Il Cis racconta “I Persiani” di Eschilo e la contrapposizione tra areté (valore) e ploutos (ricchezza)
Un aspetto particolarmente originale della tragedia è il punto di vista scelto dall’autore: non quello dei vincitori greci ma quello del popolo persiano sconfitto
Nell’ambito degli incontri promossi dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria, nella Sala conferenze dello stesso Museo, nell’ambito del ciclo Tragedia on the stage (Siracusa – Inda stagione 2026) è stato proposto il terzo incontro “I Persiani” di Eschilo, tragedia della contrapposizione tra areté (valore) e ploutos (ricchezza), che rivedremo al teatro Greco di Siracusa. Ha coordinato l’incontro Loreley Rosita Borruto, Presidente del CIS della Calabria. Relatrice della manifestazione è stata Paola Radici Colace, già Ordinario di Filologia Classica, dell’Università di Messina, presidente onorario, direttore scientifico e presidente della sezione antichistica del CIS della Calabria.
La professoressa. Paola Radici Colace ha ricordato che la tragedia “I Persiani” di Eschilo, è stata rappresentata per la prima volta nel 472 a. C. ad Atene, come secondo dramma di una tetralogia, ed è in assoluto la più antica opera teatrale che ci sia pervenuta per intero. È inoltre l’unica tragedia greca tra quelle giunte fino a noi il cui argomento sia costituito da un fatto di storia reale e contemporanea (la seconda guerra persiana). In un'atmosfera cupa, la regina apprende da un messaggero la sconfitta dell’esercito persiano a Salamina, attutita in qualche modo per la notizia che il figlio Serse è uno dei pochi superstiti.
Della sconfitta militare, inserita in una serie di disgrazie, dovute alla tracotanza del figlio, che non si è limitato, come il padre Dario, ad amministrare il proprio impero, ma ha inteso estenderlo verso l'Europa. Attraverso il racconto della ricchezza di uomini e navi dell’esercito di Persia, che muovevano alla conquista di un territorio, Eschilo ha voluto evidenziare in un dramma politico sempre attuale il valore scarso di mezzi dei Greci, che si sono dati allo stremo per difendere la propria patria, creando quella contrapposizione tra areté (valore) e ploutos (ricchezza), che per secoli avrebbe connotato la lettura dei rapporti tra Occidente povero, ma non per questo perdente, e Oriente ricco.
Un aspetto particolarmente originale della tragedia è stato il punto di vista scelto da Eschilo: la vicenda è stata raccontata non dai vincitori greci, ma dal popolo persiano sconfitto.