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26/05/2026 ore 12.21
Cronaca

Blitz anti-droga a Reggio Calabria, Borrelli: «Un’intera parte della città dedicata allo spaccio»

Il procuratore in conferenza stampa: «In quei quartieri necessario ripristinare le condizion di legalità»

di il.ba.

«Abbiamo eseguito due ordinanze cautelari, una che ha ad oggetto specificamente la piazza di spaccio e una che è relativa ai fornitori della piazza. In realtà la cosa significativa è il notare come una parte della città fosse stata di fatto dedicata quasi esclusivamente a questa attività con pregiudizio anche dei cittadini per bene che si trovavano a vivere in quella zona e che venivano limitati nelle loro possibilità di spostamento, ovviamente oltre ad essere impediti a formulare qualunque tipo di protesta o di opposizione». Così il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli, a margine della conferenza stampa di oggi in questura sull’operazione anti droga che ha interessato alcune zone della città.

«Ci sono delle parti del territorio cittadino che vanno evidentemente bonificate anche dal punto di vista della regolarità degli insediamenti abitativi. Francamente vanno ricostruite delle condizioni di legalità anche per dare a ciascuno la possibilità di esercitare i propri diritti e in questo senso intendiamo anche impegnarci al di là dell'esecuzione dell'ordinanza di oggi» ha osservato il magistrato.

«Gli stupefacenti avevano un'origine calabrese. In realtà si trattava di una vera e propria piazza di spaccio dislocata addirittura all'interno di un locale munito tra l'altro di apprestamenti di sicurezza con videocamere e così via, e questo in qualche modo ha fornito addirittura un contributo alle attività investigative perché gli organi di polizia giudiziaria sono riusciti ad acquisire le registrazioni dell'apparato di sicurezza e quindi questo ovviamente ha consentito una più agevole dimostrazione del reato che noi riteniamo essere stato commesso. Ovviamente si tratta di vicende che sono poi sottoposte al vaglio del Tribunale del Riesame e al vaglio del giudizio e alla individuazione di quelli che noi riteniamo essere i soggetti responsabili dei reati» ha aggiunto Borrelli.

«La cosa grave – ha sottolineato il procuratore - è che sono state contestate tutta una serie di aggravanti del delitto di associazione per delinquere finalizzato allo spaccio di stupefacenti che fanno proprio riferimento all'utilizzo di minori nelle attività di spaccio, addirittura minori infraquattordicenni, all'utilizzo di armi e così via. Quanto ai luoghi una recidiva importante, Rione Marconi nella zona sud è stato oggetto di una serie lunga di operazioni di forze di polizia».

«è inconcepibile il fatto che determinate aree del territorio urbano che in parte è stato anche bonificato dal punto di vista delle manifestazioni esteriori e della criminalità organizzata non ci siano tuttora delle enclave di persone che viceversa finiscono poi per condizionare anche quelle persone, sicuramente ci sono anche persone evidentemente perbene e che sono dedicate al normale svolgimento di attività lavorative, alla vita quotidiana che vivono e che vengono pregiudicate da questo controllo che viene esercitato su queste aree del territorio cittadino».

Secondo Borrelli «Si verificava proprio una vera e propria calca di clienti che evidentemente dava fastidio e in relazione alla quale c'è stato qualcuno che ha tentato di protestare ma è stato tacitato malamente attraverso minacce e attraverso forme di intimidazione. Quindi attraverso i soliti metodi che non sono concepibili in una città moderna, in una città civile e in un'epoca in cui viceversa vanno affermati specifici principi di convivenza».

