Migranti, due anni fa il tragico naufragio a Roccella Jonica nell’indifferenza delle istituzioni
Il dramma consumato nel Mediterraneo costato la vita a decine di profughi. Stasera commemorazione al porto
Sono passati due anni da quella notte tra il 16 e il 17 giugno 2024, quando il Mar Ionio si trasformò in un cimitero a 120 miglia dalle coste calabresi per decine di migranti, partiti da un porto della Turchia a bordo di una barca a vela rimasta alla deriva per diversi giorni, con uno scafo semi affondato, probabilmente a seguito dell’esplosione di un motore. Secondo le persone sopravvissute, diverse imbarcazioni sarebbero passate in quell’arco di tempo senza intervenire: la barca è stata soccorsa solo dopo il lancio del “mayday” da parte di una nave francese che aveva intercettato il veliero affondato.
Una tragedia ricordata soprattutto per l’imbarazzante silenzio istituzionale: operazioni di sbarco blindate, giornalisti tenuti a distanza dietro recinti improvvisati e salme trasportate nel cuore della notte verso porti distanti centinaia di chilometri, come Gioia Tauro e Crotone, quasi a voler polverizzare il dolore per renderlo invisibile all'opinione pubblica. Perché questo trattamento? E’ il timore dell’”effetto Cutro". Il governo voleva evitare a ogni costo l'immagine di un’altra fila interminabile di bare davanti agli occhi del mondo. Così i sopravvissuti sono stati smistati in ospedali diversi, separando persino i membri delle stesse famiglie, come accaduto alla bambina di dieci anni rimasta sola dopo aver perso tutti i suoi cari, trasferita a 250 chilometri di distanza da chi l’aveva inizialmente assistita.
Persino i numeri sono diventati un campo di battaglia per la verità. Mentre la Prefettura parlava inizialmente di circa 35 vittime, il monitoraggio indipendente di testate come Radio Radicale, incrociando i "mattinali" della Guardia Costiera, arrivava a contarne almeno 41. Oggi, grazie al lavoro di organizzazioni come l’ASGI e il progetto Medea, alcune di quelle salme non sono più soltanto un numero in un cimitero. Le targhette metalliche con i nomi, apposte dopo lunghe battaglie legali e diffide, restituiscono un briciolo di dignità a chi è stato sepolto per mesi nel silenzio più totale.
Per ricordare quella tragica giornata questa sera al Porto delle grazie è prevista una commemorazione promossa dalla Caritas diocesana di Locri con una preghiera interreligiosa e di riflessione prima di un simbolico omaggio floreale alla memoria delle vittime.