Detenzione e spaccio di droga, concessi i domiciliari per un 37enne reggino
Il Tribunale della libertà ha accolto le argomentazioni rassegnate in udienza dal collegio difensivo rappresentato dagli avvocati Maria Rossana Ursino e Fabio Tuscano, revocando per l’uomo la custodia cautelare in carcere
Restituzione parziale della libertà per R.R. cl.89 accusato di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e tratto in arresto nella recente operazione condotta dalla DDA di Reggio Calabria. L’ordinanza del Gip Dott.ssa Candito aveva portato all’arresto di ben trentadue persone accusate a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla detenzione e spaccio nonché numerosi reati fine in tema di detenzione e spaccio.
Il Tribunale della libertà ha accolto le argomentazioni rassegnate in udienza dal collegio difensivo rappresentato dagli avvocati Maria Rossana Ursino e Fabio Tuscano, revocando la custodia cautelare in carcere e disponendo la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico da eseguirsi in una città situata fuori dal territorio della Regione Calabria.
Crolla quindi la presunzione di massima pericolosità in carcere per l’indagato R.R. e decisiva è stata in tal senso la produzione effettuata dalla difesa che depositava copiosa documentazione attestante la disponibilità ad accoglierlo in un immobile sito nella Regione Veneto quindi decisivo è risultato lo sradicamento dal contesto territoriale.
In sede di riesame, le argomentazioni dei due difensori si sono concentrate su una precisa prognosi della condotta futura dell’indagato, scardinando l’automatismo della massima misura carceraria. La difesa ha puntualmente e tempestivamente dimostrato che il pericolo di reiterazione del reato può essere neutralizzato senza la necessità di rimanere in carcere, a patto di recidere i legami con l’ambiente circostante.
Quindi, i punti posti in evidenza dai due penalisti sono stati lo sradicamento territoriale con il trasferimento del R.R. in una città fuori dalla Calabria quale elemento sintomatico di interruzione dei presunti contatti con la rete relazionale in cui sarebbero maturate le condotte illecite, l’idoneità del domicilio con l’individuazione di una dimora stabile e idonea fuori regione e la proporzionalità della misura alla stregua del principio del minor sacrificio necessario per cui la custodia in carcere deve rimanere l’extrema ratio. Il Sig. R.R. che nel procedimento è accusato di aver detenuto e ceduto circa 1 Kg di cocaina ha così lasciato la casa circondariale di Locri per raggiungere la città della Regione Veneto dove rimarrà agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico in attesa degli sviluppi del procedimento penale.