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10/02/2026 ore 22.38
Cronaca

Reggio, due aggressioni nel carcere di Arghillà: tre poliziotti feriti

Gli agenti della penitenziaria trasportati al Pronto Soccorso. L’allarme del sindacato

di redazione

Il Sarap, sindacato di polizia penitenziaria, ritiene ormai improcrastinabile un deciso e immediato intervento dell’Amministrazione, finalizzato a risanare, o quantomeno arginare, la gravissima condizione di criticità in cui versa, in particolare, la suddetta sede.

«La situazione complessiva evidenzia un quadro che, oltre a risultare strutturalmente insostenibile, rappresenta un pericolo concreto e attuale non soltanto per il personale in servizio, ma anche per la collettività, trattandosi di una emergenza che assume pienamente i contorni di una questione di ordine e sicurezza pubblica» si legge in una nota. 

«L’assenza di misure operative concrete e il silenzio delle competenti Autorità Dipartimentali risultano ormai di pubblico dominio e hanno prodotto un crescente allarme istituzionale, tanto da coinvolgere direttamente l’Ufficio Territoriale del Governo, i quali manifestano sempre più apertamente preoccupazione per il rischio di una degenerazione della situazione penitenziaria. Gli eventi verificatisi nelle ultime settimane costituiscono segnali gravissimi e non più sottovalutabili, tra cui le ripetute aggressioni e i gravi episodi violenti registrati presso il plesso di Arghillà. Tali situazioni, peraltro, risultavano ampiamente prevedibili, poiché più volte segnalate nel tempo dalla scrivente Organizzazione Sindacale, senza che l’Amministrazione abbia adottato misure adeguate e realmente risolutive in quanto non ha mai formulato risconti».

«Il preoccupante sovraffollamento, unitamente alla gravissima carenza di personale di Polizia Penitenziaria presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria – Plesso Arghillà, ha determinato una condizione di assoluta emergenza gestionale. Il personale in servizio risulta costretto a sostenere carichi di lavoro ormai insostenibili, con turnazioni che frequentemente si protraggono oltre l’orario previsto, in evidente contrasto con i principi minimi di tutela della salute e della sicurezza del lavoratore. È stato segnalato, in particolare, che una sola unità venga frequentemente impiegata nella vigilanza di oltre cento detenuti, circostanza che costituisce una gravissima anomalia organizzativa, incompatibile con qualsiasi criterio di sicurezza e con il mandato istituzionale affidato al Corpo di Polizia Penitenziaria».

«In tale contesto operativo, la scrivente organizzazione sindacale denuncia un quadro che integra una violazione sistematica degli obblighi di tutela del personale previsti dal D.lgs. 81/2008, dal D.lgs. 117/1990, nonché dalle norme generali in materia di prevenzione e protezione dei lavoratori. Nelle ultime ore, presso il plesso di Arghillà, si sono registrate ulteriori due brutali aggressioni, con tre unità ferite e trasportate al Pronto Soccorso. Inoltre,  dal 27 gennaio al 9 febbraio risultano complessivamente nove unità aggredite, tutte con prognosi riconosciuta. Tali dati, di eccezionale gravità, confermano che il personale opera quotidianamente in condizioni di rischio elevatissimo, senza strumenti adeguati e senza un’organizzazione del lavoro idonea a prevenire eventi lesivi, con un livello di esposizione al pericolo ormai non più tollerabile».

«Le aggressioni subite non possono essere considerate eventi eccezionali o imprevedibili, ma risultano, con ogni evidenza, la conseguenza diretta e inevitabile di un sistema organizzativo compromesso da sotto-organico cronico, assenza di adeguati protocolli di gestione della sicurezza interna, turnazioni estreme e usuranti, impossibilità materiale di garantire vigilanza e controllo, nonché carenza o inefficienza di supporti tecnologici e logistici».

