Fondazione Alvaro, ecco la lettera aperta al ministro Piantedosi della scrittrice Giusy Staropoli Calafati
«Un vero caso dello Stato italiano: a luglio, il Consiglio di Stato ha congelato la sentenza del Tar, accogliendo la richiesta cautelare presentata dal Viminale e dalla Prefettura di Reggio Calabria che ha sciolto il Cda lo scorso anno. San Luca non chiede privilegi, Ministro. Chiede di essere giudicata per ciò che fa, non per il luogo in cui si trova»
Riceviamo e pubblichiamo la lettera-invito inviata dalla scrittrice calabrese Giusy Staropoli Calafati al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, relativamente alla questione - ormai caso di Stato - della Fondazione Corrado Alvaro.
«Carissimo Signor Ministro,
sono Giusy. Molti mi conoscono come "la Calabrese", altri come la scrittrice calabrese. Altri ancora come la pasionaria della Calabria. Da decenni scrivo per dare voce alla mia terra, ricordare che siamo figli d’Italia noi anche del Sud, e affinchè la memoria di grandi intellettuali come Corrado Alvaro non vada perduta.
Le scrivo dalla Calabria, non per raccontarle una polemica, non servirebbe, ma per sottoporle quello che ritengo essere un vero caso dello Stato italiano: la vicenda della Fondazione Corrado Alvaro di San Luca, per la quale questo inizio afoso di luglio,il Consiglio di Stato ha congelato la sentenza del Tar, accogliendo la richiesta cautelare presentata dal suo ministero e dalla Prefettura di Reggio Calabria. Una questione che temo abbia davvero raggiunto dimensioni tanto estreme da esplodere in un caso di Stato.
Ne è davvero certo ministro della posizione assunta nei confronti di questa Fondazione?
Nella primavera del 2025, allo scattare del solstizio della mezza stagione, il Consiglio di amministrazione della Fondazione è stato sciolto con un provvedimento prefettizio. Un fatto senza precedenti nel panorama culturale italiano. Una fondazione dedicata a uno dei più grandi scrittori del Novecento è stata privata dei suoi organi sulla base di valutazioni che, tra le righe, hanno evocato perfino il tema delle parentele e dei contesti familiari.
Siamo in Calabria, Ministro, e Lei conosce bene questa terra. Sa che i nostri paesi sono piccoli, spesso veri e propri villaggi, dove tutti, in un modo o nell'altro, condividono legami di sangue, di vicinato o di storia. Se il criterio diventa quello della parentela, allora nessuno sarebbe innocente. Ma il luogo in cui si nasce non si sceglie. Si sceglie, invece, da quale parte stare.
Ed è proprio questa la lezione di Corrado Alvaro. Quella lezione alla quale io, oggi, da calabrese, da scrittrice, da intellettuale, ma soprattutto da italiana non posso non considerare.
La Fondazione nacque nel 1997 per volontà di un gruppo di cittadini di San Luca e di don Massimo Alvaro, fratello dello scrittore. Non nacque per celebrare un nome, ma per offrire alla comunità un presidio culturale. Perché là dove un tempo i libri non arrivavano, arrivasse finalmente la letteratura. E la parola prendesse il posto del silenzio.
In Gente in Aspromonte Alvaro racconta del giovane Antonello dell'Argirò, che sceglie di commettere un fatto pur di incontrare giustizia. E invece di far tesoro di quell’episodio, oggi si torna a sfidare il padre di Antonello, l’Argirò, tentando di fargli cadere i buoi del padrone, ancora una volta, dentro il burrone. Ma chi dovrà mangiare quelle carni, se ad avere fame sono sempre e solo Antonello e suo padre?
Alvaro scrive che la più grande disperazione di una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile. La Fondazione è nata proprio per combattere quella disperazione.Ma se la giustizia continua a farsi attendere ancora il rischio che quel dubbio si insinui davvero esiste, eccome.
Per circa venticinque anni essa è stata presieduta dal professor Aldo Maria Morace, uno dei maggiori italianisti contemporanei, che ha dedicato la propria vita allo studio dell'opera alvariana. E non solo. A lui peraltro, solo qualche mese fa, il Ministero della cultura affida l’dizione nazionale dedicata a Corrado Avaro. Una pazzia? No. Folle è vederne il nome indirettamente accostato a sospetti derivanti da relazioni personali o territoriali. Una ferita non solo per lui, ma per il mondo della cultura italiana.
Tra gli elementi richiamati nel procedimento figurava anche la vicenda di don Pino Strangio, storico rettore del Santuario di Polsi e tra i fondatori della Fondazione. Ebbene, dopo dieci anni di lungo calvario, don Pino Strangio è stato assolto da ogni accusa. E allora? Non è questa una decisione dello Stato che impone inevitabilmente una riflessione anche sul contesto che aveva contribuito a motivare lo scioglimento della Fondazione Corrado Alvaro.
Perch questo accanimento? E’ una punizione territoriale? Non posso crederci. Nessuno di noi può farlo. Anzi proprio non vogliamo crederci.
Nel frattempo, infatti, il Tribunale Amministrativo Regionale ha annullato il provvedimento prefettizio. Lo Stato, attraverso i suoi giudici, ha ritenuto illegittimo ciò che un'altra articolazione dello Stato aveva disposto.
