Mafia, lo Stato spezza il vincolo di sangue: la legge Liberi di scegliere è realtà
Il Senato approva all'unanimità il modello Di Bella: tutele, nuove identità e supporto economico per donne e minori che fuggono dai clan per spezzare l'ereditarietà mafiosa
Il 15 luglio 2026 segna una data storica nella legislazione antimafia italiana. Con un voto unanime e definitivo, l’aula del Senato ha approvato la proposta di legge “Liberi di scegliere”, trasformando in norma strutturale dello Stato un protocollo sperimentale che per anni ha rappresentato l'unica via di fuga per centinaia di minori e donne nati in contesti di criminalità organizzata. Il provvedimento, che aveva già ottenuto il via libera della Camera lo scorso 2 luglio, istituzionalizza ed estende a tutto il territorio nazionale il modello avviato nel 2012 da Roberto Di Bella, allora presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria.
L’obiettivo centrale della legge è spezzare l'ereditarietà criminale, offrendo una reale alternativa di vita a chi è nato in famiglie dove il destino mafioso sembrava già scritto. «È un tassello fondamentale per innovare la legislazione antimafia costruita da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino», ha dichiarato la Premier Giorgia Meloni, sottolineando come lo Stato garantirà d'ora in poi la protezione necessaria per costruirsi una vita libera e sicura altrove. Anche il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, ha rimarcato la portata della norma: «Nessun figlio deve essere condannato a ereditare le regole criminali dei propri genitori».
La nuova legge non si limita a principi astratti, ma introduce strumenti operativi e risorse finanziarie dedicate. I destinatari sono i minori, i giovani adulti fino ai 25 anni e i genitori che manifestano la chiara volontà di dissociarsi dai clan. Per loro, il testo prevede misure di protezione personale che possono includere il trasferimento immediato in luoghi protetti, l'utilizzo di documenti di copertura e, nei casi più gravi, il cambiamento definitivo delle generalità.
Sotto il profilo economico e sociale, la legge garantisce un supporto concreto per favorire il reinserimento nella società civile: dall'accesso all'istruzione obbligatoria al sostegno psicologico, fino a percorsi di riqualificazione professionale e all'assegnazione di un alloggio. È prevista inoltre l'erogazione di un assegno periodico per chi si trova nell'impossibilità di lavorare. Per sostenere queste misure, lo Stato ha stanziato una copertura finanziaria progressiva che arriverà a 11,4 milioni di euro annui a partire dal 2029.
Oltre all’aspetto normativo, «Liberi di scegliere» rappresenta una vera e propria sfida alla sottocultura mafiosa. Come evidenziato dai magistrati reggini, la 'ndrangheta e le altre mafie si fondano su vincoli di sangue che rendono i minori vittime di un indottrinamento precoce alla violenza e all'omertà. Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, ha espresso enorme gioia per l'approvazione di quella che definisce «una legge di civiltà». Secondo Ciotti, le storie delle donne che hanno avuto il coraggio di ribellarsi ai mariti e ai clan hanno aperto una breccia nei circuiti criminali, dimostrando che la libertà è un richiamo più forte del sangue.
La gestione operativa del programma sarà affidata a un Comitato tecnico-scientifico istituito presso il Ministero della Giustizia, che avrà il compito di monitorare l'efficacia degli interventi e coordinare le reti territoriali. Lo Stato sfida così il potere dei clan sul loro terreno più intimo, quello della famiglia, offrendo ai figli dei boss il diritto, finora negato, di poter finalmente scegliere chi diventare.