Il fronte del “no” e il dissenso che parte dalle Procure: «La Riforma? Riguarda la magistratura senza alcun beneficio per la giustizia»
Il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo analizza criticamente l’iniziativa del governo mettendo in fila «i rischi costituzionali, l’aumento dei costi e nessun servizio concreto per i cittadini»
L’anno si apre con un nodo cruciale per il Paese: la riforma della giustizia promossa dal governo, nota come Riforma Nordio. Un tema che, come sottolinea il procuratore Giuseppe Lombardo, non nasce oggi ma che, anche a fine anno, ha visto l’esecutivo annunciare nuove iniziative, come l’intervento sulla Corte dei Conti. Proprio attorno a questa riforma si è sviluppato un ampio dibattito, che a Reggio Calabria – così come nel resto d’Italia – ha portato alla nascita di comitati e iniziative di confronto, segno evidente di un diffuso scetticismo.
Secondo Lombardo, infatti, molti aspetti della riforma non convincono e i rischi, soprattutto per chi non è del settore, non sono ancora del tutto chiari. Per questo motivo nei prossimi mesi sarà necessario un percorso di spiegazione dettagliata, con un linguaggio semplice, per aiutare i cittadini a comprendere cosa sia realmente la riforma in discussione e quali effetti potrà avere.
Il punto centrale dell’analisi del procuratore è netto: «Non si tratta di una riforma della giustizia, ma di una riforma della magistratura. Gli interventi ipotizzati incidono quasi esclusivamente sull’assetto costituzionale dei magistrati, sull’inquadramento delle carriere e sul funzionamento degli organi di autogoverno. In particolare, la riforma prevede il superamento dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura in favore di due distinti organi, oltre alla creazione di una Alta Corte disciplinare autonoma».
Secondo Lombardo, contrariamente a quanto spesso dichiarato, il “servizio giustizia” non riceverà alcun beneficio concreto. Al contrario, il rischio è quello di destabilizzare un sistema normativo che, pur tra mille difficoltà e grazie a numerosi interventi stratificatisi negli anni, oggi riesce comunque a fornire risposte. Un ulteriore elemento critico riguarda i costi: la riorganizzazione degli organi di autogoverno e disciplinari comporterebbe, su base decennale, un aumento di spesa stimato in circa un miliardo e mezzo di euro.
Risorse che, secondo il procuratore, dovrebbero invece essere destinate a rafforzare l’efficienza degli uffici giudiziari, incrementare il numero dei magistrati e ridurre i tempi della giustizia, esigenze reali e sentite dai cittadini. Aspetti che, nella riforma attualmente in discussione, non vengono affrontati né risolti. Il rischio, conclude Lombardo, è dunque quello di cambiare in profondità l’assetto della magistratura senza migliorare in alcun modo la giustizia che i cittadini attendono.