Sezioni
26/05/2026 ore 19.00
Cronaca

Giuseppe Borrelli: «La corruzione è ancora un’emergenza culturale, non possiamo considerarla normale»

Il procuratore capo di Reggio Calabria ospite di “Tu per Tu” sul truck di LaC: dal nuovo Palazzo di Giustizia alla lotta alla corruzione, passando per intercettazioni e abuso d’ufficio. «La magistratura deve parlare ai cittadini, lavoriamo in nome del popolo italiano».

di Elisa Barresi

Nel salotto itinerante di “Tu per Tu” di LaC, il procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli ha tracciato un’analisi lucida e senza sconti sullo stato della giustizia italiana, soffermandosi in particolare sui temi della corruzione, delle intercettazioni e delle difficoltà strutturali che ancora segnano gli uffici giudiziari reggini.

Fin dalle prime battute dell’intervista, Borrelli ha sottolineato l’importanza di aprire la magistratura alla società civile: «La magistratura è stata per troppo tempo chiusa nei propri palazzi. È arrivato il momento di parlare alle persone e spiegare quello che facciamo, perché lavoriamo in nome del popolo italiano e il popolo italiano deve essere in grado di valutarci».

Un passaggio significativo è stato dedicato al nuovo Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria, opera attesa da oltre dieci anni e considerata dal procuratore una svolta decisiva per il funzionamento della macchina giudiziaria. Borrelli ha ricordato la sua esperienza a Salerno, dove il trasferimento in una nuova struttura migliorò concretamente l’efficienza degli uffici e le condizioni di lavoro del personale: «Gli spazi aiutano nell’efficienza e restituiscono dignità a chi lavora».

Il procuratore ha poi affrontato uno dei temi più delicati emersi negli ultimi anni: la persistenza di sistemi corruttivi che sembrano sopravvivere al tempo e ai cambiamenti legislativi. «Spero di non essere rimasto tra i pochi a ritenere la corruzione un reato grave», ha dichiarato, denunciando il rischio che alcune derive culturali finiscano per rendere socialmente accettabili pratiche illecite come tangenti e favoritismi.

Particolarmente netto il giudizio sull’abolizione del reato di abuso d’ufficio, definita da Borrelli «un passo indietro sul piano culturale». Secondo il procuratore, depenalizzare l’abuso d’ufficio trasmette il messaggio che abusare del proprio ruolo non sia più considerato illecito: «Tutto ciò che non è illecito diventa lecito. È questo il messaggio che passa».

Non meno critica l’analisi sulle recenti modifiche normative in materia di intercettazioni. Pur riconoscendo gli errori del passato nella gestione e diffusione di conversazioni private prive di rilevanza penale, Borrelli ha evidenziato come le nuove limitazioni rischino oggi di compromettere l’efficacia delle indagini: «Capita che intercettazioni relative anche a reati gravi non siano utilizzabili. È difficile accettare di avere la prova di un reato e doverla buttare via».

Guardando al futuro, il procuratore ha invitato a non perdere la speranza nel cambiamento, soprattutto in territori complessi come quello calabrese: «La speranza non è uno sport. Bisogna lavorare affinché le cose cambino». Un impegno che, ha assicurato, la Procura di Reggio Calabria continuerà a portare avanti nonostante le difficoltà normative e organizzative.

L’intervista si è chiusa con l’impegno reciproco a proseguire il dialogo tra magistratura, informazione e cittadini, nella convinzione che trasparenza e confronto pubblico siano strumenti indispensabili per rafforzare la fiducia nelle istituzioni.