Referendum sulla giustizia, Carlo Morace: «Un sì per l’equilibrio e l’imparzialità dei giudici»
Informare i cittadini, depoliticizzare il dibattito e garantire un sistema giudiziario più equilibrato, con giudici realmente equidistanti tra accusa e difesa.
Continua il confronto pubblico sulla riforma della giustizia in vista del referendum, con l’obiettivo dichiarato di arrivare al voto in modo consapevole e informato. È questo il senso dell’intervista “Tu per Tu” all’avvocato Carlo Morace, impegnato anche a livello nazionale nel sostenere le ragioni del sì e nel promuovere l’iniziativa delle Regioni a favore della riforma.
Morace chiarisce fin da subito che il referendum non dovrebbe essere terreno di scontro politico, ma un momento di riflessione su un tema che riguarda direttamente i diritti dei cittadini. «Si sta facendo di tutto per politicizzare un referendum che invece è sulla giustizia», sottolinea, ribadendo come il cuore della riforma sia la tutela di chi si trova coinvolto in un processo penale. Secondo l’avvocato, ogni cittadino ha il diritto fondamentale di essere giudicato da un magistrato che non abbia alcun legame con chi lo accusa.
Per spiegare in modo concreto l’utilità della riforma, Morace ricorre a una metafora efficace: quella di un’automobile con assetto e gomme squilibrate. «Se una macchina non va dritta, non basta aumentare la velocità», osserva. «Bisogna prima riequilibrarla». Allo stesso modo, una giustizia sbilanciata non può funzionare meglio semplicemente accelerando i tempi dei processi: serve prima ristabilire l’equilibrio del sistema.
L’obiettivo del sì al referendum, conclude Morace, è proprio questo: far “camminare al centro” la giustizia, rendendo il giudice davvero equidistante tra accusa e difesa. Un cambio di passo che, a suo avviso, rappresenta una riforma necessaria per rafforzare la fiducia dei cittadini e garantire un processo più giusto e imparziale.