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22/09/2026 ore 15.38
Cultura

Marilyn Monroe, a cent’anni dalla nascita il mito oltre lo schermo: alla De Nava il racconto della diva

La mostra filatelica e libraria promossa da Anassilaos ripercorre le grandi icone del cinema, mentre Daniela Scuncia analizza la trasformazione di Norma Jeane Baker e il prezzo imposto dallo Star System

di Redazione

È in corso presso la Biblioteca «Pietro De Nava» (Villetta) la mostra filatelica e libraria che l’Associazione Culturale Anassilaos, congiuntamente alla biblioteca, ha dedicato alle dive del cinema universale nel centenario della nascita di Marilyn Monroe. La rassegna, a cura del Circolo Filatelico di Anassilaos (responsabile Giuseppe Diaco) presenta, proprio a partire dalla Monroe, una scelta di valori bollati dedicati alle attrici più significative del cinema (da Greta Garbo, Ingrid Bergman, Audrey Hepburn, Katherine Hepburn, Bette Davis, Grace Kelly, Judy Garland alle italiane Anna Magnani, Monica Vitti, Gina Lollobrigida, Sophia Loren, Alida Valli, Giulietta Masina, Silvana Mangano, Claudia Cardinale, Assia Noris, Clara Calamai; dalle tedesche Marlene Dietrich e Romy Schneider all’inglese Vivien Leigh, la greca Melina Mercouris, la francese Simon Signoret ecc. ecc.) mentre la Biblioteca ha esposto una serie di testi dedicati al cinema.

A parlare dell’attrice nel corso dell’incontro, coordinato da Giuseppe Diaco con l’intervento della Responsabile della Biblioteca Daniela Neri, Daniela Scuncia. «Il mito ha cambiato volto. Se nelle civiltà antiche serviva a spiegare l'universo e la natura umana attraverso la narrazione orale, nella società capitalistica del Novecento questo ruolo è stato ereditato dal cinema. Come evidenziato dal sociologo Edgar Morin e dal semiologo Roland Barthes, il grande schermo ha trasformato Hollywood in un Nuovo Olimpo e gli attori in veri e propri semi-dèi secolarizzati».

«Tra le pieghe di questa “fabbrica dei sogni”, la figura di Marilyn Monroe — nata esattamente cento anni fa, nel 1926 — rappresenta il caso di studio supremo: l'incarnazione di una natura duplice, sacra e tragica. Il cinema – ha affermato la relatrice – risveglia nell'uomo moderno le strutture del pensiero arcaico attraverso il meccanismo del “Doppio” e così (Edgar Morin, Les stars, 1957), lo spettatore proietta i propri bisogni affettivi sullo schermo, trasformando la star in un mediatore carismatico tra terra e trascendenza».

Diverso lo sguardo di Roland Barthes (Mythologies, 1957). Il mito agisce trasformando la storia in natura: nasconde gli interessi commerciali dietro un'apparente ovvietà, cancellando la vera identità dell'individuo. Per costruire l'icona perfetta, l’industria cinematografica – ha sostenuto la Scuncia – ha letteralmente smontato e rimontato il corpo di Norma Jeane Baker attraverso: dolorose sedute di elettrolisi per alzare l'attaccatura dei capelli e regalarle una fronte simmetrica a forma di cuore; ha realizzato una tonalità artificiale e abbagliante (pillow case white) apposta per i suoi capelli, studiata per catturare i riflettori; è stata sottoposta a una serie di interventi mirati come la rinoplastica e la mentoplastica per perfezionare i tratti somatici secondo i canoni estetici di massa.

Così il divismo hollywoodiano ha preteso un prezzo altissimo dai suoi interpreti. Contratti blindati di sette anni privavano gli attori di ogni libertà personale, mentre ritmi di lavoro disumani portavano spesso alla dipendenza da farmaci e barbiturici (come nel tragico caso di Judy Garland e della stessa Marilyn). La morte prematura della Monroe nel 1962 segna simbolicamente la fine dello Star System classico. Paradossalmente, però, il trauma della sua scomparsa cristallizza la sua immortalità, consacrandola non solo come eroina dell'amore, ma come tragica vittima di un sistema spietato.

Il dramma e il fascino di Marilyn hanno profondamente segnato la cultura del Novecento italiano, alcuni poeti le dedicarono i loro versi. Pier Paolo Pasolini e Dario Bellezza la videro come una «sorellina minore», un'icona sacrale sacrificata dalla modernità omologante; Mario Luzi la trasfigurò in una figura universale, una «maschera terrosa» imprigionata dal Potere; Edoardo Sanguineti e Valerio Magrelli ne hanno invece decostruito l'inautenticità, riducendo il corpo della diva a un frammento feticistico o a un archetipo seriale della modernità.

A cento anni dalla sua nascita (1926–2026), Marilyn Monroe rimane molto più di una semplice stella del cinema: è lo specchio in cui la nostra società continua a interrogarsi sul rapporto tra fragilità umana e immortalità mediatica.