Dall’Oriente un altro frammento di Paradiso: un affresco illumina l’abside della chiesa ortodossa di San Paolo dei Greci di Reggio
Realizzato da padre Eliseo e padre Christodoulos, dello Ieron Kellion dei Santi Apostoli di Kerasia del Monte Athos in Grecia e finanziato dalla Fondazione Carical, con il contributo della Metropolia greco-ortodossa d’Italia e Malta e della parrocchia, e in collaborazione con l’associazione Archigramma
«Celebrare sotto la Vergine Maria, davanti ai quattro Santi Gerarchi, agli Angeli e agli Arcangeli in alto, veramente aiuta a comprendere il mistero in cui siamo immersi. È molto importante per noi e per tutti i reggini che vorremmo riuscissero a sentire proprio questo luogo che non richiama storie lontane ma è segno dell’Oriente di cui Reggio è parte e punto di incontro con l’Occidente». Padre Daniele Castrizio, parroco della chiesa greco-ortodossa San Paolo dei Greci di Reggio, descrive così l’emozione donata dall’affresco che adorna l’abside e il senso di questo intervento di valorizzazione artistica e spirituale realizzato dai eseguite da padre Eliseo e padre Christodoulos, monaci appartenenti alla citata Skiti dei Santi Apostoli di Kerasia, con la benedizione del suo Egumeno Padre Pamphilos.
Finanziato dalla Fondazione Carical (9mila euro), con il prezioso contributo della Metropolia greco-ortodossa d’Italia e Malta (3mila euro) e della parrocchia (3mila), con la regia dello Ieron Kellion dei Santi Apostoli di Kerasia del Monte Athos in Grecia, dove questa esperienza tornerà attraverso il racconto contenuto nel documentario realizzato da Demetrio Caracciolo e Giuseppe Calabrò e offerto dall’associazione Archigramma di Reggio, presieduta da Pino Putortì.
L’affresco rientra nel progetto progetto “Agiografie nell’abside della Chiesa di San Paolo dei Greci” al centro dell’incontro svoltosi questa mattina presso i locali della Chiesa greco-ortodossa di San Paolo dei Greci, della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta e del Patriarcato di Costantinopoli, sita in Piazza Archimandrita Antonio Scordino.
«I quattro gerarchi, i quattro dottori della Chiesa, da sinistra San Gregorio Nazianzeno, San Basilio Grande, San Giovanni Crisostumo e San Nicola. Loro – ha spiegato padre Eliseo, monaco dell’Eremo dei santi apostoli del Monte Athos - concelebrano con il sacerdote, partecipano alla liturgia e ai sacramenti, rappresentati dal Cristo deposto sull'altare. Sopra, la volta celeste raccoglie le preghiere del sacerdote che a sua volta fa da tramite alle preghiere dei fedeli all'interno della Chiesa. Lì è rappresentata colei che in trono regna in cielo, quindi la Madre di Dio, la Madonna che per noi intercede al cospetto di Dio. Rendono onore alla madre di Dio in trono i due arcangeli, a sinistra San Michele Arcangelo e a destra l'Arcangelo Gabriele.
Abbiamo utilizzato i colori minerali al silicato che hanno come legante l’acqua di vetro, un vetro liquido. Dopo l’ultima mano di rasatura sul muro, i colori si sono asciugati impregnando l’intonaco come avviene con un affresco. Essendo vetro liquido, il tutto è diventato molto resistente anche agli agenti atmosferici, quindi all'umidità, all'erosione del tempo. Sulle aureole, l'applicazione della foglia d'oro di 23 carati per dare appunto corpo e materialità alla luce immateriale che circonda il Santo», ha spiegato ancora padre Eliseo, monaco dell’Eremo dei santi apostoli del Monte Athos.
«Abbiamo rispettato i canoni dell'arte bizantina. La particolarità che possiamo riscontrare riguarda i colori che abbiamo usato, concordando con padre Daniele e con i sacerdoti della parrocchia, di valorizzare la luminosità dell'ambiente e della chiesa. Quindi non abbiamo usato colori molto scuri, come il classico blu scuro dell’arte bizantina. Abbiamo usato colori chiari che potessero poi trasmettere la luminosità e l'immaterialità anche di ciò che viene rappresentato», ha sottolineato padre Eliseo, monaco dell’Eremo dei santi apostoli del Monte Athos.
