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13/07/2026 ore 06.30
Cronaca

'Ndrangheta, Di Bella: «I boss sono uomini del disonore, la Calabria sta maturando gli anticorpi»

Il magistrato, a Reggio Calabria, traccia il bilancio del progetto "Liberi di Scegliere": oltre 200 minori sottratti alle logiche dei clan e un tabù finalmente infranto nelle scuole

di Elisa Barresi

Un ritorno alle radici per guardare al futuro. Roberto Di Bella, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania, è tornato nella "sua" Reggio Calabria per ribadire la necessità di un impegno costante contro la criminalità organizzata, partendo proprio dai più giovani. Il fulcro del suo intervento è la demolizione della mitologia mafiosa: il magistrato ha spiegato chiaramente che è necessario far capire ai ragazzi che i boss della 'ndrangheta non sono affatto uomini d’onore, bensì uomini del disonore che non devono essere imitati.

Secondo Di Bella, quel tipo di esistenza non offre alcuna prospettiva, poiché provoca inevitabilmente solo sofferenza, carcerazione e morte, un messaggio che va veicolato ai giovani in modo diretto e senza timori.

Il progetto "Liberi di Scegliere" e la svolta culturale

L'invito del magistrato è quello di non rassegnarsi mai e di mettere al centro della lotta alla mafia la questione minorile. Il progetto "Liberi di Scegliere", nato proprio in riva allo Stretto, sta raccogliendo frutti significativi non solo nelle aule di tribunale, ma anche nel tessuto sociale. Di Bella ha evidenziato come la Regione Calabria abbia varato una legge specifica che valorizza l’aspetto culturale di questa iniziativa. Oggi, il libro e il film nati da questa esperienza sono oggetto di studio in tutte le scuole calabresi di ogni ordine e grado. Per il magistrato, questo segna una svolta epocale: la Calabria sta finalmente maturando gli anticorpi necessari per sconfiggere il virus della 'ndrangheta, definito come un virus primariamente culturale.

I numeri del cambiamento

I risultati concreti del progetto parlano chiaro e delineano un impatto profondo sulle dinamiche interne alle famiglie criminali. Dal punto di vista giudiziario, sono più di 200 i minori che sono entrati nel percorso di recupero. Accanto a loro, 34 donne hanno trovato il coraggio di abbandonare i territori di mafia e sette di esse hanno scelto la via della collaborazione con la giustizia. Un dato sorprendente riguarda i vertici dei clan: diversi boss hanno deciso di collaborare con lo Stato proprio in seguito agli interventi giudiziari che hanno riguardato i loro figli o nipoti.

La fine del silenzio nelle scuole

Uno dei traguardi più sentiti da Di Bella riguarda il mondo dell'istruzione. Il magistrato ha ricordato come, fino a un decennio fa, negli istituti scolastici calabresi la 'ndrangheta fosse un vero e proprio tabù e gli insegnanti avessero timore di parlarne per non urtare la sensibilità delle famiglie. Oggi questa barriera è caduta: il tema viene affrontato apertamente in classe, rappresentando un grande risultato per l'intera comunità. Sebbene la strada per la completa liberazione sia ancora lunga, Di Bella è convinto che il processo sia ormai avviato in modo irreversibile.