Dagli errori giudiziari ai presunti giudici che non lavorano, i “falsi miti” della riforma nel "no" del giudice Antonella Stilo
VIDEO | La presidente della GES, ribatte punto per punto alle principali argomentazioni dei sostenitori del "sì" facendo emergere la distanza tra la riforma proposta e i reali problemi della giustizia
Nel dibattito sulla riforma della giustizia, spesso dominato da slogan e semplificazioni, la voce del giudice Antonella Stilo, presidente della GES, la Giunta Esecutiva Sezionale, offre un punto di vista netto e controcorrente. Nell’intervista “A Tu per Tu” abbiamo affrontato con lei le ragioni del no alla riforma, concentrandoci su quelli che la magistrata definisce veri e propri “falsi miti” alimentati dai sostenitori del sì.
Uno dei temi più ricorrenti nel dibattito pubblico è quello degli errori giudiziari, spesso utilizzati come giustificazione per interventi strutturali sulla magistratura. Secondo Stilo, però, si tratta di una narrazione distorta: gli errori esistono, come in ogni sistema complesso, ma rappresentano una percentuale minima e sono già oggi previsti strumenti di controllo e rimedio. Usarli come leva per una riforma di questo tipo significa, a suo avviso, creare un allarme ingiustificato e fuorviante.
Altro bersaglio della giudice è il luogo comune dei “giudici che non lavorano”. Un’accusa che Stilo respinge con decisione, sottolineando come la magistratura italiana sia tra le più produttive in Europa, spesso costretta a operare in condizioni di grave carenza di personale e risorse. Il problema, spiega, non è la mancanza di impegno dei magistrati, ma un sistema che li sovraccarica di compiti senza fornire strumenti adeguati.
Nel corso dell’intervista emerge con chiarezza la distanza tra la riforma proposta e i reali problemi della giustizia. Per Stilo, le criticità vere sono ben altre: organici insufficienti, strutture inadeguate, carenze tecnologiche, lentezza dei procedimenti dovuta a fattori organizzativi e normativi. Questioni che, secondo la magistrata, la riforma non solo non risolve, ma rischia di aggravare.
Il no di Antonella Stilo non è dunque ideologico, ma fondato su un’analisi concreta del funzionamento quotidiano della giustizia. Una posizione che invita a superare la propaganda e ad affrontare il tema con maggiore consapevolezza, mettendo al centro non slogan e miti, ma le reali esigenze del sistema giudiziario e dei cittadini.