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04/10/2026 ore 14.00
Cronaca

Pestaggio a Siderno e violenza social, Marziale: «Servono la famiglia e l'educazione ai media a scuola»

All'indomani dell'aggressione ai danni di un giovane di origine indiana a Siderno, filmata dai coetanei e diffusa in rete, il sociologo analizza la deriva della violenza giovanile. Indicando nella delega ai media e nei comportamenti degli adulti le cause principali del fenomeno

di Elisa Barresi

I drammatici fatti di Siderno, dove un ragazzino di origine indiana è stato violentemente aggredito lungo il corso della Repubblica da un gruppo di giovanissimi tra i 12 e i 17 anni, mentre diversi coetanei riprendevano la scena con gli smartphone per poi diffonderla in rete, hanno riacceso i riflettori sul disagio giovanile e sulla spettacolarizzazione della violenza. Le indagini condotte dai Carabinieri hanno portato all'identificazione di tutti i responsabili, la cui posizione è ora al vaglio della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria.

A commentare la vicenda ai nostri microfoni è il Professor Antonio Marziale, Docente di Sociologia dell’educazione e della famiglia presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

«La violenza è l'unico linguaggio che gli stiamo somministrando»

Nell'analisi del sociologo, l'aggressività dei minori non nasce nel vuoto, ma è l'effetto diretto dei modelli offerti dal mondo adulto. «La violenza è tutto ciò che i ragazzi contemporanei conoscono. Perché noi, adulti di riferimento, gliela stiamo somministrando in tutte le salse», dichiara Marziale. Nella vita privata, infatti, la tendenza dominante degli adulti è quella di risolvere ogni contrasto attraverso urla, grida e prevaricazione.

L'aggressione come set cinematografico e l'iper-realtà dei social

L'intervento mette in luce come la dinamica delle aggressioni giovanili ricalchi la struttura delle produzioni mediatiche. «È come un set cinematografico. Perché i ragazzi litigano, c'è chi riprende, c'è chi ride, c'è chi fa il pubblico e c'è il malcapitato che le prende», osserva il professore. Questo schema, riprodotto in modo permanente sulle piattaforme digitali, crea una vera e propria «iper-realtà che non conosce altre risposte».

La crisi della famiglia e la delega ai media

Di fronte a questa emergenza, Marziale chiama in causa la prima agenzia educativa. «La famiglia... dov'è la famiglia? Questa è la domanda che per prima ci dobbiamo porre», incalza il docente, spiegando come le funzioni primarie di socializzazione siano state delegate ai media. Un contesto in cui gli stessi genitori offrono spesso un esempio negativo, lasciandosi andare sui social a «performance proprie dei genitori che sono talvolta peggio anche dei figli».

La proposta: un'ora al giorno di Educazione ai Media a scuola

Per contrastare un fenomeno così radicato, l'analisi del sociologo evidenzia l'inadeguatezza degli interventi sporadici: «Non sono semplici corsi o manifestazioni con lo specialista di turno che possono dare risposte ai ragazzi».

La risposta delle istituzioni deve essere di natura strutturale. «La scuola si deve attrezzare», conclude Marziale, proponendo di inserire l'educazione ai media come materia curriculare riconosciuta in tutte le scuole di ogni ordine e grado, per almeno un'ora al giorno. Un percorso sistematico e continuo per insegnare ai giovani a decodificare il linguaggio digitale ed evitare che la sofferenza reale continui a trasformarsi in uno spettacolo da condividere.