Sezioni
05/04/2026 ore 20.00
Cultura

A Caulonia si rinnova il fascino del Caracolo tra fede e tradizione

La processione del sabato Santo, tra le più suggestive del meridione, porta in corteo otto statue raffiguranti i momenti più importanti della Passione di Cristo

di Ilario Balì

Tra i riti di Pasqua in Calabria, il Caracolo di Caulonia, nella Locride, è uno dei più originali e lega due antiche culture del Mediterraneo. Per l’antica Castelvetere rappresenta il momento clou di tutta la settimana santa durante la giornata del Sabato Santo. Il nome della festa è tutto un programma: il termine locale deriva infatti dallo spagnolo “caracol”, che significa “lumaca” e si riferisce al lento e tortuoso avanzare della processione attraverso le stradine del borgo. Il corteo fu chiamato così dalle famiglie spagnole originarie della Murcia e trapiantate a Caulonia alla fine del Seicento, che portarono qui le loro usanze di Pasqua.

Ecco perché il Caracolo di Caulonia rappresenta molto più che una processione religiosa: è un incontro tra culture che lega passato e presente attraverso la processione di 8 statue (varette) che rappresentano le diverse tappe della Passione di Cristo (Cristo all’orto, Cristo alla colonna, Ecce homo, Cristo carico della croce, Crocefisso, Morto, Vergine Addolorata e San Giovanni). Nel suo incedere lento, il Caracolo è accompagnato da preghiere e canti sacri fino a sera.

«Una processione strana e tragicomica – l’ha definita Davide Prota nel saggio “Ricerche storiche su Caulonia” – Un tempo vi partecipavano tutte le classi sociali. E di Caracolo si parlava per tutto l’anno, or preparandosi pel futuro, or commentando il passato».