Passata la tempesta resta il peso dei danni: San Lorenzo e Brancaleone davanti alla prova più difficile
Chiusa la fase più acuta del maltempo, resta un territorio segnato tra lungomari compromessi, infrastrutture fragili e amministrazioni sotto pressione. Si apre adesso una partita decisiva per il futuro della costa jonica
Una parte di lungomare inghiottito dalle acque, infrastrutture compromesse e amministrazione al lavoro tra emergenza, sinergie territoriali e timori per la stagione estiva. A San Lorenzo la devastazione ha assunto i contorni di una ferita aperta, lunga quanto il fronte mare e profonda quanto le difficoltà di un territorio già fragile. Una devastazione che parte dal lungomare e siestende ad un entroterra messo in ginocchio dal vento e dalle frane raccontano un’emergenza che ha travolto ogni previsione.
Il primo fronte di intervento è stato proprio il lungomare. «Abbiamo subito iniziato la pulizia di quello che resta – spiega il sindaco Sandro Polimeni – la parte nuova è praticamente implosa, mentre quella storica ha retto solo in parte ma con danni comunque pesantissimi». A rendere ancora più complesso il quadro è la situazione della rete fognaria. «Sul primo tratto del lungomare, ancora sterrato, la condotta è praticamente scomparsa. Stiamo valutando gli interventi necessari e i costi, ma la vera conta dei danni deve ancora iniziare».
La Giunta ha già deliberato lo stato di calamità. Una scelta obbligata, maturata davanti a uno scenario che non riguarda solo la fascia costiera. «Nelle frazioni interne abbiamo avuto pali della pubblica illuminazione divelti dal vento, torrenti carichi di detriti, smottamenti diffusi. È stato uno scenario quasi apocalittico», sottolinea Polimeni. Un’emergenza che si scontra con una realtà amministrativa complessa. «Le risorse sono limitate e anche il personale è ridotto. In queste condizioni affrontare un evento di questa portata è difficilissimo. Ci stiamo rimboccando le maniche tutti, amministratori e consiglieri, cercando di fare di necessità virtù».
La risposta, però, non può essere solo comunale. San Lorenzo ha già avviato un coordinamento con i territori vicini. «Stiamo lavorando in sinergia con gli altri sindaci, in particolare con Melito Porto Salvo. Il supporto ricevuto in uomini e mezzi è stato determinante. Da soli non possiamo farcela, serve una risposta di sistema». Sullo sfondo c’è anche l’incognita della stagione estiva, che rischia di partire con un lungomare mutilato. «Oggi è difficile immaginare una ripartenza rapida, ma resto ottimista. Se ci mettiamo tutti al lavoro riusciremo a riaprire le attività, i lidi e a far rifiorire questa passeggiata che era uno dei punti più belli del paese».
Più contenuti, ma comunque significativi, i danni registrati a Brancaleone, dove la tempesta ha colpito soprattutto il litorale. Il sindaco Silvestro Garoffolo parla di un impatto meno devastante rispetto ad altri centri, ma con criticità diffuse. «È stato un evento straordinario che ha causato danni dappertutto. Fortunatamente Brancaleone ha riportato meno danni strutturali rispetto ad altri Comuni, ma il lungomare è stato duramente colpito e in zone come Galati le strade sono praticamente scomparse».
Anche qui è scattata la procedura per il riconoscimento dello stato di calamità. «Abbiamo deliberato e già dal giorno successivo al picco dell’emergenza abbiamo attivato gli interventi per ripristinare le condizioni minime di sicurezza». Garoffolo sottolinea la risposta della comunità. «I cittadini si sono messi a disposizione, tutti stanno facendo la loro parte. Ci dispiace vedere territori vicini ancora più colpiti, ma questo non consola. Ora dobbiamo concentrarci sulla riparazione dei danni».
Il sindaco rilancia anche una riflessione più ampia. «Questi eventi si ripetono con cicli sempre più ravvicinati. Bisogna interrogarsi su dove e come intervenire, su cosa è stato costruito negli anni senza considerare la fragilità del territorio. Stiamo organizzando incontri con gli altri sindaci per coordinare le richieste verso Regione e Governo».
Sotto osservazione anche Brancaleone Vetus, il borgo storico che domina la costa dall’alto. Il presidente della Pro Loco Carmine Verduci racconta un bilancio meno drammatico, ma comunque delicato. «Abbiamo effettuato sopralluoghi con i nostri soci. Ci sono stati alcuni cedimenti e pietre finite sulla strada, ma siamo riusciti a intervenire rapidamente per rimuovere le criticità più immediate». Resta però la necessità di controlli approfonditi. «Il borgo ha bisogno di verifiche strutturali serie. Con eventi estremi sempre più frequenti è indispensabile lavorare sulla sicurezza. L’obiettivo è arrivare alla primavera con un centro storico stabile, fruibile e pronto ad accogliere i visitatori».