‘Ndrangheta in Alto Adige, la corte d’appello di Trento conferma e assolve Giuseppe Perre da tutte le accuse
Difeso dall’avvocato Pier Paolo Emanuele del foro di Reggio Calabria era stato già scarcerato sei anni fa, poco dopo il suo arresto, Già assolto nel 2024, in esito al giudizio di primo grado celebrato dinanzi al Gup nelle forme del rito abbreviato
Giuseppe Perre era accusato di aver preso parte ad un’associazione mafiosa operante in Alto Adige, oltre che di due cessioni di cocaina commesse in quel territorio, nell’ambito del processo penale scaturito dalla nota operazione “Freeland”.
L’uomo, difeso dall’avvocato Pier Paolo Emanuele del Foro di Reggio Calabria, era stato già scarcerato sei anni fa, ossia poco dopo il suo arresto, dal Tribunale della libertà di Trento, oltre che poi assolto da tutte le accuse nel 2024, in esito al giudizio di primo grado che era stato celebrato dinanzi al Gup nelle forme del rito abbreviato.
La Procura Distrettuale Antimafia – nella persona del dottore Ognibene – aveva tuttavia impugnato tale sentenza e quindi anche la assoluzione di Perre Giuseppe. E ciò, appunto, continuando a ritenere che Giuseppe Perre facesse in realtà parte di una “locale” di ‘ndrangheta insediatasi da lungo tempo in territorio altoatesino, con collegamenti con la Calabria ed in specie con la presunta cosca “Papalia-Italiano”, asseritamente operativa in località Platì e Delianuova. Una cosca, questa, che – secondo la locale Procura Distrettuale Antimafia – si sarebbe resa in ogni caso “autonoma” rispetto alla “casa-madre”, “esteriorizzando” in territorio altoatesino una “propria” forza di intimidazione mafiosa. In questo contesto associativo, si insisteva nel reputare che Giuseppe Perre sarebbe stato addirittura una sorta di “prosecutore” e quindi di attuale “portavoce” del di lui padre, Francesco Perre (di recente deceduto), contribuendo così a perpetuare in Alto Adige questa ritenuta egemonia mafiosa di matrice calabrese.
Una ricostruzione, questa, che è stata avversata dal legale di fiducia di Perre Giuseppe e che, oggi, ha trovato ulteriore ed autorevole smentita da parte della Corte d’appello di Trento, la quale ha pertanto aderito alle obiezioni difensive volte a dimostrare la inesistenza di un fenomeno associativo mafioso operante in Alto Adige e quindi la commissione da parte di Giuseppe Perre di qualsiasi condotta di natura mafiosa. E non solo, dal momento che l’avvocato Emanuele ha ottenuto in appello anche la conferma della estraneità del proprio assistito rispetto a tutte le ulteriori accuse che continuavano ad essergli mosse. In appello è stata ribadita infatti anche la sua assoluzione dalle due ipotesi di cessione di droga, l’una perché il fatto non sussiste e l’altra per esservi rimasto del tutto estraneo.
Per la terza volta, dunque, i giudici di Trento hanno confermato la più totale estraneità di Giuseppe Perre da qualsiasi ipotesi di reato: prima per il Tribunale della libertà, poi per il Giudice di primo grado ed adesso anche per la Corte d’appello, egli non è perciò un associato di mafia, né un trafficante di droga.