Il teatro che accende i ragazzi, Pegna rilancia la sfida culturale: «Così formiamo il pubblico di domani»
VIDEO | Dopo il successo al Cilea con migliaia di giovani e studenti (record per un teatro in Calabria) per la Divina Commedia, il promoter evidenzia il valore dello spettacolo dal vivo nel percorso di crescita culturale delle nuove generazioni: «Quando vedi dei ragazzi che si avvicinano al teatro e alla cultura attraverso un’opera come questa, vuol dire che abbiamo centrato»
Cinquemila presenze, oltre duemilacinquecento studenti arrivati da tutta la Calabria e perfino dalla Sicilia, un entusiasmo che ha travolto il Teatro Cilea e acceso una riflessione che va ben oltre il successo di un singolo evento.
Nel racconto di Ruggero Pegna, la straordinaria risposta registrata dalla Divina Commedia Opera Musical diventa infatti la conferma di una convinzione maturata in anni di lavoro: portare bambini e ragazzi a teatro significa aprire una strada concreta verso la cultura, formando sensibilità, attenzione e partecipazione.
Il dato che più colpisce, nella lettura del promoter, è proprio quello legato ai più giovani. «È uno spettacolo che riesce a portare la Divina Commedia in linguaggi nuovi», osserva, indicando in questa capacità di tradurre un classico in esperienza viva una delle chiavi decisive del successo.
Il teatro, così, smette di essere percepito come luogo distante o rituale per pochi e torna a imporsi come spazio vivo, capace di parlare anche ai più piccoli con forza immediata, diretta, autentica.
È su questo terreno che il successo del Cilea acquista un peso particolare. Pegna racconta di ragazzi delle elementari, delle medie e delle superiori usciti dalla sala profondamente coinvolti. «Ognuno è uscito emozionato».
Dentro questa frase c’è molto più di un commento soddisfatto. C’è l’idea che lo spettacolo dal vivo continui ad avere una funzione insostituibile proprio nell’età in cui si costruiscono sguardo, immaginazione e capacità di ascolto.
In un tempo segnato da distrazioni continue e consumi rapidi, vedere migliaia di studenti seguire con partecipazione un’opera complessa e intensa assume il valore di un segnale forte.
Pegna lo dice con chiarezza: «Quando vedi dei ragazzi che si avvicinano al teatro e alla cultura attraverso un’opera come questa, e la risposta è di grande attenzione, di concentrazione, anche di emozioni, vuol dire che abbiamo centrato».
È una frase che racchiude un’intera visione culturale. Il teatro, in questa prospettiva, diventa occasione educativa piena, esperienza che unisce bellezza e formazione, linguaggio artistico e crescita personale.
C’è poi un altro passaggio che pesa e che chiama in causa direttamente il mondo della scuola. Il ringraziamento rivolto a docenti e dirigenti scolastici suona come il riconoscimento di una responsabilità condivisa.
Accompagnare gli studenti in un teatro significa offrire loro un accesso reale alla cultura, rendendola incontro, memoria, scoperta. E Pegna lo rivendica come parte di un percorso portato avanti nel tempo: «Il compito che ho cercato di portare avanti in questi anni è stato quello di avvicinare al grande spettacolo dal vivo anche nuovi potenziali spettatori del futuro».
È forse questo il punto più profondo emerso dopo il trionfo della Divina Commedia Opera Musical: il teatro resta uno dei luoghi in cui una comunità può ancora educare i suoi ragazzi allo stupore, alla profondità, alla presenza.
Ecco perché il successo del Cilea somiglia a qualcosa di più di una grande serata. Somiglia a un messaggio preciso: quando i giovani vengono messi nelle condizioni di incontrare davvero l’arte, la risposta arriva, forte e inattesa, con tutta la sua carica di emozione.