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29/04/2026 ore 11.19
Cronaca

Torture sequestri e violenze su persone fragili per la fama social: misure cautelari per 5 giovani di Gioia Tauro – I NOMI

VIDEO | Cinque giovani raggiunti da misure cautelari (tre ai domiciliari, due con obbligo di firma). Nel mirino soggetti fragili, vittime di violenze e umiliazioni sistematiche. Tra le accuse anche maltrattamenti e uccisione di animali

di Redazione

«Se gli dai una coltellata questo video diventa virale». È una delle frasi choc captate dai carabinieri nei video sequestrati, emblema di una violenza ostentata, esibita e trasformata in spettacolo. Un dettaglio che restituisce, più di ogni altro, la cifra inquietante dell’indagine che all’alba di oggi ha portato i Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro a eseguire un’ordinanza di misura cautelare personale, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Palmi, su richiesta della Procura della Repubblica di Palmi diretta dal dott. Emanuele Crescenti, nei confronti di cinque giovani tra i 20 e i 22 anni. Tre sono finiti agli arresti domiciliari, mentre per altri due è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Gli arresti domiciliari sono stati disposti per Salvatore Carbone, 22 anni, di Polistena; Francesco Bono, 22 anni, di Polistena; Francesco Oppedisano, 21 anni, di Cinquefrondi.

Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Giovanni Ciricosta, 22 anni, di Cinquefrondi; Angelo Serafino Chiappalone, 22 anni, di Melicucco.

L’operazione, condotta dai militari della Stazione Carabinieri di Melicucco (RC) al termine di una serrata e articolata attività investigativa, ha disvelato un quadro accusatorio di estrema gravità: associazione per delinquere, sequestro di persona, atti persecutori, violazione di domicilio, fabbricazione e detenzione di armi – tra cui bottiglie incendiarie – e uccisione di animali.

Secondo quanto ricostruito, il gruppo avrebbe agito con modalità sistematiche, prendendo di mira persone fragili, trasformate in vittime di una sequenza continua di violenze, umiliazioni e soprusi. Non episodi isolati, ma un vero e proprio sistema di sopraffazione capace di generare un clima diffuso di paura nel territorio.

Tra i fatti più gravi, l’irruzione nell’abitazione di una vittima: fingendosi militari del N.A.S., alcuni indagati avrebbero simulato un controllo, immobilizzando l’uomo e ammanettandolo al letto, per poi picchiarlo e minacciarlo con una pistola puntata alla tempia, nonostante le sue disperate richieste di essere lasciato in pace.

Determinanti per le indagini i contenuti multimediali acquisiti: video e immagini che documentano pestaggi, vessazioni e atti degradanti, spesso accompagnati da risate e incitamenti. La violenza veniva ripresa e condivisa, diventando strumento di affermazione e dominio all’interno del gruppo.

Le condotte ricostruite delineano un’escalation inquietante: vittime ferite con materiale incendiario e petardi, soggetti incapaci ingannati con modalità pericolose, aggressioni improvvise e atti intimidatori anche in luoghi pubblici. Accertata inoltre la realizzazione e l’esplosione di ordigni artigianali in aree isolate.

Per lungo tempo, le vittime sarebbero rimaste in silenzio, paralizzate dal timore di ritorsioni e dall’umiliazione subita, arrivando a modificare radicalmente le proprie abitudini di vita fino all’isolamento. Solo l’intervento dei Carabinieri ha consentito di rompere il muro di paura e ricostruire l’intera vicenda.

Dalle indagini emergono inoltre profili di marcata pericolosità sociale: nelle chat e nei materiali acquisiti, gli indagati esibivano armi – fucili e pistole – e utilizzavano espressioni riconducibili a logiche di controllo del territorio. Documentati anche episodi di vandalismo ai danni del patrimonio pubblico.

A completare un quadro già drammatico, la totale assenza di empatia: in uno dei video sequestrati, il gruppo si accanisce con crudeltà su un animale.

Il procedimento penale è attualmente nella fase delle indagini preliminari e, per tutti gli indagati, vige il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva.