Gioia Tauro, la "Porta dell'oro bianco" non chiude: sequestrati 252 kg di cocaina
Due arresti in flagranza convalidati dalla Procura di Palmi guidata da Emanuele Crescenti. L'inchiesta, della quale sarà informata anche la DDA di Reggio Calabria, conferma lo scalo reggino come hub mondiale assoluto per i cartelli della droga e la 'ndrangheta
Non si ferma l'ondata di polvere bianca che tenta di forzare le banchine del porto di Gioia Tauro. L'ultima operazione ha portato al sequestro di 252 chilogrammi di cocaina e all’arresto di due persone colte in flagranza di reato. La posizione dei due indagati è stata vagliata dall’ufficio inquirente di Palmi, sotto la direzione del Procuratore Emanuele Crescenti, che ha convalidato i fermi. Data la natura del carico e le dinamiche criminali sottese, del fatto sarà formalmente informata la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, competente per le indagini sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nel narcotraffico internazionale.
Il ruolo strategico: Gioia Tauro come "Hub del Transhipment"
Questo ennesimo sequestro non è un episodio isolato, ma si inserisce in un contesto dove il porto della Piana funge da varco obbligato per i traffici globali. Secondo i più recenti rapporti della Direzione Nazionale Antimafia, lo scalo vive un "controllo totalizzante" da parte delle cosche calabresi, che godono di appoggi interni per gestire carichi che valgono miliardi di euro. Negli ultimi dieci anni, in questo perimetro di ferro e cemento, sono state sequestrate oltre 54 tonnellate di cocaina.
La posizione geografica di Gioia Tauro è la sua forza e, al contempo, la sua condanna. Lo scalo è diventato il principale nodo per il transhipment nel Mediterraneo.
Le tecniche di occultamento sono in continua evoluzione per sfuggire ai controlli sempre più stringenti: dai classici container refrigerati contenenti banane o prodotti ittici, fino all'utilizzo di sacchi di pellet, bobine di carta o autoveicoli usati. In questo scenario, il porto di Gioia Tauro incide per oltre il 97% dei sequestri di cocaina effettuati lungo le frontiere marittime italiane, confermandosi la trincea principale nel contrasto al narcotraffico internazionale.
L'indagine della Procura di Palmi è solo l'inizio di un nuovo capitolo giudiziario che cercherà di risalire la filiera del comando, in un equilibrio fragile dove lo Stato risponde colpo su colpo ai tentativi dei narcos di inondare l'Europa di polvere bianca.