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01/03/2026 ore 12.44
Cultura

"Memorie e musica dal Campo d'Internamento di Ferramonti" nella chiesa di San Francesco d'Assisi a Reggio

Ad intrecciare i brani, le testimonianze della professoressa Nunzia Rita Rizzi, nipote del Maresciallo di Pubblica Sicurezza Gaetano Marrari, Comandante del Campo di internamento calabrese

di Redazione

Il teatro della parrocchia di S. Francesco d'Assisi di Reggio Calabria, ha fatto da cornice al memoriale musicale dal titolo "L'eredità di un racconto - Memorie e musica dal Campo d'Internamento di Ferramonti" .

All'ingresso del Teatro una piccola mostra su cartelloni, di documenti e fotografie, anticipava quello che sarebbe stato l'argomento trattato: un pezzetto di storia calabrese intriso di ricordi e testimonianze a cura della professoressa Nunzia Rita Rizzi, nipote del Maresciallo di Pubblica Sicurezza Gaetano Marrari , Comandante del Campo. Il filmato , realizzato appositamente per l'occasione, ha messo in evidenza parecchi momenti di vita vissuti a Ferramonti. Le musiche eseguite egregiamente dal vivo (dal Mo Francesca Malacrinò e dal Mo Giuseppe Fratto) ei brani cantati dal Coro "Musica Nova" (diretto con grande professionalità dal Mo Alessandra Montenero) hanno creato una suggestiva atmosfera che predisponeva all'ascolto e alla meditazione.

La preghiera degli ebrei (che costituivano la maggior parte di presenze nel Campo) è stata rappresentata dal brano del Mo Monsignor Marco Frisina, "Shemà Israel". La sofferenza degli internati, nonostante la condizione di "privilegio" in cui si trovavano, è stata messa in evidenza con lo spirituale "Nobody Knows", e la speranza nell'aiuto di Dio con lo spirituale "Mi rialzerai".
È stato fatto riferimento ad eroi della Shoah, come Schindler.
«Anche Gaetano Marrari mette in pericolo il proprio lavoro e soprattutto la propria vita con dei comportamenti non compatibili con il ruolo che ricopriva, ma dettati dalla sua legge morale che non corrispondeva alle leggi razziali allora in vigore. Il Maresciallo – ha raccontato la  professoressa Nunzia Rita Rizzi, nipote del Maresciallo di Pubblica Sicurezza Gaetano Marrari , nel settembre del 1943, si trovò solo a dirigere il Campo, essendo partito per Roma il Direttore Mario Fraticelli. Avendo saputo dell'imminente passaggio dell'armata nazista proveniente dal sud e diretta verso il nord dell'Italia, si preoccupò di mettere in salvo gli internazionali. Si prese, quindi, la responsabilità di farli scappare per rifugiarsi nelle campagne vicine .

Nel Campo rimasero in pochi. Il Comandante Marrari fece piazzare delle mitragliatrici nascoste fra le baracche, a difesa di Ferramonti. Con Padre Callisto Lopinot, il frate cappuccino che aveva sempre con lui collaborato, escogitò un efficace stratagemma. Fu issata una bandiera gialla all'ingresso per far credere che fosse in atto un'epidemia di colera. Con l'aiuto del Frate che fece da interprete, all'arrivo dei nazisti il ​​Maresciallo riuscì a incoraggiare i soldati dall'entrare in quel posto "contaminato". I militari continuarono la loro marcia. Il pericolo fu dunque scongiurato e gli internati fuggitivi rientrarono in quel luogo dove si sentivano più al sicuro.

Il Comandante, in quegli anni bui, rese meno pesante e dolorosa la vita di quelli che non considerava prigionieri, bensì amici. Le molte lettere indirizzate a lui, mentre era ancora in vita e poi a sua figlia, dopo la sua morte, lo testimoniano», ha raccontato ancora la  professoressa Nunzia Rita Rizzi, nipote del Maresciallo di Pubblica Sicurezza Gaetano Marrari , Comandante del Campo. Svariati gli aneddoti riportati. Dati, altresì,  lettura di stralci di alcune di quelle missive.


Durante la serata è stata rivolta l'attenzione anche ai momenti di spensieratezza vissuti dai reclusi, per mezzo della musica, che si rivelò per loro un nutrimento spirituale, un conforto e una fonte di speranza.
Fra i pezzi interpretati dal Coro: "La vita è bella" (dalla colonna sonora dell'omonimo film) e il "Valzer di Ferramonti" composto proprio lì, nel Campo, da Kurt Sonnenfeld. Originariamente in lingua tedesca, è stato eseguito in una versione ritmica italiana per farne capire il significato.
Poiché quest'anno ricorre l'ottavo centenario della Pasqua di S. Francesco d'Assisi, il suo passaggio alla vita eterna, non è mancato un cenno alla figura del Santo, a cui è dedicata la Parrocchia che ha ospitato il memoriale musicale. Con il brano "La luna" (tratto dalla Commedia Musicale "Forza, venite gente") si è voluto ricordare la prigionia di Francesco durante la sua gioventù, evento che segnò profondamente la sua conversione spirituale.
Come ha fatto rilevare il Parroco Padre Gianluca, da tutto l'insieme di immagini , parole e musiche è trapelata un'importante lezione di tolleranza, solidarietà e attenzione verso gli altri, in quel crogiuolo di etnie e religioni diverse presenti a Ferramonti.
Per concludere, la professoressa Rizzi ha citato una frase di Papa Leone XIV : «Il futuro non è guerra, il futuro sta nel rispetto e nella fratellanza fra i popoli».