’Ndrangheta stragista bis, si torna in aula dopo la requisitoria: oggi toccherà a parti civili e difese
Dopo la richiesta di ergastolo ribadita dal pm Giuseppe Lombardo, il processo entra in una fase decisiva. Nell’udienza di oggi spazio agli interventi mentre si ripercorre una vicenda giudiziaria lunga e complessa, segnata da pronunce contrastanti e dall’intervento della Cassazione
Si apre questa mattina una nuova e attesa udienza del processo “’Ndrangheta stragista bis”, uno dei filoni giudiziari più delicati e complessi nel panorama delle inchieste sulla criminalità organizzata calabrese. Dopo la lunga requisitoria del pubblico ministero Giuseppe Lombardo, che ha confermato la richiesta di condanna all’ergastolo per gli imputati, l’aula entra ora nel vivo del confronto tra accusa e difesa.
La giornata odierna sarà infatti dedicata agli interventi delle parti civili e degli avvocati difensori, chiamati a confrontarsi con l’impianto accusatorio ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia. Un passaggio cruciale, che precede le repliche e, successivamente, la decisione del collegio giudicante.
Al centro del procedimento vi è la cosiddetta strategia stragista attribuita ai vertici della ’ndrangheta nei primi anni Novanta, in un contesto storico segnato da una stagione di violenza che avrebbe avuto anche connessioni con altri scenari criminali nazionali. Secondo l’accusa, la consorteria mafiosa calabrese avrebbe partecipato a un progetto eversivo più ampio, volto a condizionare gli equilibri istituzionali attraverso attentati e azioni dimostrative.
Il processo “bis” rappresenta un nuovo capitolo di una vicenda giudiziaria lunga e articolata. A rimettere in discussione l’esito del secondo grado è stata la Corte di Cassazione, che ha annullato con rinvio la sentenza assolutoria, evidenziando lacune e incongruenze nella valutazione delle prove. I giudici di legittimità hanno così disposto un nuovo giudizio, da cui prende origine l’attuale processo “’Ndrangheta stragista bis”.
Nel corso della requisitoria, il pm Lombardo ha ribadito la solidità dell’impianto accusatorio, sostenendo che gli elementi raccolti nel corso delle indagini — tra cui dichiarazioni di collaboratori di giustizia e riscontri investigativi — dimostrerebbero il coinvolgimento degli imputati, il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano e a Rocco Santo Filippone, esponente della cosca Piromalli di Gioia Tauro, in un progetto criminale di ampia portata. Da qui la richiesta di condanna all’ergastolo, già formulata nei precedenti gradi di giudizio.
Le difese, dal canto loro, si preparano a smontare punto per punto la ricostruzione dell’accusa, insistendo sull’assenza di prove certe e sulla non univocità delle dichiarazioni testimoniali. Le parti civili, invece, ribadiranno le ragioni delle vittime e la necessità di fare piena luce su una stagione ancora oggi avvolta da zone d’ombra.
Non c’è solo l’attentato consumato il 18 gennaio 1994 sull’autostrada, all’altezza dello svincolo di Scilla, dove furono trucidati i carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo. È un pezzo di storia dell’Italia quello ricostruito dal processo “’Ndrangheta stragista”.
L’udienza di oggi segna dunque un passaggio fondamentale in un processo che, a distanza di oltre trent’anni dai fatti contestati, continua a interrogare la giustizia e l’opinione pubblica, nel tentativo di chiarire il ruolo della ’ndrangheta nella stagione delle stragi e le eventuali connessioni con altri centri di potere.