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03/05/2023 ore 12.03
Cronaca

Operazione "Money delivery", smantellata rete di spaccio di droga dal nord Europa: 38 arresti

L’inchiesta è collegata alla maxioperazione "Eureka" scattata questa mattina, e ha permesso di individuare due distinte associazioni criminali operanti in Lombardia
di Redazione

I finanzieri del Comando provinciale di Milano, nell’ambito di un’attività di indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della locale Procura della Repubblica, hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali emessa dal Gip del Tribunale di Milano, a vario titolo, nei confronti di 40 soggetti. L’odierna attività denominata “Money Delivery”, ha permesso di individuare due distinte associazioni finalizzate al traffico di cocaina, marijuana, hashish e altre droghe sintetiche, destinate al mercato nazionale, prevalentemente quello lombardo, delle quali una attiva in un quartiere della città di Milano e l’altra operante in Lombardia ed in Nord Europa. Sono in corso perquisizioni su tutto il territorio nazionale con il supporto di unità aeree del Corpo.

Sequestrati oltre 600 kg di cocaina

Le indagini della Dda di Milano, che oggi hanno portato a 40 misure cautelari contro due gruppi criminali per traffico di droga, hanno «accertato l’importazione dal Nord Europa di circa 645 kg di cocaina, 240 kg di hashish e 30 kg di ketamina». Lo spiega il procuratore di Milano Marcello Viola. Dall’inchiesta, condotta dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf milanese con il supporto del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata e di altri reparti delle Fiamme Gialle, è emersa «l’esistenza di due distinte associazioni finalizzate al traffico di cocaina, marijuana, hashish e altre droghe sintetiche, destinate prevalentemente al mercato lombardo: l’una, di carattere sovraordinato, stanziata in Lombardia con proiezione nazionale, si approvvigiona tramite broker internazionali di origine campana di assai rilevanti quantità di stupefacenti importate dall’Olanda, da rivendere ad altri gruppi criminali dislocati in diverse aree del territorio nazionale; l’altra, invece, con base logistica nel quartiere milanese di Quarto Oggiaro».

Trentotto persone sono finite in carcere e per due, invece, è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Sono tutti indagati per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Nel corso delle indagini «sono emersi collegamenti con altre indagini condotte dalle Direzioni distrettuali antimafia di Reggio Calabria e Genova e coordinate a livello nazionale dalla Direzione nazionale antimafia antiterrorismo».

Spaccio dal Nord Europa, inchiesta sul broker della camorra

Ci sono Bartolo Bruzzaniti, che deteneva «storicamente l’esclusiva per la distribuzione» della droga destinata alle cosche della ‘ndrangheta in Lombardia, e Raffaele Imperiale, il cosiddetto broker della camorra e uno dei più importanti narcotrafficanti del mondo arrestato tempo fa da latitante, al centro dell’inchiesta della Dda di Milano su un traffico di droga dal Nord Europa che ha portato a 38 arresti e che si intreccia con l’indagine della Dda di Reggio Calabria che oggi ha portato ad oltre 100 arresti e ad un’altra genovese. Bartolo Bruzzaniti, secondo le indagini, avrebbe acquistato i carichi di droga da Imperiale e dall’altro presunto broker Bruno Carbone per rifornire i clan del Milanese. La cosiddetta “associazione lombarda” della droga al centro dell’indagine sarebbe stata composta da molte persone «diretta espressione» della ‘ndrangheta.

«Boss Imperiale ha collaborato con i pm»

Nasce anche dalle dichiarazioni di Raffaele Imperiale, importante broker della droga per la camorra, soprannominato il “boss dei Van Gogh”, estradato da Dubai nel marzo 2022 e di recente divenuto collaboratore di giustizia, l’inchiesta della Dda milanese su un maxi traffico di droga dal Nord Europa, gestito in “joint venture” da uomini legati alla ‘ndrangheta e alla mafia campana. E’ quanto è emerso dalla conferenza stampa in Procura a cui hanno preso parte, tra gli altri, il procuratore Marcello Viola, l’aggiunto della Dda Alessandra Dolci, il pm Gianluca Prisco, il comandante provinciale della Gdf di Milano Francesco Mazzotta e il comandante del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf milanese Giuseppe D’Urso.

