La giustizia canonica con il volto della verità e della misericordia, aperto l'anno giudiziario ecclesiastico
Nell’Aula Magna del Seminario Arcivescovile “Pio XI” è emersa una visione della giustizia ecclesiale come servizio pastorale, orientato alla tutela delle vittime, alla ricerca della verità e alla comunione ecclesiale con particolare attenzione ai più piccoli e alle famiglie
Nell’Aula Magna “Mons. Vittorio Luigi Mondello” del Seminario Arcivescovile “Pio XI” si è celebrata l’inaugurazione dell’Anno giudiziario ecclesiastico dei Tribunali Ecclesiastici Interdiocesani Calabri (TEIC e TEICA), alla presenza dei vescovi della Calabria, di operatori del diritto canonico e di rappresentanti del mondo ecclesiale.
Ad aprire l’incontro è stato mons. Fortunato Morrone, Arcivescovo metropolita di Reggio Calabria - Bova e Presidente della Conferenza Episcopale Calabra, che ha posto l’accento sul volto pastorale della giustizia ecclesiale. «Il diritto nella Chiesa – ha ricordato – non ha mai la sanzione come fine a se stessa, ma è inserito nella ricerca della verità, della giustizia e del bene delle persone, alla luce della misericordia». Una giustizia che, anche nei casi più complessi, è chiamata a custodire la comunione e ad accompagnare le persone verso la riconciliazione e la responsabilizzazione.
Ampia e articolata la relazione di mons. Vincenzo Varone, Vicario giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro, che ha definito l’inaugurazione dell’Anno giudiziario come un momento di rinnovamento dell’impegno ecclesiale: «Non un semplice atto formale – ha affermato – ma un’occasione per riaffermare il nostro servizio ai fedeli, che dal Tribunale attendono certamente una risposta giuridica, ma prima ancora un sostegno spirituale e umano».
A dieci anni dal Motu Proprio Mitis Iudex Dominus Iesus, mons. Varone ha tracciato un bilancio positivo della riforma dei processi di nullità matrimoniale, pur evidenziando la necessità di un rinnovato coraggio pastorale nel valutare le situazioni di separazione e divorzio. Richiamando il recente discorso di Papa Leone XIV alla Rota Romana, ha ribadito l’invito ad essere «cooperatori della verità, con rigore ma senza rigidità, con serietà scientifica e fedeltà al magistero».
Il Vicario giudiziale ha illustrato i dati statistici relativi al 2025, segnalando un calo significativo dei libelli introduttivi e dei processi breviores, fenomeno che interroga profondamente la pastorale familiare e la capacità della Chiesa di intercettare il disagio coniugale dei fedeli. Centrale resta il capo di nullità del grave difetto di discrezione di giudizio, indice di una crescente fragilità relazionale e personale.
Nel suo saluto, mons. Claudio Maniago, Moderatore del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro e di Appello, ha richiamato il legame inscindibile tra verità, giustizia e carità, sottolineando come il processo canonico sia uno strumento indispensabile per accertare la verità nel caso concreto, nel rispetto delle persone e delle norme, con una profonda responsabilità morale da parte di tutti gli operatori.
Cuore della serata è stata la prolusione di S.E. mons. John Joseph Kennedy, Segretario della Sezione Disciplinare del Dicastero per la Dottrina della Fede, dedicata al tema “Ratio e presupposti del processo penale amministrativo canonico: questioni irrisolte e prospettive”. Mons. Kennedy ha definito l’inaugurazione dell’Anno giudiziario come «un’apertura che guarda al futuro con speranza», invitando a superare una visione puramente negativa dell’aspetto giudiziario: «Spesso il processo è associato ad amarezza e dolore, ma in realtà può diventare uno spazio di collaborazione, di ascolto e di ricerca condivisa di una vita nuova».
Il Segretario della Sezione Disciplinare ha posto l’accento sull’importanza di creare contesti ecclesiali nei quali le vittime si sentano incoraggiate a parlare e a denunciare, certi di trovare una Chiesa pronta ad ascoltare e ad intervenire con giustizia: «Quando le persone trovano il coraggio di raccontare quanto è accaduto, la Chiesa deve essere pronta ad accoglierle e a offrire risposte credibili. Questo è già un primo rimedio a tanta sofferenza».
Mons. Kennedy ha illustrato l’evoluzione delle procedure negli ultimi anni, spiegando come, accanto al processo penale giudiziario, si ricorra oggi più frequentemente, quando opportuno, al procedimento penale amministrativo, soprattutto nei casi di abuso su minori. Una scelta dettata dall’esigenza di giungere a decisioni giuste in tempi adeguati, senza rinunciare alle garanzie procedurali e alla ricerca rigorosa della verità.
Nel descrivere il funzionamento interno della Sezione Disciplinare del Dicastero, Kennedy ha evidenziato il valore della collegialità, della trasparenza e del discernimento condiviso: «Non esistono soluzioni standard. Ogni caso viene esaminato singolarmente, nella convinzione che solo lavorando insieme, in dialogo con i vescovi e con i consulenti di tutto il mondo, si possa giungere a decisioni che siano davvero al servizio della verità e della giustizia».
Ha infine ribadito che il diritto penale canonico è un’opera che coinvolge tutta la Chiesa e che richiede competenza, prudenza e responsabilità, con uno sguardo sempre rivolto alla tutela dei più vulnerabili e al bene della comunità ecclesiale. L’inaugurazione dell’Anno giudiziario ecclesiastico si è così confermata come un momento di alta riflessione ecclesiale, nel quale giustizia, misericordia e verità sono state indicate come coordinate essenziali di un servizio che intende custodire la dignità delle persone e la credibilità della Chiesa.