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14/07/2021 ore 23.05
Cronaca

Moti di Reggio, 51 anni fa la rivolta che cambiò la storia fra ribellioni e zone d'ombra

Sette mesi in cui la città fu sconvolta da scontri con le forze dell'ordine. La voglia di ribellarsi alle decisioni centrali e quel ruolo mai chiarito di 'ndrangheta ed eversione
di Gabriella Lax

Viscerale e potente. Era il 14 luglio del 1970 quando a Reggio Calabria si accendevano i moti della rivolta destinata comunque a segnare la storia della città dello Stretto. Sette lunghissimi mesi di ribellione, animati, una opposizione dura quella dei reggini alla volontà di spostare il capoluogo a Catanzaro.

Cinquantuno anni fa come oggi, Pietro Battaglia, sindaco di Reggio era in testa al movimento popolare per Reggio capoluogo. Ed il 14 luglio 1970 è il giorno che con la proclamazione dello sciopero generale segna una linea di demarcazione. I cittadini senza remore scendono in piazza, e trovano ferma la risposta delle forze dell’ordine.

Reggio diventa il teatro di una violenta guerra civile, animata dallo spirito non sopraffazione che vede Ciccio Franco a capo della rivolta. Smembrata, divisa e devastata da scontri e distruzioni la città porterà un fardello di vittime non indifferente.

Il bilancio delle guerriglie è di 5 morti e centinaia di feriti. Tre i civili uccisi: Bruno Labate, ferroviere di 46 anni iscritto alla SFI- CGIL, trovato senza vita il 15 luglio 1970 in una strada del centro, dopo un assalto di manifestanti alle sedi del Pci e del Psi, contrari alla protesta, e cariche della polizia. Poi toccò ad Angelo Campanella, 43 anni, autista dell’Azienda Municipale Autobus di Reggio, ucciso da colpi d’arma da fuoco, negli scontri con la polizia il 17 settembre; Carmine Jaconis, barista 25enne che passava per caso, un anno dopo durante l’anniversario per la morte di Campanella. Due morti tra i militari: uno per infarto e l’altro fu colpito da un sasso lanciato contro un treno che trasportava poliziotti alla stazione di Reggio Lido il 12 gennaio 1971.

Solo molti mesi più tardi di quel 14 luglio la situazione rientrerà. Sono 851 le persone denunciate, di cui 723 incensurate: 400 minori di 25 anni, 100 minori di 18 anni. Il 23 febbraio 1971 l’esercito entra a Reggio Calabria con i mezzi cingolati e pone fine alla rivolta. Un silenzio pagato con promesse che ancora oggi di un polo siderurgico mai realizzato e il contentino della sede del consiglio regionale nella città dello Stretto.

Sullo sfondo rimangono le tematiche che non hanno ancora trovato verità giudiziaria: quale fu il ruolo della destra eversiva e quale quello della ‘Ndrangheta nell’appropriarsi di quella che nacque come una rivolta di popolo?