Esecuzione penale esterna, Passalacqua (Udepe): «Il reinserimento necessita di progettualità rivolte a chi sconta la pena fuori dal carcere»
La direttrice dell'ufficio distrettuale di Esecuzione Penale esterna si rivolge al Terzo settore e alle associazione affinchè, agli attori che già collaborano nei percorsi di rieducazione stimolando la partecipazione alla costruzione del Bene comune, se ne aggiungano altri. E poi anche l'appello per una sanità psichiatrica che con costanza assista chi, anche tra le persone seguite dall'Udepe, ne abbia bisogno
Fuori dal carcere e dentro la comunità di cui hanno violato il patto di convivenza civile, commettendo un reato e violando la legge. Questa la sfida di coloro che intraprendono il percorso di reinserimento sociale e rieducazione dopo essere stati ammessi alle misure alternative alla detenzione. Questa la dualità di cui parla Marianna Passalacqua, direttrice dell'Ufficio di esecuzione penale esterna nel distretto di Reggio Calabria, impegnato ad assistere coloro che, pur condannati, sono ammessi dal tribunale di Sorveglianza a scontare la pena fuori dal carcere. La direttrice Marianna Passalacqua sarà ospite dell’odierna puntata del format di approfondimento A tu per tu, pubblicato alle 18 sul Reggino.it.
Nel nostro ordinamento giuridico alla condanna per la commissione di un reato segue la detenzione in carcere, luogo di restrizione della libertà personale, in cui la pena ha una funzione rieducativa. Tuttavia, in costanza di determinati e stringenti requisiti di legge e non per tutti i reati, alla condanna può seguire invece l'esecuzione penale esterna, ossia fuori dal carcere.
L’alternativa al carcere
Ciò accade in caso di accesso alle misure alternative come l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare. Da qualche anno, in virtù dell'estensione dell'istituto della messa alla prova agli adulti prevista dalla riforma Cartabia, anche l'ammissione ai lavori socialmente utili. In questo caso non sono persone condannate, perchè il processo si sospende, e se il percorso ha esito positivo, si accorda il grande beneficio dell'estinzione del reato. Anche loro rientrano nell'ambito di attenzione dell'Udepe.
Può accadere anche che persone finiscano di scontare la pena in esecuzione esterna, quando alla fine della detenzione manchino pochi anni, e sempre in costanza di altri requisiti di legge. L’accesso alle misure alternative per le persone detenute, per esempio, secondo le innumerevoli denunce dell’osservatorio sulle carceri dell’Unione delle camere penali e del suo presidente, l’avvocato reggino Gianpaolo Catanzariti, dovrebbe avvenire con maggiore frequenza, nel rispetto dei diritti delle persone detenute e come importante strumento di decongestione degli istituto penitenziari sovraffollati.
Tornando a chi accede alle misure alternative al carcere, sconta il suo debito verso la comunità, di cui ha infranto le regole del patto di convivenza civile, nella comunità medesima. E allora per la piena riuscita del percorso di rieducazione e di reinserimento sociale, proprio quella comunità è chiamata a rivestire un ruolo attivo. Da qui l'appello accorato di Marianna Passalacqua, direttrice dell'Ufficio di esecuzione penale esterna nel distretto di Reggio Calabria.
L’impegno dell’Udepe e l’appello alla comunità
«In questo momento seguiamo circa 1800 persone sul territorio metropolitano. Sussiste una condanna, e con essa prescrizioni e restrizioni nella vita quotidiana, perchè la pena c'è e va scontata anche se fuori dal carcere. La rottura del patto sociale generata dal reato dev'essere risanata. L'ottica non deve essere quella della punizione ma quella della partecipazione, di un contributo concreto alla sua costruzione del bene comune».
L'obiettivo, dunque, è quello di ricomporre quella frattura ma per garantire frutti al percorso di rieducazione fuori dal carcere occorre il contributo collettivo, «occorre una comunità educante, fatta di istituzioni, associazioni, singoli presenti e attenti a questa fascia di popolazione.
“Dal mio punto di vista”, l’esecuzione penale esterna e la fotografia come strumento di riscoperta di séCondividiamo già questa necessità rieducativa e riparativa –prosegue la direttrice Marianna Passalacqua - con numerose associazioni dove i nostri assistiti svolgono attività di volontariato.
Educativa sportiva di strada, Paolo Cicciù racconta la missione del Csi “in campo” con i giovaniInvito le associazioni sensibili e aperte a essere sempre più numerose. Imprescindibile è per le persone che vengono ammesse alle misure alternative entrare in contatto con realtà sane che pongono al centro della propria opera la comunità, capaci di trasmettere anche in maniera osmotica valori diversi rispetto quelli che evidentemente erano propri della persona che in passato ha commesso un reato.
Da qui un altro appello, questa volta al Terzo settore, destinatario di fondi attraverso le istituzioni territoriali e i bandi per l'erogazione, in un'ottica europea di sussidiarietà e di compartecipazione del Welfare. Rivolgiamo un appello affinchè ci considerino una platea alla quale rivolgersi con le loro progettualità, i loro servizi dedicati alle fragilità e alla persone vulnerabili. Occorre garantire cura e attenzione anche a chi sconta una pena alternativa al carcere nella società.
Noi abbiamo bisogno che si sappia della nostra esistenza e che si indirizzino delle progettualità anche alle persone che noi assistiamo».
Le criticità sanitarie in ambito psichiatrico
Ma la ricerca di alleanze e partnership attiene anche e soprattutto all'ambito sanitario.
«Devo insistere anche sull'importanza delle istituzioni anche e soprattutto per l'aspetto sanitario, per noi fondamentale. Non parliamo di cittadini serie b. Le persone che assistiamo sono in particolare condizione di svantaggio.
La commissione di un reato spesso è anche determinata da fattori di natura sanitaria come tossicodipendenza e problematiche psichiche. Il sistema sanitario deve essere in grado di dare risposte e di farlo in modo costante. Una sanità, soprattutto psichiatrica, con consultori e centri di salute mentale efficienti, è per la nostra attività essenziale per una reintegrazione nel tessuto sociale. Una sanità efficiente è partner per noi irrinunciabile.
Il nostro compito è quello di intervenire sulla revisione critica del reato commesso, e per questo dobbiamo avvalerci delle collaborazioni con Terzo settore e associazioni, ma sul fronte sanitario dobbiamo essere assistiti», ha ribadito Marianna Passalacqua, direttrice dell'Ufficio di esecuzione penale esterna nel distretto di Reggio Calabria.
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