A Reggio l’incontro del Cis su Bonifacio VIII nella Divina Commedia di Dante
Nella lunga e articolata relazione, la professoressa Paola Radici Colace ha ricordato che per imporsi sugli altri potenti d’Europa, vietò ai religiosi di versare tasse o somme generiche alle autorità laiche senza il consenso del pontefice
Nell’ambito del ciclo di incontri: Lectiones Dantis, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria in sinergia con la chiesa degli artisti di Reggio Calabria, nella sala San Giorgio della stessa chiesa, hanno promosso il settimo incontro dal titolo “Bonifacio VIII nella Divina Commedia”.
Ha coordinato la manifestazione Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il contributo di video proiezione ha relazionato Paola Radici Colace, già prof. Ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del Cis della Calabria. Bonifacio VIII (Benedetto Caetani, Anagni, circa 1235 – Roma, 1303) fu papa della Chiesa cattolica dal 1294 al 1303.
Figura di transizione tra il Medioevo e la prima età moderna. Nel Canto XIX dell’Inferno, Dante si trova con Virgilio nell’VIII cerchio, detto Malebolge, in cui si trovano i fraudolenti, suddivisi in dieci fossati concentrici, o “bolge”, a seconda del tipo di peccato che hanno commesso. Nella terza di queste bolge si trovano i simoniaci, ossia chi ha fatto compravendita di cariche ecclesiastiche e beni spirituali. La giustizia divina ha deciso che siano piantati a testa in giù nel terreno, con le gambe libere, e che delle piccole fiamme tormentino loro le piante dei piedi, costringendoli a scalciare in continuazione. Nella lunga e articolata relazione, la professoressa Paola Radici Colace ha ricordato che Bonifacio VIII nel corso del pontificato, per imporsi sugli altri potenti d’Europa, vietò ai religiosi di versare tasse o somme generiche alle autorità laiche senza il consenso del pontefice.
Era uno dei tentativi di rendere il papa una figura superiore a tutte le altre anche sul piano giuridico (celebre è la bolla Unam Sanctam del 1302, con cui Bonifacio affermò che la Chiesa era superiore a ogni altra autorità e che solo Dio poteva giudicare il papa). Papa Bonifacio VIII è ricordato per la proclamazione del primo Giubileo cristiano nel 1300. Le ragioni dell’odio di Dante nei confronti di papa Bonifacio VIII sono di natura morale e politica. Per Dante, Bonifacio VIII rappresenta la degenerazione e corruzione della chiesa, e per l’intervento del papa nel conflitto politico di Firenze a favore dei Guelfi Neri, tali decisioni politiche permisero ai guelfi Neri, in quel momento esiliati, di rientrare, arrestando nel frattempo i rappresentanti più in vista dei Bianchi, sempre con la scusa della pacificazione.
Dante si trovava a Roma come ambasciatore e nel gennaio del 1302 fu condannato a morte in contumacia: Bonifacio VIII aveva causato, più o meno direttamente, l’eterno addio alla sua amata Firenze. E questo bastava per finire all’Inferno.