Reggio Calabria, il vero allarme è la domanda di droga: centinaia di clienti al giorno tra adulti, professionisti e giovanissimi
L’operazione della Polizia ha smantellato una maxi piazza di spaccio nel cuore della città, ma dalle indagini emerge soprattutto il dato sociale di un consumo trasversale e diffuso. Tra i casi più drammatici, una ragazzina pronta a offrire favori sessuali pur di ottenere una dose e un minorenne alla ricerca di quattro euro per acquistare lo stupefacente
No, non è normale e non va banalizzato il dato emerso dalla vasta operazione della Polizia di Stato che ha smantellato una delle più grandi piazze di spaccio attive nel cuore di Reggio Calabria, gestita – secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia – da nuclei familiari rom che avevano trasformato un’intera area urbana in un punto di riferimento stabile per il traffico di sostanze stupefacenti.
L’inchiesta, culminata nell’esecuzione di numerose misure cautelari, ha restituito il quadro di un sistema criminale organizzato, capace di controllare il territorio attraverso una rete strutturata di vendita della droga, vedette, turnazioni e un continuo flusso di clienti provenienti da ogni parte della città.
Nel corso della conferenza stampa, il questore di Reggio Calabria, Paolo Sirna, ha voluto innanzitutto ringraziare la magistratura e tutte le forze impegnate nell’operazione, sottolineando «la grande collaborazione» con la Procura distrettuale antimafia. Ma il passaggio più significativo del suo intervento ha riguardato il profondo impatto sociale dell’indagine.
«Questa operazione va nel segno di smantellare forme di predominio sul territorio per restituire alla società civile la fruizione degli spazi pubblici e la libertà di esercitare i propri diritti», ha dichiarato Sirna, evidenziando come il controllo criminale di intere porzioni urbane finisca per comprimere sicurezza, mobilità e qualità della vita dei residenti.
Ma è soprattutto il profilo della clientela emerso dalle investigazioni a generare inquietudine. Gli investigatori hanno documentato una domanda di droga impressionante, con picchi fino a 300 clienti al giorno: un’utenza trasversale, composta da professionisti, lavoratori, adulti, giovani e giovanissimi, appartenenti ai più diversi contesti sociali e culturali.
Tra gli episodi più drammatici emersi dall’inchiesta ci sono quelli che riguardano i minorenni. Una ragazzina, secondo quanto ricostruito, si sarebbe detta disposta persino a concedere favori sessuali pur di ottenere una dose. In un altro caso, un ragazzo minorenne cercava disperatamente di racimolare appena quattro euro per acquistare lo stupefacente. Frammenti di quotidianità che lasciano un senso profondo di smarrimento e preoccupazione, soprattutto perché raccontano una dipendenza ormai penetrata nelle fasce più fragili e giovani della società.
Il questore ha parlato apertamente di un fenomeno che deve far riflettere: «A fronte di questa filiera produttiva di spaccio c’era un’altrettanto numerosa clientela». Un mercato che prospera perché sostenuto da una domanda costante e diffusa. «Chi consuma dovrebbe essere consapevole del fatto che finisce con l’alimentare un circuito criminale che si riverbera negativamente sulla collettività in termini di costi sociali e sicurezza», ha aggiunto.
Parole che spostano il focus dalla sola repressione alla necessità di un intervento culturale e sociale più profondo. Perché, come emerge dall’indagine, il problema non riguarda soltanto l’esistenza di organizzazioni criminali dedite allo spaccio, ma anche la normalizzazione del consumo di droga in ampi strati della popolazione.
Ed è proprio questo il dato più allarmante: la capacità del mercato degli stupefacenti di attraversare ogni barriera sociale, economica e generazionale. Un fenomeno che impone non solo operazioni di polizia sempre più incisive, ma anche una riflessione collettiva sul disagio, sulla solitudine e sul vuoto educativo che continuano ad alimentare la domanda di droga nel territorio.