Presunta Corruzione al Comune di Reggio, il funzionario Giancarlo Cutrupi rilasciato
Era stato ristretto ai domiciliari. Ieri l’udienza dinnanzi al tribunale del riesame
Con riferimento all’operazione condotta dalla polizia e coordinata dalla procura di Reggio Calabria nelle scorse settimane, avente ad oggetto presunta corruzione della gestione di alcune procedure relative ad appalti pubblici nel settore Grandi Opere del Comune, ieri il tribunale del Riesame ha rilasciato il funzionario Giancarlo Cutrupi. L’indagato era stato ristretto ai domiciliari. La misura cautelare adesso non è più restrittiva della libertà personale ma riguarda la sospensione da pubbliche funzioni per sei mesi.
Il collegio difensivo composto dagli avvocati Giuseppe Adornato e Alessandro Tamiro ha ottenuto per il funzionario comunale Giancarlo Cutrupi la revoca della misura restrittiva degli arresti domiciliari, con la sostituzione di tale misura con la sospensione dall’ufficio per un periodo di mesi 6.
«Personalmente mi sono speso per affermare la nullità dell’ordinanza cautelare per mancato interrogatorio preventivo oggi imposto dalla legge. Nel merito - ha dichiarato l’avv. Giuseppe Adornato insieme al collega - ho dimostrato che Cutrupi non aveva nulla a che vedere con gli altri episodi corruttivi contestati ad altri indagati e che non vi fosse un’intesa preventiva con la persona, il Fortugno, che andò a trovarlo nella stanza dell’ufficio in compagnia di tale Azzarà, per conoscere l’esito della pratica di rilascio dell’autorizzazione alla realizzazione di una cappella cimiteriale e gli offrì dei soldi in regalo. Cutrupi aveva già svolto il compito dell’Ufficio e il Fortugno pensò di fargli una regalia da 1.000 euro. Questa pretesa per il Cutrupi fu una vera sorpresa. A dimostrazione che non vi fosse un accordo preventivo con il Fortugno, sta una precisa frase intercettata: qua ci sono mille euro. Se ci fosse stato un preventivo accordo – ha continuato l’avvocato Adornato – il Fortugno avrebbe detto qua ci sono “i” mille euro concordati. Quando vede il gesto del Fortugno che tendendo la mano offrendo i soldi, Cutrupi ribatte no va bè. Fortugno continua affermando di essere lì con il panettone e Cutrupi contina a esclamare No!. Fortugno insiste: noooo nooo no no e Cutrupi ribatte non fate queste cose. Fortugno continua vi faccio il bonifico e Cutrupi ribatte no. Fortugno ancora insiste e dice che è disposto a dare fino a duemila e Cutrupi continua a ribattere no no aspettate aspettate. Fortugno a questo punto cerca il sostegno di Azzarà: mpare Antò… che posso dì…, come per dire “aiutami a far sì che Cutrupi accetti questo regalo”.
Fino a questo momento c’è un reato, ed è quello di istigazione alla corruzione del Fortugno, inquadrabile sotto la fattispecie dell’art. 322 c.p.. fino a questo momento Cutrupi è solo vittima della condotta del Fortugno.
Ma mentre si salutano, all’ennesima insistenza di Fortugno, Cutrupi accetta di prendersi i soldi che ancora Fortugno pretendeva di regalargli tendendo verso di lui la mano contenente le banconote. Cutrupi si pente immediatamente, tant’è che, appena resta solo con l’Azzarà, destando sconcerto, per l’operato del Fortugno, rimprovera quest’ultimo per avere per non avere interrotto la protervia del Fortugno ma perché? Ma scusa, ma pure tu… E l’Azzarà ribatte che sapevo io? Che ti dava i soldi? Tanto a comprova che di questa iniziativa del Fortugno non ne sapeva niente nemmeno l’Azzarà che aveva accompagnato il Fortugno, tanto ad ulteriore riprova che non vi era stato un accordo preventivo ma tutto nacque dall’iniziativa e dalla insistenza del Fortugno, cui alla fine il Cutrupi cedette in un attimo di leggerezza. Vi è prova in atti altresì che Cutrupi successivamente ha cercato il Fortugno con l’intento di restituirgli i soldi.
Stante la scarsa entità sia della condotta che dell’intensità del dolo, ci spenderemo per chiedere che la sospensione dalle funzioni venga ridotta da 6 mesi a un tempo molto più contenuto – ha concluso l'avvocato – anche offrendo agli inquirenti la restituzione della somma»