Vi è addirittura una coincidenza che pesa come un simbolo su questa storia. La Fondazione Corrado Alvaro è stata sciolta nel 2025, a centotrent'anni dalla nascita dello scrittore. Il ricorso al TAR è stato accolto proprio nell'anno in cui ricorre il settantesimo anniversario della sua morte. Sarebbe potuta essere una festa. Il modo più bello per restituire serenità alla memoria di Corrado Alvaro e alla sua comunità. Invece, proprio mentre l'Italia ricorda uno dei suoi più grandi scrittori, lo Stato decide di ricorrere contro lo Stato stesso. È come se quella morte, settant'anni dopo, fosse costretta a ripetersi ancora. Non nella persona di Corrado Alvaro, ma nella sua eredità culturale, nella Fondazione che porta il suo nome e nel diritto di una comunità di custodirne la memoria senza essere gravata dal peso del pregiudizio. A San Luca la gente non delinque, accoglie. Apre le sue case, il suo cuore, vuole essere parlata.
Eppure oggi è un’altra lo Stato a impugnare quella decisione.
Ed è qui che nasce il caso.
Quale Stato deve riconoscere il cittadino? Quello che scioglie o quello che ristabilisce la legalità? Lo Stato che presume o quello che giudica? Lo Stato che alimenta il pregiudizio o quello che lo rimuove?
San Luca non chiede privilegi, Ministro. Chiede di essere giudicata per ciò che fa, non per il luogo in cui si trova. Chiede che la cultura non venga travolta dai sospetti. Chiede che una comunità che ha investito nella memoria di Corrado Alvaro non venga identificata esclusivamente con le guerre di ‘ndrangheta, i summit, o la strage di Duisburg.
Penso alla tunica di Cristo, cucita tutta d’un pezzo e tirata a sorte dai soldati. San Luca oggi, attraverso la sua fondazione, viene tirata a sorte dallo Stato. A quale pezzo di Stato capiterà?
Lei conosce certamente Melusina. È la protagonista di uno dei racconti della raccolta del 1939, l’Amata alla finestra, di Corrado Alvaro. È la donna che resta seduta sullo scalino della sua casa mentre il mondo passa, la osserva e poi va via. Ho paura, ministro, che oggi Melusina sia ancora San Luca. Guardata, raccontata, fotografata. Ma raramente ascoltata.
Temo che sia anche Medea. La donna straniera. La madre. La terra. La barbara maledetta.
Per anni ho pensato che Medea fosse soltanto il personaggio della tragedia. Oggi credo che Medea sia la Calabria di Alvaro. Non perché uccida i propri figli. Ma perché continua ad amarli e perderli.
Li vede partire ogni giorno. Per studiare. Per lavorare. Per vivere. Per staccarsi di dosso il pregiudizio.
Li accompagna alle stazioni come Antonio Alvaro accompagnò Corrado, quando a soli dieci anni lo obbligò a lasciare la sua San Luca per andare ad affermarsi altrove.
Li saluta con la speranza di rivederli. Molti non tornano.
La tragedia non è più l'infanticidio. La tragedia è lo spopolamento. È una terra che genera intelligenze e le consegna altrove. È una madre che continua ad amare i figli anche quando è costretta a lasciarli andare. E purtroppo nessuno riesce ancora a rendere onore al sacrificio di un maestro elementare come Antonio, che vuole a tutti i costi che suo figlio diventi un poeta.
La Fondazione Corrado Alvaro nasceva proprio per interrompere questa tragedia. Per restituire una patria ai libri. Per impedire che Medea restasse sola. Per dare a Medea la sua Patria, lontana dagli uomini.
Per fare alzare Melusina da quello scalino sul quale Corrado Alvaro l'aveva lasciata seduta ad aspettare un mondo che sembrava non arrivare mai.
Chi ha colpa in tutto questo?
Forse aveva ragione Alvaro: solo gli dei sanno chi per prima ha fatto il male.
Per questo, caro Ministro, Le rivolgo un caloroso invito.
Venga a San Luca.Non venga soltanto come Ministro dell'Interno. Venga come rappresentante dello Stato. Percorra a piedi le mulattiere dell'Aspromonte insieme a noi. Incontri i cittadini, gli insegnanti, i volontari, gli studiosi, i giovani che hanno scelto di restare. Guardi Corrado Alvaro negli occhi della sua gente.
Scoprirà che qui non nascono tutti 'ndranghetisti. Qui nascono anche uomini e donne che ogni giorno provano a essere gli Antonello dell'Argirò del nostro tempo: cittadini che credono nella giustizia, nella cultura e nella Repubblica.
Noi non chiediamo indulgenza.
Chiediamo soltanto che la giustizia faccia rapidamente il suo corso e che lo Stato non rinunci mai a distinguere le responsabilità individuali dalle appartenenze geografiche o familiari.
Punire un'intera comunità per il solo fatto di essere nata a San Luca significherebbe smentire proprio quella Costituzione che Lei è chiamato a difendere.
Neppure Corrado Alvaro rinnegò mai il proprio paese. Ne raccontò la miseria, le contraddizioni, le ferite, ma non smise mai di amarlo. Per questo oggi la sua Fondazione non può diventare il simbolo di un pregiudizio istituzionale.
San Luca non è il paese della resa. È il paese di Corrado Alvaro. È il luogo dove un maestro elementare, Antonio Alvaro, ebbe il coraggio di mandare via il proprio figlio perché diventasse poeta e restituisse dignità alla sua terra attraverso la letteratura. È il paese che continua ad attendere che lo Stato salga fin quassù non soltanto con la forza delle istituzioni, ma anche con l'ascolto, con la cultura e con la fiducia.
Le chiedo di ricevere una piccola delegazione della Fondazione Corrado Alvaro e della comunità di San Luca a Roma. La città simbolo della vita e della morte dell’Alvaro.
Vorremmo fare ciò che Antonello dell'Argirò desiderava fare in Gente in Aspromonte: parlare con la giustizia e raccontarle il fatto nostro. Con rispetto».