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02/02/2026 ore 21.00
Cronaca

Il procuratore Dominijanni lancia l’allarme: «Informatizzazione in ritardo, edilizia fatiscente e imprese sequestrate destinate al fallimento»

All’inaugurazione dell’anno giudiziario il procuratore generale della Corte d’Appello di Reggio Calabria traccia il bilancio delle procure del distretto ma soprattutto accende i riflettori sulle criticità strutturali del sistema: dal Palazzo di Giustizia alla gestione delle imprese sequestrate alla ’ndrangheta fino alla grave emergenza delle strutture psichiatriche per minori in Calabria. Un intervento duro, scandito da appelli alle istituzioni e da richieste di assunzione di responsabilità: «Oneri, non solo onori»

di Elisa Barresi

Nel suo intervento in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, il procuratore generale della Corte d’Appello di Reggio Calabria, Gerardo Dominijanni, ha offerto un quadro articolato dell’attività delle procure del distretto, soffermandosi però con particolare attenzione sulle criticità che continuano a ostacolare il corretto funzionamento della giustizia.

A partire dall’informatizzazione del processo penale, tema sul quale Dominijanni non ha nascosto preoccupazione e disappunto.
«Bisogna riscontrare come vi siano ritardi sull'informatizzazione del processo penale – ha affermato – i cui applicativi lasciano molto a desiderare e complicano, se non impediscono, il nostro lavoro e quello dell’Avvocatura». Una situazione talmente complessa che, ha ricordato il procuratore generale, «il 31 dicembre scorso i tre uffici requirenti del distretto hanno dovuto sospendere l’obbligatorietà, per alcune procedure, dell’applicazione APP, prendendo atto delle difficoltà operative».

Altro nodo cruciale è quello dell’edilizia giudiziaria, definita senza mezzi termini come gravemente carente. Dominijanni ha rivolto un appello diretto ai parlamentari presenti affinché si facciano portavoce presso il Ministero della Giustizia: «È necessario che si provveda celermente a dare adeguata soluzione a una situazione ormai non più sostenibile».

Sul punto, il procuratore generale ha ribadito la necessità di completare il nuovo palazzo di giustizia e di dare attuazione alla Convenzione del 12 marzo 2024 con la Città Metropolitana per la sistemazione definitiva della Procura generale. Un passaggio che consentirebbe anche di ridurre i costi per immobili in locazione «fatiscenti e non a norma, utilizzati come archivi».

Nonostante le difficoltà, Dominijanni ha rivendicato i risultati ottenuti sul piano finanziario. Grazie agli acquisti centralizzati presso la Procura generale, «gli uffici requirenti del distretto sono riusciti a conseguire notevoli risparmi mediante le economie di scala», con una riduzione dei costi «dal 35 al 63 per cento rispetto ai prezzi medi di mercato».

È stata inoltre avviata una dismissione virtuosa di beni mobili e informatici, ceduti ad associazioni di volontariato e ad altri uffici giudiziari del distretto, con elenco pubblicato sul sito istituzionale.
Uno dei passaggi più incisivi dell’intervento ha riguardato la gestione delle imprese infiltrate dalla ’ndrangheta sottoposte ad amministrazione giudiziaria.

Una problematica che Dominijanni solleva da anni e che, ha sottolineato, rischia di trasmettere un messaggio distorto: «Le imprese vengono condotte a sicura rovina invece di essere risanate. Il messaggio che veicola questo contesto è che la ’ndrangheta crea occupazione, lo Stato la distrugge».

Un primo segnale di inversione di rotta, ha spiegato, è arrivato grazie all’iniziativa del prefetto Vaccaro, che ha portato alla firma di un protocollo innovativo con le banche della regione, alla presenza del sottosegretario Wanda Ferro. «Accade sistematicamente – ha spiegato – che le banche, appena vengono a conoscenza del sequestro giudiziario dell’azienda, revochino o blocchino il fido, ritenendo paradossalmente più affidabile l’indagato colpito da misura di prevenzione rispetto allo Stato».

Il protocollo prevede una interlocuzione preventiva con l’Autorità giudiziaria, per valutare se l’impresa abbia margini di risanamento o debba essere liquidata, e il coinvolgimento sinergico di magistratura, avvocatura, commercialisti e istituti di credito. «È solo un primo, ma fondamentale, passo», ha precisato Dominijanni, indicando però ulteriori obiettivi: formazione aziendale degli amministratori, reali opportunità di mercato, evitare concentrazioni di incarichi e valutare l’operato secondo benchmark prestabiliti.

Il procuratore generale ha scelto di non entrare nel merito della separazione delle carriere, pur auspicando «confronti aperti alla cittadinanza» per chiarire le reali ricadute della riforma costituzionale. Ha quindi sollevato il tema della correttezza del dibattito pubblico, citando l’iniziativa della Camera Penale di Catanzaro nelle scuole e chiedendosi cosa sarebbe accaduto se una simile attività fosse stata promossa dall’Associazione nazionale magistrati.

L’intervento si è chiuso con un accorato appello alle istituzioni regionali su una delle emergenze più gravi e meno visibili: l’assenza in Calabria di strutture psichiatriche residenziali per minori.

«Nonostante la crescente incidenza dei disturbi psichiatrici tra i giovani – ha denunciato – la Calabria non dispone di alcun centro dedicato. I minori vengono trasferiti fuori regione o collocati in comunità non attrezzate, con personale privo delle competenze necessarie». Una situazione che, ha concluso, «non è solo un minus giuridico, ma una grave emergenza sociale e morale».

«Oneri, non solo onori», l’ultimo monito di Dominijanni, affidato alla coscienza collettiva e al principio, profondamente umano, «per il quale nessuno debba essere lasciato solo, soprattutto chi si trova in difficoltà».