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23/01/2026 ore 10.52
Cronaca

Usura ed estorsione, eseguita ordinanza di custodia cautelare in carcere tra Catania e Reggio

VIDEO | Due persone ristrette in istituto penitenziario, due agli arresti domiciliari e altre due colpite de divieto di avvicinamento alle persone offese. Applicate anche misure interdittive (sospensione dal pubblico ufficio per un anno) nei confronti di ulteriori 2 soggetti, tutti indagati - a vario titolo - per reati in materia di usura, estorsione e atti persecutori

di Redazione

Il Comando Provinciale della Guardia di finanza e la Questura di Reggio Calabria hanno dato esecuzione a un provvedimento di applicazione di misure cautelari personali nei confronti di sei persone (di cui 2 destinatarie della custodia in carcere, 2 degli arresti domiciliari e 2 del divieto di avvicinamento alle persone offese) e di misure interdittive (sospensione dal pubblico ufficio per un anno) nei confronti di ulteriori 2 soggetti, tutti indagati - a vario titolo - per reati in materia di usura, estorsione e atti persecutori.

Contestualmente, è stata data esecuzione a nove decreti di perquisizione locale e a un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca nei confronti di tre dei suddetti indagati, avente ad oggetto somme di denaro e ulteriori disponibilità finanziarie per un valore complessivo pari a oltre 150 mila euro, quale profitto dei reati di usura contestati.

I provvedimenti cautelari, emessi dal Gip presso il Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della locale Procura della Repubblica, rappresentano l'epilogo di una complessa indagine condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria e dalla Compagnia della Guardia di finanza di Villa San Giovanni che ha permesso di individuare - allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in merito all'effettivo e definitivo accertamento delle responsabilità - molteplici casi di usura, estorsione e atti persecutori in danno di due persone offese e delle rispettive consorti, avvenuti nei territori di Reggio Calabria e Catania.

Le indagini sono scaturite dalle denunce presentate separatamente da un soggetto usurato e dai parenti più prossimi di un'ulteriore vittima.

Da tali denunce emergeva come le due persone offese, a causa delle difficili condizioni economiche determinate da un'elevata esposizione debitoria, si fossero rivolte a un soggetto catanese, il quale aveva concesso loro dei prestiti, a fronte dei quali aveva preteso la restituzione di somme decisamente sproporzionate rispetto al valore del credito concesso, nonché l'intestazione degli immobili di proprietà delle famiglie delle vittime, mediante il ricorso a ripetute e gravi minacce.

Le investigazioni si sono poi estese mediante l'esecuzione di approfonditi riscontri di natura documentale, concernenti l'analisi dei flussi finanziari e delle movimentazioni di denaro, nonché con l'avvio di un'intensa attività di monitoraggio dei principali indagati, sia attraverso indagini tecniche, che per mezzo di investigazioni tradizionali.

Gli accertamenti condotti hanno consentito di raccogliere gravi indizi di reità, in particolare, a carico dei due indagati destinatari della custodia cautelare in carcere, i quali risultavano procurare alle loro vittime somme di denaro, facendosi promettere e consegnare un compenso usurario per la mediazione svolta.

Secondo il provvedimento cautelare, gli stessi, approfittando dello stato di bisogno delle persone offese, avrebbero svolto un'attività di mediazione finalizzata alla concessione di finanziamenti e di mutui in favore delle stesse (in alcuni casi, effettivamente erogati da banche e/o finanziarie), chiedendo quale compenso per il proprio interessamento una somma compresa tra un terzo e la metà del valore del capitale finanziato, nonché ulteriore denaro di valore assolutamente sproporzionato rispetto a quanto ricevuto.

Inoltre, avrebbero costretto le loro vittime a farsi consegnare le somme frutto di interessi usurari con minacce, quali "ti affogo", "ti sparo", "ti prendo a calci davanti a tua moglie e tua mamma", "se denunci io ti ammazzo ...", nonché attraverso violenze fisiche (almeno in tre episodi).

In un caso, addirittura, uno degli usurai avrebbe caricato sul suo stato WhatsApp l'immagine di un manifesto funebre contenente le generalità di una delle vittime.
In altre occasioni, gli indagati sarebbero arrivati a incendiare l'autovettura in uso ad una delle persone offese e a uccidere alcuni animali presso l'abitazione di una delle medesime.

Le indagini svolte hanno poi consentito di ipotizzare il coinvolgimento nelle condotte delittuose anche di due soggetti destinatari degli arresti domiciliari, i quali hanno supportato i principali indagati nelle persecuzioni e nelle minacce alle vittime, attraverso la loro collaborazione nelle attività di ricerca e rintraccio di queste ultime, mettendo a disposizione le proprie competenze per l'utilizzo di idonei apparecchi tecnologici, nonché dando la propria disponibilità al prelievo di una delle persone offese in caso di rintraccio.

L'attività delittuosa è contestata anche alle consorti dei due indagati principali, destinatarie del divieto di avvicinamento alle persone offese, per il supporto morale e materiale fornito alla realizzazione delle condotte illecite dei mariti, attraverso l'esercizio di pressioni psicologiche e minacce nei confronti delle mogli delle persone offese e fornendo suggerimenti e consigli agli indagati principali per eludere le investigazioni.

Altresi, l'attività investigativa consentiva di contestare in via cautelare il delitto di atti persecutori nei confronti di ulteriori due soggetti appartenenti alle Forze dell'ordine e alle Forze Armate, ai quali è stata applicata la misura interdittiva della sospensione dal pubblico ufficio per un anno, poiché collaboravano con gli usurai - dietro compenso - nelle attività di rintraccio delle persone offese.

In particolare, questi ultimi, abusando del loro status, avrebbero eseguito dei veri e propri appostamenti nei luoghi frequentati dalle vittime, chiedendo specifiche informazioni ai compaesani e avrebbero consegnato illecitamente a uno dei due principali indagati apposita strumentazione in dotazione esclusiva alle componenti istituzionali di appartenenza (microcamere e rilevatori GPS) utile al rintraccio di mezzi.

Le risultanze investigative, che dovranno comunque trovare conferma nelle successive fasi giudiziarie, hanno consentito di ipotizzare che il modus operandi adottato dagli usurai fosse quello di far cadere le proprie vittime in un vero e proprio circolo vizioso, all'interno del quale l'elevata esposizione debitoria veniva gestita con il ricorso ad altri prestiti o con la proposta di altre soluzioni anche illecite finalizzate a far ottenere ulteriori finanziamenti agli usurati, che però non facevano altro che incrementare il debito iniziale.

La riscossione delle somme usurarie sarebbe avvenuta prevalentemente in contanti, a mezzo assegni postali o attraverso versamenti/bonifici, fin quando le vittime non erano più in grado di far fronte alle richieste dei loro aguzzini.

Si evidenzia che il procedimento penale verte ancora nelle fasi delle indagini preliminari e che la responsabilità degli indagati sarà definitivamente accertata solo ove intervenga sentenza irrevocabile di condanna.