«A completare un quadro già drammatico, si aggiungono condizioni strutturali fortemente degradate, con evidenti carenze logistiche, igienico-sanitarie e organizzative, che compromettono ulteriormente la possibilità della Direzione di adempiere al mandato istituzionale cui è preposta per legge. In tale scenario appare del tutto inadeguato e persino paradossale limitarsi all’emanazione di generiche circolari dipartimentali che richiamano un maggiore livello di vigilanza e attenzione, senza considerare che tale vigilanza non può essere materialmente garantita in assenza di organici sufficienti. Analogamente, risultano irricevibili richiami all’uso di strumenti tecnologici di controllo laddove tali strumenti siano inesistenti, insufficienti o non funzionanti».

«Si evidenzia inoltre una grave anomalia sotto il profilo delle relazioni sindacali e della correttezza amministrativa. La scrivente O.S. ricorda infatti di avere formalmente richiesto un’audizione con nota n. 08 del 05 dicembre 2025, rimasta ad oggi priva di riscontro, nonostante la delicatezza delle problematiche rappresentate e la natura urgente delle criticità segnalate. Tale omissione, oltre a costituire una evidente mancanza di attenzione istituzionale, appare in contrasto con i principi di trasparenza, collaborazione e partecipazione previsti dall’ordinamento».

«Si segnala altresì che tale condotta si pone in aperto contrasto con le disposizioni del D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, che impone al Datore di Lavoro l’obbligo inderogabile di garantire la sorveglianza sanitaria ai lavoratori esposti a rischi specifici, tra i quali rientra espressamente l’utilizzo prolungato di attrezzature munite di videoterminali. La normativa vigente non attribuisce alcun margine di discrezionalità all’Amministrazione, trattandosi di un obbligo di legge posto a presidio di diritti fondamentali costituzionalmente garantiti, quali la salute e la dignità del lavoratore. La mancata attivazione delle visite di controllo, oltre a costituire una violazione formale e sostanziale degli obblighi prevenzionistici, espone i lavoratori a rischi concreti e attuali per la salute, con particolare riferimento a disturbi visivi, muscolo- scheletrici e da affaticamento psico-fisico, determinando al contempo una responsabilità diretta in capo al Datore di Lavoro e all’intera catena prevenzionistica. La scrivente ritiene tale situazione grave e non più tollerabile, anche alla luce del fatto che la sorveglianza sanitaria non può essere sospesa, rinviata o omessa per ragioni organizzative, carenze di programmazione o inerzia amministrativa. Ogni ulteriore ritardo configura un comportamento omissivo illegittimo e lesivo dei diritti dei lavoratori».

Con la presente, pertanto, la scrivente organizzazione sindacale diffida formalmente l’Amministrazione a porre immediato rimedio alle violazioni segnalate, attivando senza ulteriore indugio la sorveglianza sanitaria per tutto il personale interessato e ripristinando il pieno rispetto della normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro. «In difetto di un riscontro concreto e tempestivo, la scrivente si riserva di adire, senza ulteriore preavviso, le competenti autorità di vigilanza e controllo, nonché di intraprendere ogni iniziativa sindacale, amministrativa e legale ritenuta necessaria a tutela della salute, della sicurezza e dei diritti dei lavoratori, conferendo sin d’ora mandato al proprio legale di fiducia, Leo Infantino del Foro di Reggio Calabria».

Alla luce della gravità dei fatti descritti, il sindacato chiede con urgenza l’immediato invio di personale di rinforzo, attraverso assegnazioni provvisorie mediante interpello nazionale e graduatorie, mobilità straordinaria temporanea, riassegnazione di unità attualmente impiegate in servizi non prioritari, nonché impiego urgente di aliquote disponibili presso altri settori. Si richiede altresì una rimodulazione urgente delle piante organiche, con adeguamento alle reali esigenze operative e alla popolazione detenuta presente, nonché l’attivazione di misure straordinarie di prevenzione e sicurezza, in particolare presso Arghillà ove risultano criticità operative, anche mediante predisposizione di protocolli emergenziali e rafforzamento della vigilanza.