valutare anche l’assegnazione definitiva.”

Il bene confiscato alle mafie può dunque “sostenere la ripresa, fornendo luoghi di servizio e di utilità sociale ed economica, aumentando le superfici disponibili a causa delle ristrettezze per i distanziamenti, ha sottolineato il prefetto Frattasi,dirigente dell’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati. Si aiutano in questo modo famiglie, imprenditori, enti locali e, quindi, i territori in difficoltà.” La “dote” calabrese (appena 14) va incrementata.