«Là vanno ripristinate delle condizioni di legalità, però è evidente che queste condizioni di legalità non è che possono essere ripristinate unicamente alla magistratura. È necessario proprio ripartire da zero attraverso un'opera di risanamento urbano, attraverso anche un'opera di ridefinizione delle condizioni di legalità nella utilizzazione di una serie di alloggi che sono stati di fatto occupati abusivamente e che formano spesso oggetto di un mercato e che in realtà non si riescono a liberare. Sotto questo filo vi è una necessità di coinvolgimento delle amministrazioni e delle amministrazioni pubbliche. Perché fermo restando la necessità di ridare e di finalmente consentire a chi ne ha titolo di occupare degli alloggi che sono stati costruiti per chi ne ha titolo, evidentemente ci sono situazioni di disagio, di debolezza che vanno gestite o che comunque vanno verificate perché poi ci possono essere evidentemente le condizioni di debolezza, di fragilità, pensioni anziane o persone malate e così via, però poi va verificato chiaramente per esempio la possibilità o meno di queste famiglie di fronteggiare quelle che sono le proprie condizioni di fragilità anche autonomamente. Perché chiaramente se un nucleo familiare ha una redditività particolarmente elevata la condizione di fragilità non diventa più un motivo per occupare un immobile abusivo. Però diciamo questo è un lavoro credo sul quale vi sono varie amministrazioni che sono particolarmente sensibili. Io credo che anche la prefettura sia molto sensibile. Chiaramente c'è necessità dell'aiuto anche di quelli che sono le amministrazioni locali».

Presente anche il procuratore aggiunto Walter Ignazitto. «Come anticipava il procuratore, abbiamo nell'ambito di questa indagine un'ulteriore conferma di un fenomeno che negli ultimi anni emerge in modo prepotente nella verifica delle dinamiche criminali della città – ha detto - Cioè queste frange della comunità rom ormai sedentarizzate nella città che costituiscono un motivo di enorme allarme sociale, perché si tratta di gruppi armati propensi a tutta una serie di attività criminose, non soltanto allo spaccio di droga. In questa operazione abbiamo verificato che alcuni degli indagati si professano affiliati alle cosche, c'è uno che tra l'altro racconta in diretta della sua affiliazione per mano di uno degli storici esponenti della cosca Libri, raccontando per l'appunto come era avvenuto il suo battesimo di ‘ndrangheta. Ma al netto di questo emerge da alcune intercettazioni che questo gruppo criminale pagava una mazzetta nelle mani di esponenti di una delle più note famiglie mafiose di Reggio Calabria, in particolar modo della cosca Libri. Questo ci conferma un dato, cioè a dire che queste frange della comunità rom hanno compreso quanto importante sia venire a patti con altre forme di criminalità organizzate di tipo mafioso, e questo consente loro di veramente creare una specie di antistato. Noi abbiamo intercettazioni in cui gli indagati dicono espressamente e pianificano come devono comportarsi con la Polizia di Stato. Da questo punto di vista io mi unisco al Procuratore per ringraziare il lavoro veramente straordinario fatto dalla squadra mobile, perché fare indagini di questo tipo è estremamente complesso. Ascoltare soggetti che da un momento all'altro possono compiere veramente qualunque tipo di reato sul territorio comporta un'attenzione che deve essere svolta veramente H24. Da questo punto di vista la polizia è riuscita in un'attività, in un focus egregio. Questi signori quando venivano intercettati dicevano che dobbiamo fare come quando arrivano i poliziotti li dobbiamo circondare, quindi prevedevano queste modalità per cui dovevano essere circondate le pattuglie attraverso un gruppo particolarmente incisivo di soggetti che andava a supporto per evitare anche il singolo controllo di polizia. Quindi ritengo che al di là dell'attività di spaccio che è particolarmente incisiva, sono questi ulteriori aspetti che testano particolare all'anno.

