Al via la ventesima edizione di Rapsodie Agresti Festival, Gatto: «Un progetto unico tra tradizione e contaminazioni»
Dal 10 aprile al 31 maggio il Rapsodie Agresti Calabriae Opera Musica Festival torna tra Reggio e Tropea con quindici appuntamenti tra lirica, sinfonica, jazz e cinema. Il direttore artistico racconta un percorso riconosciuto a livello nazionale e radicato nel territorio
Vent’anni di musica, visione e territori attraversati. Il Rapsodie Agresti Festival taglia il traguardo della ventesima edizione e riparte dalla Calabria, confermando la sua identità itinerante e la capacità di tenere insieme tradizione e sperimentazione.
Negli studi del Reggino.it, abbiamo incontrato il direttore artistico Domenico Gatto, che ci ha raccontato il progetto, le ambizioni e le radici. «Siamo stati il primo, e oggi possiamo dire anche l’unico festival di musica lirica e sinfonica riconosciuto dal Fondo unico per lo spettacolo in Calabria», spiega. Un riconoscimento che segna una tappa importante in un percorso costruito nel tempo, all’interno di una delle categorie più complesse e prestigiose.
Oggi il festival si apre a nuovi linguaggi, mantenendo però una linea chiara. «Con il nuovo assetto del FUS si parla di musica in senso ampio. Questo ci permette di inserire jazz e contaminazioni, ma per noi restano fondamentali la lirica e la sinfonica, così come la valorizzazione della scuola musicale napoletana del Seicento e Settecento».
Il programma prenderà il via il 10 aprile a Reggio Calabria con un concerto per arpa e chitarra che si muove tra classico ed elettronico. «Non sarà un concerto tradizionale, ma una proposta con contaminazioni e una ricerca sonora diversa». L’11 aprile si prosegue a Tropea con un concerto orchestrale dedicato al repertorio barocco.
Due registri distinti, che raccontano la doppia anima del festival.
Tra gli appuntamenti più attesi, il ritorno di uno Stradivari, affidato al violinista Lorenzo Meraviglia. «Ogni Stradivari viene assegnato a un solo interprete. È qualcosa di straordinario». Uno strumento raro, già proposto nel 2021 e richiesto nuovamente dal pubblico.
Il festival si svilupperà tra Reggio e Tropea, con circa quindici appuntamenti complessivi e nuove date in fase di definizione per il mese di maggio. A Reggio gli eventi si terranno al Cartoline Club, mentre a Tropea il cuore sarà l’auditorium di Palazzo Santa Chiara, nel centro storico.
L’itineranza resta un tratto distintivo. «Dipende anche dai rapporti con le amministrazioni, ma soprattutto dalla volontà di trovare luoghi particolari». Un’impostazione che affonda le radici nella nascita stessa del progetto.
«All’inizio, nel 2007, portavamo letture di testi epici in agriturismi e contesti conviviali, con attori e musica. Poi, grazie ai rapporti costruiti nel mondo dell’opera, il festival si è evoluto».
Negli anni, spettacoli e produzioni hanno attraversato siti archeologici e spazi non convenzionali, mantenendo una direzione precisa: portare la musica fuori dai contesti tradizionali.
Accanto alla musica, spazio anche ad altri linguaggi. In programma uno spettacolo dedicato alla storia tra Ava Gardner e Frank Sinatra, un progetto sinfonico sulle colonne sonore e un lavoro sull’epistolario tra Maria Callas e Pier Paolo Pasolini.
«Sono percorsi che partono sempre dalla musica, ma si aprono al cinema e alla narrazione».
Non manca l’attenzione al territorio. «Abbiamo sempre cercato di valorizzare i talenti calabresi, spesso più conosciuti fuori regione che qui».
Un lavoro che guarda al futuro senza perdere le radici. Dopo vent’anni, Rapsodie Agresti continua a muoversi tra luoghi, linguaggi e pubblici diversi, con un obiettivo chiaro: costruire cultura e creare connessioni.