Reggio Calabria, il "sogno investigativo" e i nuovi rampolli: i dettagli di Polizia e Carabinieri sul blitz
Il Capo della Mobile Minissale descrive l’assoggettamento dei quartieri e le aggressioni agli agenti. I Carabinieri: «Affiliazioni ostentate anche alle lauree per accreditarsi tra gli imprenditori»
Oltre ai numeri imponenti dell’operazione che ha portato a 79 arresti, la conferenza stampa in Procura ha offerto uno spaccato ravvicinato sulla realtà quotidiana del controllo mafioso a Reggio Calabria. Gli interventi del Capo della Squadra Mobile, Gianfranco Minissale, e dei vertici dell'Arma dei Carabinieri hanno delineato un quadro dove la simbologia arcaica e la violenza urbana si fondono con le moderne strategie di infiltrazione economica.
Minissale: «Quartieri soggiogati e armi per "alzare la voce"»
Il Capo della Mobile ha definito l'indagine come «un modello investigativo che tutte le polizie giudiziarie sognano», capace di ricostruire le dinamiche associative partendo dai "reati fine" commessi per l'arricchimento illecito. Minissale si è soffermato sulla situazione critica di quartieri come Santa Caterina, dove la pressione criminale è tale da sfociare in sfide dirette allo Stato.
«Abbiamo preso atto di situazioni di interi quartieri soggiogati da soggetti che non esitano ad aggredire esponenti delle forze dell'ordine soltanto per un normale controllo di routine», ha dichiarato Minissale, sottolineando quanto sia difficile per i cittadini affrancarsi da queste dinamiche di assoggettamento. Fondamentale in questo contesto è il ruolo delle armi: «Avere le armi in casa dà la possibilità di alzare la voce, di partecipare ai tavoli che contano e di esercitare una pressione nei rapporti dialettici tra cosche o tra fornitori».
Carabinieri: «Il rito come "lasciapassare" per il mondo civile»
Dall'intervento dei rappresentanti dell'Arma dei Carabinieri è emersa una riflessione profonda sulla resilienza dei riti di affiliazione. Quello che potrebbe sembrare "folklore" è in realtà uno strumento di potere attuale: «Emerge sempre con più forza la necessità soprattutto dei nuovi rampolli di chiedere le "doti" in occasione di lauree o eventi particolari della vita».
Secondo l'analisi dell'Arma, accreditarsi come mafiosi nella "società parallela" dell'ndrangheta serve per «presentarsi al mondo dell'imprenditoria e delle istituzioni con il "lasciapassare" della 'ndrangheta per poi portare a schemi economici favorevoli». I Carabinieri hanno inoltre evidenziato l'eccellente coordinamento che ha permesso a Polizia e Carabinieri di collaborare sullo stesso territorio, coprendo ogni area della città, «dalla zona collinare e periferica fino al centro cittadino».
I sequestri e la successione al vertice
Le attività dell'Arma e della Polizia hanno permesso di documentare anche i momenti delicati della vita interna dei clan, come la successione per il ruolo di capo all'interno di una specifica articolazione. Durante l'esecuzione delle misure, sono stati effettuati sequestri significativi: oltre a un ingente quantitativo di armi, sono state rinvenute «molte banconote»per un valore di circa 30.000 euro in contanti.
L'operazione conferma che, nonostante i colpi inferti in passato, la 'ndrangheta continua a mantenere una struttura federata e unitaria, con un interesse costante per il traffico di stupefacenti e il controllo capillare del territorio tramite le imposizioni economiche.