Da 'Ndrangheta stragista a Gotha: l'eredità del procuratore Lombardo che potrebbe lasciare Reggio per la Dna
Il magistrato reggino ha costruito alcune delle più importanti indagini sulle mafie contemporanee, approfondendo i rapporti tra criminalità organizzata, poteri occulti e circuiti economico-finanziari
Giuseppe Lombardo nasce a Reggio Calabria nel 1970 e intraprende la carriera in magistratura nel dicembre del 1997. Il suo impegno nel contrasto alla criminalità organizzata diventa centrale a partire dal 2006, quando inizia a coordinare le più importanti attività d'indagine preliminare presso la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Il suo lavoro si è concentrato sin da subito sulla ricostruzione della struttura di comando della 'ndrangheta non solo nel territorio reggino, ma nelle sue ramificazioni mondiali, portando avanti numerose procedure di rogatoria internazionale e di estradizione con Stati esteri.
La sua visione investigativa ha segnato un punto di svolta grazie alla teorizzazione dei cosiddetti "soggetti invisibili" e della struttura riservata della 'ndrangheta. Lombardo ha sostenuto che l'organizzazione non ha solo una dimensione militare, ma è un sistema integrato capace di dialogare con settori della massoneria deviata, della politica, dell'imprenditoria e delle istituzioni. Questa analisi ha trovato applicazione nel processo "Meta", dove il magistrato ha ricostruito circa cinquant'anni di storia criminale reggina, descrivendo il passaggio a una 'ndrangheta finanziaria in grado di condizionare i mercati e il sistema bancario.
Un altro pilastro della sua carriera è il processo "Gotha", nato dalla fusione di importanti inchieste come "Mamma Santissima" e "Fata Morgana". In questo dibattimento Lombardo ha svelato l'esistenza di una componente di cerniera tra il mondo legale e quello criminale. Parallelamente, il suo impegno ha riguardato la stagione delle stragi degli anni Novanta. Nel processo "'Ndrangheta stragista", Lombardo ha dimostrato il coinvolgimento delle cosche calabresi insieme a Cosa Nostra nell'attacco allo Stato, ottenendo la conferma in appello dell'ergastolo per il boss Giuseppe Graviano e per Rocco Santo Filippone, ritenuti i mandanti dell'omicidio dei carabinieri Fava e Garofalo nel 1994.
Oltre a queste grandi inchieste, Lombardo si è occupato di procedimenti complessi come "Bellu Lavuru 2", sulle infiltrazioni nei lavori della strada statale 106, e "Breakfast", che ha visto tra gli imputati l'ex ministro Claudio Scajola per il favoreggiamento della latitanza di Amedeo Matacena. Recentemente ha coordinato anche l'operazione "Eureka", una delle più vaste indagini internazionali che ha colpito il narcotraffico e il riciclaggio delle cosche su scala globale.
Dopo essere stato nominato procuratore aggiunto nel maggio 2017, nel corso del 2025 ha guidato la Procura di Reggio Calabria come procuratore facente funzioni, a seguito del trasferimento di Giovanni Bombardieri, mantenendo l'incarico fino all'insediamento di Giuseppe Borrelli. Il 24 luglio 2026 la Quinta Commissione del Consiglio superiore della magistratura ha proposto all'unanimità la sua nomina a procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. La proposta, che attende ora solo il voto definitivo del Plenum, riconosce a Lombardo il ruolo di uno dei massimi esperti mondiali delle mafie moderne e dei loro flussi finanziari.