Caso Giorgi, la difesa affonda il colpo sulla "Polaroid fantasma": nuova memoria depositata in Procura
Al centro delle contestazioni, l’assenza nei fascicoli della fotografia “numero 2” usata per la condanna dell’uomo e l'assenza del verbale di descrizione fisica
Non si placa lo scontro giudiziario attorno al caso di Paolo Giorgi. La difesa, rappresentata dall’avvocato Antonio Russo, ha depositato una nuova memoria difensiva nell'ambito del fascicolo aperto presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Locri, rilanciando con forza la tesi della gravissima anomalia procedurale e della potenziale falsità in atti. Al centro del documento vi è il giallo della cosiddetta "Polaroid fantasma", contraddistinta dal numero "2", indicata negli atti storici come il supporto decisivo per il riconoscimento fotografico di Giorgi, ma mai allegata al relativo verbale e del tutto assente dai fascicoli processuali e dagli archivi delle forze dell'ordine.
La memoria difensiva ripercorre minuziosamente i fatti risalenti alle prime ore del 30 novembre 1991, all'indomani dell'omicidio di Giuseppe Aguì, fatto di sangue legato a doppio filo all'ipotesi di una ritorsione per la rapina conclusasi con la morte di Francesco Strangio. Secondo quanto evidenziato dal legale, nella prima fase delle indagini, condotte nell'immediatezza tra le stazioni dei Carabinieri e il Commissariato di Bovalino, a Giorgi era già stato sottoposto un primo riconoscimento fotografico che aveva dato esito del tutto negativo, escludendolo dalla cerchia dei sospettati della rapina. Non vi erano dunque elementi indizianti che giustificassero una sua re-inclusione tra i possibili autori della ritorsione sfociata nell'omicidio Aguì.
Il punto di rottura risiede nell'atto che ha poi portato alla condanna di Paolo Giorgi. Come sottolinea la difesa, «l'asserita individuazione avvenuta nel pomeriggio del 30 novembre 1991 mediante la Polaroid "numero 2" appare priva di qualsiasi riscontro formale e documentale»: la foto usata per il riconoscimento non risulta mai essere stata inserita nel fascicolo delle indagini né trasmessa alla Procura. Negli atti della Stazione dei Carabinieri di San Luca figura solo un fascicolo fotografico datato 10 ottobre 1991, ma privo di immagini e relativo ad altro procedimento; per giungere all'esibizione di una foto specifica, la polizia giudiziaria avrebbe dovuto prima raccogliere una descrizione dettagliata del sospettato da parte di un dichiarante. Tuttavia, nel fascicolo non vi è traccia di alcun verbale descrittivo o di sommarie informazioni lette prima dell'individuazione.
Per la difesa, la condanna di Paolo Giorgi si fonderebbe su presupposti viziati da "falsità in atti o in giudizio", «reato che non impedisce l'accertamento incidentale in sede di giudizio di revisione, in linea con i principi espressi dalla Corte di Cassazione sul prevalere della verità sostanziale». Il legale sollecita quindi il magistrato inquirente a chiarire i passaggi investigativi di quelle ore: chi autorizzò il secondo riconoscimento, come si arrivò a recuperare la presunta foto di Giorgi e per quale motivo l'atto decisivo non venne mai formalmente allegato al verbale, svanendo nel nulla.