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15/10/2026 ore 18.00
Cronaca

Prevenzione e ascolto contro il branco che fa paura, Mattia: «Serve una rete educativa regionale»

Di fronte alle recenti aggressioni tra minorenni in Calabria, l'ex Garante dei minori sollecita il superamento delle sole risposte punitive e propone un piano regionale di prevenzione integrata

di Elisa Barresi

Le recenti vicende di cronaca che hanno coinvolto minorenni in Calabria impongono una riflessione profonda che non può esaurirsi nell'indignazione del momento. Dall'aggressione avvenuta sul corso della Repubblica a Siderno ai danni di un giovane di origine indiana da parte di ragazzi tra i 12 e i 17 anni,con la scena filmata dai coetanei e diffusa sui social, al grave episodio di violenza tra coetanei a Reggio si manifesta una realtà complessa che merita la massima attenzione. Pur trattandosi di fatti differenti per contesto e dinamiche, sui quali spetta alle autorità competenti accertare le singole responsabilità, la loro concomitanza pone un interrogativo fondamentale su quanto le istituzioni stiano facendo per prevenire la violenza prima che si manifesti.
Oltre la condanna: il ruolo degli adulti e il rapporto "Disarmati"
A porre la questione è Emanuele Mattia, già Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Città Metropolitana di Reggio Calabria, che invita a superare una lettura schiacciata sulla sola cronaca per affrontare il fenomeno nella sua dimensione educativa, relazionale e sociale. Mattia sottolinea che ogni episodio di violenza va condannato con fermezza e affrontato tutelando in primis chi ne è vittima, ma chiarisce che la condanna da sola non costituisce una strategia preventiva. Quando un confronto sfocia in aggressione, quando l'umiliazione altrui viene vista come una dimostrazione di forza e il sopruso diventa lo strumento per affermarsi nel gruppo, la comunità adulta ha il dovere di interrogarsi sulla propria capacità di educare al rispetto e alla gestione dei conflitti.
A supporto di questa lettura, la riflessione dell'ex Garante richiama il rapporto Disarmati di Save the Children. Pur analizzando contesti specifici senza approfondire direttamente la Calabria, l'indagine offre chiavi di lettura utili nel mostrare i limiti di risposte unicamente securitarie o punitive. Comprendere le dinamiche della violenza non significa affatto giustificarla, ma riconoscere che l'accertamento delle responsabilità deve essere accompagnato da interventi educativi in grado di agire sulle fragilità e sui contesti relazionali. Il compito delle istituzioni non è scegliere tra sicurezza ed educazione, bensì garantirle entrambe nel rispetto dei diritti dei minori e della dignità delle persone.
Ambienti digitali: la dignità umana prima dei "like"
Un capitolo centrale dell'intervento riguarda l'impatto degli ambienti digitali, dove la diffusione sui social delle immagini di un'aggressione prolunga l'umiliazione della vittima, amplifica il danno e trasforma la prevaricazione in un mezzo per ottenere visibilità. Senza attribuire ai social network una colpa automatica, occorre prendere atto che i contesti digitali accentuano l'emulazione, la pressione del gruppo e la ricerca di consenso. Quando un pestaggio viene filmato, il rischio reale è che la sofferenza diventi uno spettacolo e che chi assiste pensi a documentare l'accaduto anziché prestare soccorso o chiedere aiuto. Diventa quindi urgente insegnare ai giovani che la dignità di una persona viene sempre prima di qualsiasi visualizzazione, commento o approvazione virtuale.
Per contrastare la normalizzazione della prevaricazione sia nei contesti fisici sia in quelli digitali, è indispensabile promuovere comportamenti responsabili e incoraggiare i ragazzi a segnalare le situazioni di difficoltà agli adulti di fiducia. Ciò richiede la costruzione di una solida rete educativa che veda la collaborazione di famiglie, scuole, servizi sociali e sanitari, Comuni, associazioni sportive e realtà del terzo settore. L'obiettivo non è colpevolizzare in modo esclusivo i genitori o la scuola, ma evitare che l'isolamento e la fragilità giovanile rimangano prive di ascolto finché la situazione non sia già degenerata. In questo percorso, lo sport, la cultura e gli spazi di aggregazione rappresentano palestre di cittadinanza dove sperimentare rispetto e responsabilità, mentre risulta altrettanto decisivo sostenere gli educatori fornendo loro strumenti idonei.
Responsabilizzazione del minore e la proposta di coordinamento regionale
Sul piano del recupero, Mattia riafferma che responsabilizzare un minore non significa rinunciare alla sua possibilità di cambiare o abbandonarlo alla stigmatizzazione della comunità. Un giovane deve poter comprendere la gravità dei propri gesti attraverso percorsi riparativi concreti. Alla luce degli eventi calabresi, l'ex Garante propone l'istituzione di un percorso regionale stabile di confronto e coordinamento per la prevenzione della violenza tra minorenni, mirato a superare le iniziative occasionali e a valorizzare le buone pratiche territoriali.
Tale piano intende rafforzare la collaborazione tra i soggetti competenti, promuovere l'educazione alle relazioni e alla cittadinanza digitale, sostenere le comunità educanti, intercettare precocemente le situazioni a rischio e verificare periodicamente l'efficacia dei progetti attivati. La Calabria non ha bisogno di risposte emotive affidate al singolo fatto di cronaca, ma di continuità, coordinamento e capacità preventiva. Allo stesso tempo, occorre evitare di trasformare gli sbagli dei singoli ragazzi in un giudizio sommario contro l'intera generazione. In conclusione, Mattia ricorda che il valore di una comunità si misura dalla sua capacità di prevenire la violenza, costruendo contesti quotidiani in cui rispetto, ascolto e legalità siano esperienze vissute prima che si verifichi l'ennesimo dramma.