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16/07/2026 ore 06.30
Cronaca

Il legno che rigenera l’anima: a San Giorgio Morgeto il lavoro dei detenuti diventa bene comune

L’inaugurazione della nuova aula consiliare celebra l’incontro tra istituzioni e percorsi di rieducazione. Grazie alla maestria dei detenuti della Casa di Reclusione di Laureana di Borrello, un’opera d’arte in legno massello diventa il simbolo di un riscatto sociale possibile attraverso il lavoro, la legalità concreta e la bellezza

di Elisa Barresi

Entrare nella nuova aula consiliare di San Giorgio Morgeto oggi non significa solo ammirare un nuovo spazio istituzionale, ma trovarsi davanti a un imponente tavolo in legno massello che profuma di riscatto e di futuro. Non è un semplice pezzo di arredamento, ma un ponte tangibile gettato tra il carcere e la comunità, un’opera che ci ricorda come la legalità non sia un concetto astratto da celebrare solo nelle ricorrenze, ma un cantiere aperto fatto di fatti e opere concrete. Questo progetto, nato da un'intuizione del sindaco e portato a termine con una celerità sorprendente in soli cinque mesi, ci insegna che quando le istituzioni decidono di collaborare con determinazione, la trasformazione dell'individuo smette di essere un'utopia e diventa realtà. Come ha ricordato la garante per le persone private della libertà personale Giovanna Russo, operare nella Calabria della legalità significa proprio questo: tenere per mano le persone e dimostrare con i fatti che il cambiamento è possibile, specialmente in un mese carico di memoria come luglio.

Il valore pedagogico di questa iniziativa risiede proprio nella sua valenza trattamentale: non stiamo parlando di un passatempo, ma di un lavoro vero che dona dignità e utilità sociale. Lucia Castellano, provveditore regionale, ha espresso con forza l'orgoglio per un manufatto professionale che serve la comunità, sottolineando come questa collaborazione sia l'essenza stessa dell'amministrazione penitenziaria. La nostra Costituzione ci ricorda che la pena deve tendere alla rieducazione, un termine che Stefano De Michele ha tradotto come una metamorfosi necessaria, dove il trattamento deve instillare quei germi capaci di restituire alla società un soggetto migliore di quello che è entrato in carcere. Attraverso la via del lavoro, i dodici protagonisti della casa di reclusione "Luigi Daga" di Laureana di Borrello hanno appreso un mestiere sotto la guida di un maestro d’arte, acquisendo quella carta da giocare fondamentale per il loro futuro reinserimento nella vita libera.

È un percorso che chiude simbolicamente un cerchio doloroso: se con l'errore si è tolto qualcosa alla collettività, con la creazione di questo spazio di democrazia e dialogo si restituisce bellezza e servizio. Le parole cariche di gratitudine di uno dei detenuti, che ha ringraziato il comandante e il personale per l'aiuto ricevuto nell'inserimento lavorativo, confermano che l'esperienza pratica vale più di mille proclami. Sentire i nomi di Saed, Kev, Francesco, Gabriele, Amed, Sandro, Sergio, Assilcan, Jamispedec, Caram, Shain e Giuseppe non serve solo a onorare il loro impegno manuale, ma a restituire loro un'identità che va oltre la detenzione. La pedagogia del riscatto passa anche per la via del bello e della cultura, percorsi che elevano lo spirito e che presto vedranno un altro simbolo importante a Reggio Calabria con il progetto delle Porte della Speranza, un passaggio interiore ed esteriore realizzato in collaborazione con artisti e scienziati.

Tuttavia, affinché questo modello non resti un’eccezione isolata ma diventi la norma, è necessario uno sforzo collettivo che superi le croniche carenze di fondi per la formazione, come evidenziato dal Procuratore Nicola Gratteri intervenuto all'evento. La vera sfida educativa per il territorio è ora quella di coinvolgere le aziende private, permettendo ai detenuti di mettere a frutto le competenze acquisite anche all'esterno, poiché senza istruzione e senza un'occupazione reale il rischio di recidiva rimane altissimo. La sinergia mostrata a San Giorgio Morgeto, che potrebbe espandersi anche alla lavorazione della ceramica e coinvolgere altri comuni, dimostra che la società civile può essere il motore di questa rinascita. In questa nuova sala, dove regneranno il dialogo e la responsabilità, il bene comune ha oggi il volto e la fatica di chi ha scelto di ricominciare.