Insultò sui social il sindaco Falcomatà, hater condannato a un’ammenda
A darne notizia l'ex primo cittadino e consigliere regionale: «Le parole hanno conseguenze». Poi la solidarietà a Tilde Minasi
«Ricordate quando vi ho detto che avevo denunciato una persona che mi aveva pesantemente, deliberatamente e ripetutamente diffamato ed insultato sui social?». Giuseppe Falcomatà affida a un post la notizia dell’esito giudiziario: «Il mio avvocato mi ha appena comunicato che questa persona è stata condannata dal giudice ad una pesante ammenda». Il passaggio, raccontato senza nomi, si appoggia a una scelta precisa: «Non dirò chiaramente di chi si tratta… perché il senso di questa vicenda è un altro».
Quel “senso” Falcomatà lo lega a una traiettoria già nota. Nel settembre 2024 aveva testimoniato in tribunale «come persona offesa» in un processo per diffamazione nato dalla sua denuncia, spiegando allora che a un certo punto «vada messo un argine» alla deriva degli insulti online e richiamando l’impatto sui più giovani.
Pochi giorni dopo, il clima era tornato a farsi rovente: l’allerta meteo, tema di protezione civile, era diventata pretesto di attacco personale, con minacce e frasi violentissime pubblicate dallo stesso Falcomatà per mostrare fino a dove può spingersi l’odio digitale.
Oggi, con la condanna e l’ammenda per l’hater, il consigliere regionale prova a spostare il baricentro dalla cronaca giudiziaria alla cultura pubblica del linguaggio. «Insulti, aggressioni, sproloqui, parolacce, diffamazioni e calunnie varie ed assortite. Adesso basta!». Il post scorre come un atto d’accusa contro la normalizzazione dell’offesa e contro l’idea che la rete sia un luogo senza conseguenze: «Uno schermo non significa impunità». E ancora: «Quello che scriviamo ha sempre delle conseguenze, oltre ad essere un pessimo esempio per i nostri figli».
Dentro questa riflessione Falcomatà inserisce un fatto di stretta attualità: «Due giorni fa la Senatrice Minasi, che ho sentito telefonicamente, è stata costretta a denunciare dei pesantissimi insulti sessisti. A lei va la mia piena solidarietà». Un aggancio che allarga il tema dall’odio “contro” al linguaggio “su”, quando colpisce la persona e il genere, e richiama la scelta della senatrice reggina di rivolgersi alla Questura dopo attacchi degenerati in offese sessiste.
Tilde Minasi denuncia gli insulti sessisti: «Una scelta di dignità oltre le appartenenze»Falcomatà chiude chiedendo un cambio di passo quotidiano, fatto anche di segnalazioni e prese di posizione: «È ora di invertire la rotta… ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare la differenza». La cornice resta una sola: responsabilità. Perché, scrive, «alla fine, la giustizia, come la gentilezza, trionfa sempre».