Reggio Calabria, arrestato il sindacalista Maurizio Chiarolla: l’ombra del metodo mafioso dietro gli incendi per il controllo delle assunzioni alla Hitachi
Un'ordinanza di custodia cautelare in carcere ha colpito tre persone, tra cui l'ex candidato alle comunali, accusato di essere il mandante di atti intimidatori contro rivali sindacali e manager per imporre il dominio della sua sigla nelle ditte dell'indotto ferroviario
Il Tribunale di Reggio Calabria ha emesso un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale che scuote il panorama sindacale e politico cittadino. Al centro dell’inchiesta condotta dalla D.D.A. figura Maurizio Chiarolla, noto non solo come rappresentante della sigla sindacale CONFSAL-FISMIC, ma anche per il suo recente impegno politico come candidato alle scorse elezioni comunali di Reggio Calabria. Insieme a lui, il provvedimento ha colpito Salvatore Aricò e Roberto Puglia, tutti destinatari della custodia cautelare in carcere, mentre è stata rigettata la richiesta per Giuseppe Murgia.
Il controllo del "feudo" Hitachi
L'indagine delinea un sistema coercitivo volto ad acquisire una posizione dominante all'interno dello stabilimento Hitachi Rail. Secondo l'accusa, Chiarolla, lungi dal limitarsi alle ordinarie funzioni di rappresentanza, avrebbe utilizzato metodi criminali per imporre alle imprese dell’indotto l’assunzione di personale da lui "sponsorizzato". L'obiettivo era duplice: aumentare il numero di deleghe sindacali e, di conseguenza, le trattenute sui salari dei lavoratori, garantendosi al contempo un controllo capillare sulle dinamiche occupazionali del sito.
Gli attentati incendiari e il ruolo di Chiarolla
I fatti contestati sono di estrema gravità. Chiarolla è indicato dagli inquirenti come l'ideatore e il promotore di una serie di atti intimidatori culminati nell'incendio delle autovetture di due sindacalisti concorrenti, avvenuti nella notte tra il 23 e il 24 febbraio 2025.
Dalle intercettazioni emerge una fase preparatoria meticolosa. Poche ore prima dei roghi, Chiarolla si sarebbe riunito con i complici presso l’abitazione di Puglia, definita la "base logistica" dell'operazione. In quell'occasione, il sindacalista avrebbe sollecitato i suoi sodali ad agire con urgenza prima di una riunione sindacale prevista per il martedì successivo, pronunciando la frase emblematica: «andiamo ora con la tua macchina e vediamo le macchine… a tipo passeggiata?», riferendosi chiaramente all'individuazione dei bersagli.
Il "metodo mafioso" per soffocare il dissenso
Il Giudice per le indagini preliminari ha riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso. Sebbene non sia stata provata l'affiliazione formale a una specifica cosca, la condotta di Chiarolla è stata giudicata oggettivamente evocativa della forza intimidatrice tipica delle organizzazioni criminali. Gli incendi notturni e le lettere minatorie sono stati interpretati come strumenti per generare omertà e assoggettamento in un contesto economico vitale per il territorio.
In particolare, Chiarolla avrebbe cercato di "sbarazzarsi" dei rivali sindacali che ostacolavano le sue pretese, arrivando a minacciarli apertamente qualora avessero deciso di candidarsi o di sostenere linee sindacali autonome. Secondo le testimonianze, il suo atteggiamento era quello di chi gestiva il sindacato come un potere personale, pretendendo che le aziende assecondassero ogni sua richiesta sotto la costante minaccia di ritorsioni o scioperi strumentali.
Le esigenze cautelari
Per il GIP, il pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio è «particolarmente intenso».
La posizione di preminenza di Chiarolla nel circuito sindacale e la sua capacità di influenzare il contesto lavorativo tramite la forza intimidatrice già espressa hanno reso necessaria la misura massima del carcere, giudicata l'unica idonea a interrompere il progetto criminoso e proteggere la genuinità delle indagini.