Imperiale, come ha spiegato Dolci, ha raccontato che quando ha deciso di “investire” in Lombardia per i traffici di droga si è dovuto rivolgere necessariamente a Bartolo Bruzzaniti, tra i 38 destinatari dell’ordinanza eseguita dal Gico della Gdf milanese e con precedenti per traffici di droga. La droga, stando alle indagini, viaggiava sui tir e veniva stoccata in magazzini a Gerenzano (Varese). «Partivano i camion dall’Olanda – ha spiegato il pm Prisco – completamente riempiti con 200-300 kg di cocaina a viaggio, poi tante organizzazioni acquistavano all’ingrosso da Bruzzaniti, anche i Flachi compravano da Bruzzaniti. La imponenza della entità del narcotraffico» sul territorio milanese, ha detto Viola, «continua a crescere».

Viola ha messo in luce che l’indagine ha svelato una «operazione di ristrutturazione del traffico di droga, per migliorare la logistica e i pagamenti, grazie ai collegamenti con i broker campani e affinando un collaudato sistema di trasporto tramite tir, con pagamenti solo a consegna avvenuta». L’inchiesta si è basata sulle analisi dei messaggi criptati scambiati tra i narcotrafficanti e al momento nelle perquisizioni sono stati sequestrati «73mila euro» ma anche «armi da fuoco e armi bianche come pugnali». Nell’ordinanza, ha chiarito D’Urso, il gip definisce la «struttura lombarda» come una «stabile organizzazione», mutuando il termine dal settore fiscale. I 645 kg di cocaina sequestrati avevano un valore di «rivendita da 34mila euro al chilo», ossia di oltre 21 milioni di euro.

Bruzzaniti: «Milano mi spetta di diritto»

«Milano mi spetta di diritto». È una una delle frasi di Bartolo Bruzzaniti, tra i protagonisti (latitante) dell’indagine su un imponente narcotraffico di stupefacenti che stamane ha portato la Gdf ad eseguire una raffica di misure cautelari disposte dal gip Stefania Donadeo. A citare l’intercettazione è stata la coordinatrice della Dda milanese Alessandra Dolci in conferenza stampa. «Affermare che “Milano mi spetta di diritto” – ha sottolineato – significa mettere la bandierina su Milano e dire che chi vuole trafficare
si deve rivolgere a me». L’indagine, collegata con altre delle Direzioni Distrettuali Antimafia di Genova e Reggio Calabria, e che vede pure il coordinamento della Dna, «dà conto della centralità del mercato
milanese, vero e proprio epicentro per l’importazione, l’occultamento e smistamento dello stupefacente
» e anche «del ruolo di appartenenti o vicini alla ‘ndrangheta, veri e propri leader del mercato della droga nel territorio nazionale».

Una delle piazze individuate è a Quarto Oggiaro. A testimoniare il «radicamento storico sul territorio» della famiglia Bruzzaniti, diventata nel tempo «unico punto di riferimento delle organizzazioni criminali che controllano le più importanti piazze di spaccio dell’area metropolitana» è una serie di intercettazioni che ricorre negli atti dell’inchiesta coordinata anche dal pm Gianluca Prisco. Tramite Sky Ecc, a dimostrazione dell’alta tecnologia usata per le comunicazioni, sono state captate alcune frasi di Bartolo Bruzzaniti: «No problema compà, Milano se abbiamo prezzo prendo città e tutta». Oppure «Compà, se ho prezzo Milano statevi sereno che li mandiamo in pensione». E infine: «Compà, i grossisti di Milano
per il 70 per cento sono tutti amici miei da 30 anni». (ANSA).