È infatti tipico delle chiese Ortodosse «rafforzare la spiritualità anche attraverso segni esteriori. Avevamo già avuto la grande benedizione della Cupola affrescata da padre Lucas del monastero di Senofonte, uno dei più grandi maestri iconografi nel mondo greco e adesso l’abside grazie ai padri Eliseo e Christodoulos. Un altro pezzo di Paradiso nella chiesa San Paolo dei Greci di Reggio Calabria. Del resto credo - ha spiegato Padre Daniele Castrizio, parroco della chiesa ortodossa San Paolo dei Greci di Reggio - che una parrocchia non possa fermarsi mai e noi arricchiremo questa chiesa con altre agiografie, certamente sopra l’abside l’Annunciazione con altri due Santi gerarchi in basso e, sopra alla porta centrale, La dormizione della Vergine.
Vorremmo che i reggini, che spesso erroneamente guardano questa chiesa come fosse un pezzo dell'Oriente che viene da fuori, si sentissero parte di quella che è la loro storia. Noi siamo anche Oriente. Questa chiesa, progettata con lo stesso schema di Sant'Antonio di Archi, l'ultima chiesa bizantina costruita quando eravamo liberi, prima della conquista normanna e della perdita della nostra cultura, della nostra religione e della nostra lingua greca, si propone di riannodare i fili di questa storia.
Non siamo un mondo esterno ma rappresentiamo proprio il cuore della nostra storia, di chi eravamo e di chi potremmo continuare ad essere. Questo è il ruolo che Reggio ha sempre avuto tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud del Mediterraneo. Noi abbiamo la necessità, per noi, per i nostri giovani, per i figli e per i nostri nipoti, di ritrovare questo ruolo importante. Per farlo dobbiamo riscoprire le nostre radici greche», ha rimarcato Padre Daniele Castrizio, parroco della chiesa ortodossa San Paolo dei Greci di Reggio.
«In città abbiamo anche restaurato l’altare seicentesco dell’antica chiesa della Graziella di Reggio. In questa circostanza, dopo aver contribuito a realizzare la cupola, siamo particolarmente contenti di essere riusciti a intervenire una seconda volta in questa chiesa, sostenendo questo gioiello di arte che di spiritualità nella città di Reggio Calabria. È il nostro contributo a mantenere vivo questo soffio di spiritualità che dalla Grecia ci richiama alle nostre radici e al Mediterraneo, incrocio di tante culture e scambi, al quale apparteniamo», ha evidenziato il presidente della Fondazione Carical, Giovanni Pensabene.
«Abbiamo voluto che l’affresco di questa abside diventasse un documentario con immagini e testimonianze affinché questo afflato viaggiasse e da Reggio raggiungesse la Grecia. La pittura iconografica – ha sottolineato Pino Putortì, presidente dell’associazione Archigramma - è una professione di fede in cui il visibile e l'invisibile, il cielo e la terra convivono, si fondono in una maniera straordinariamente armoniosa. Ammaliati e rapiti dalla storia che quest’arte richiama, ci siamo lasciati ispirare per il progetto Ek Rizon che contribuisce alla scoperta della nostra grande tradizione ortodossa romana.
Nella stessa denominazione dell’associazione Archigramma è contenuta, infatti, la prima lettera degli antichi codici. Nell'area dello Stretto, tra Messina e Reggio si colloca proprio la grande tradizione anche amanuensi del periodo monastico e dei manoscritti antichi. Tra l’VIII e il X secolo in Calabria c'erano 420 monasteri. La Calabria era in quel periodo quello che il monte Athos è oggi. Tra Reggio e Messina fu scritti 25mila codici, oggi sparsi in tutto il mondo meno che da noi. In Calabria l'unico manoscritto presente è il codice purpureo di Rossano che proviene da Tessalonica. Eppure questa è la nostra storia, caratterizzata anche da una ricchezza di scrittura che ritroviamo nell’affresco di padre Eliseo e padre Christodoulos», ha ribadito Pino Putortì, presidente dell’associazione Archigramma.