Per il dirigente della squadra mobile della Polizia di Stato Gianfranco Minissale: «Pensate che anche stanotte, durante le fasi dell'intervento la piazza di spaccio era perfettamente attiva e funzionante. Nella più volte citata saletta abbiamo trovato 500 grammi di cocaina, dell'hashish già confezionato per la vendita, della marijuana, dell'eroina, insomma tutto ciò che il mercato di via Sbarre offriva e ha offerto per tutta la durata dell'indagine – ha rimarcato l’alto ufficiale - L'indagine sostanzialmente è un'indagine tradizionale fatta di intercettazioni, osservazioni sul territorio, interventi a riscontro delle attività tecniche, quindi dei dati tecnici captati, però resa particolarmente complessa da un territorio che, potete ben immaginare, si presta pochissimo ad interventi esterni. Già la genesi di questa saletta è quella del fine di evitare qualunque intervento delle forze di polizia. Noi facciamo un primo sequestro di un borsone pieno di stupefacenti nascosto sul tetto di questo caseggiato, per cui questo gruppo che oggi investigato, ha ritenuto di dover superare questo problema dell'occultamento dello stupefacente in una zona accessibile, chiudendo definitivamente una parte condominiale, che è stata totalmente privata alla disponibilità di tutti gli altri condomini, che in qualche caso come accennava il procuratore hanno anche provato a sottoporre la questione della impossibilità di accedere, ma sono stati minacciati pesantemente. E questo è un altro aspetto che è stato la costante di tutto il periodo investigativo, la disponibilità di armi. Qualunque discussione condominiale o che riguardasse un qualunque aspetto di convivenza all'interno del condominio, poteva essere risolto con l'utilizzo di armi da fuoco, per cui questo ha comportato da parte nostra e da parte dell'ufficio di procura, che ovviamente doveva coordinare ogni singola fase di intervento, interventi costanti finalizzati ad evitare che le discussioni ne generassero oltre. Un'attività veramente organizzata bene, era un modello imprenditoriale a tutti gli effetti, lo stesso capo dell'organizzazione definiva i suoi collaboratori operai, erano stipendiati, in base alla mansione svolta percepivano il loro stipendio, A volte quando erano stanchi la ditta offriva dello stupefacente, quindi diceva fatevi una bomba in modo che potete resistere un po' di più, però poi il prezzo della bomba veniva decurtato dalla giornata lavorativa. Per cui l'efficienza imprenditoriale è fatta persona. D'altra parte lo spaccato che è venuto fuori dalla platea degli acquirenti ci riporta a delle considerazioni sociali molto tristi. Sentire una ragazza che piange perché le vengono chiesti un certo tipo di favori in cambio della gestione di stupefacente ancora oggi nel 2026 fa un certo effetto. Sentire un ragazzo che cerca di mettere insieme 3-4 euro con le monetine e chiede che gli venga elemosinata la dose che generalmente costa 5 euro, vi assicuro che in diretta fa ancora oggi un certo effetto. Per cui un problema sociale è un problema che si pone sicuramente in sinergia e questa è una precisa strategia tanto della Procura quanto della Questura. Di chiudere il cerchio del mercato dello stupefacente. C'è l'intervento finalizzato al grande carico di cocaina che magari arriva al porto, arriva su gomma e rifornisce le grandi famiglie che fanno da broker sul mercato dello stupefacente, ma c'è anche l'esigenza di andare a colpire la parte terminale di questo traffico, che è quella che più impatta sulle famiglie. Per cui è veramente un lavoro complesso, coordinato dalla procura in modo esemplare. Siamo sempre intervenuti all'unisono su tutto quanto. Dalla fine del 2023 all'inizio del 2025 che è stata chiusa l'attività fino al 2024 e poi considerate che la misura conta più di 160 capi di imputazione per darvi un'idea di qual era il volume di scambi che è stato documentato. Ed è chiaro che quello che è stato documentato è soltanto una piccolissima parte di quelle che avveniva quotidianamente. Parliamo di una media di 180 acquirenti al giorno, punte di 300 acquirenti al giorno, quindi un volume indiziario è stato sottoposto all'attenzione che ha richiesto ovviamente un tempo proporzionale per essere esaminato ed arrivare al risultato di oggi».